L'impiego del tempo
Scritta il: 20 agosto 2010
In “Sono Lola” ho trovato un interrogarsi sul tempo, o piuttosto sul fuori-tempo, il tentativo di fermare il tempo per vivere le cose due volte, - meccanismo che lo colloca già nella dimensione del gioco – che trova una risonanza con la duplice temporalità inscritta nel testo, la sua vita anteriore e la proiezione delirante nel futuro. Che Lola sogni di essere attrice si ricollega - fra le altre prospettive che apre questo sogno - al gioco delle differenti temporalità. Nel grande sconvolgimento mentale, nel vortice, nel capogiro, il baratro di questa sovrapposizione è certamente delirante, ma per un eccesso di lucidità sulla vera dimensione del tempo che ne ha diverse contemporaneamente. La sua ingenuità mi sembra fare ugualmente parte integrante di questa problematica. L’ingenuità, come la abita Lola, non si stabilisce per una mancanza di osservazione né di intelligenza (anche nel senso di intelligenza delle cose e degli avvenimenti, vale a dire la capacità di essere in connessione diretta con loro, di captarli dall’interno), ma per un eccesso di apertura massima al Reale; reale che scrivo con la maiuscola secondo il senso lacaniano, che lo distingue dalla realtà. Secondo la definizione che Lacan ne dà, e che deve evidentemente molto a Bataille a cui era molto vicino, “il reale è l’impossibile”. In Lola ingenuità ed eccesso vanno di pari passo, per natura; si trova così in comunicazione diretta con il reale, senza gli schermi che abitualmente le persone passano il tempo a interporre, al punto che lei arriva ad animare gli oggetti. Dire che anima gli oggetti dovrebbe precisarsi in realtà col fatto che non è lei che li anima veramente, ma che è lo stato in cui si trova, e che la sopraffà da tutte le parti, che le consente di comunicare con tutto ciò che la circonda, immergendovela. Lì risiede questa non-differenza, per lei, tra il dentro e il fuori. FREDERIKA FENOLLABBATE




