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Una distesa infinitaLibri
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Dal 1872 alla sua morte, avvenuta nel 1890, Vincent Van Gogh non cesserà mai di corrispondere con Théo, suo fratello, e, negli ultimi due anni, soprattutto con il pittore Émile Bemard. Mentre nelle lettere scambiate con il primo, che fu senz'altro un interlocutore privilegiato cui confida la sfera più intima della sua vita e le pene della mente e del cuore, ma anche la sua passione per la pittura, l'ammirazione per Millet e Rubens, le letture entusiaste di Dickens e Zola, le lettere a Bemard sono un dialogo aperto e disteso sui massimi problemi dell'arte. L'arte come vita: le difficoltà del mestiere, la miopia del mercato, le tentazioni delle grandi città. L'arte come scelta sociale: il modo di fare arte, di essere uomo del proprio tempo, fino alle soglie dell'utopia. Questo volume, una scelta delle ultime lettere di Vari Gogh condotta nei due epistolari, costituisce un documento emozionante e, pur nella sua limitatezza di estensione, sufficiente a far conoscere un vasto spettro della vita e delle problematiche di vita ed arte di un grande genio della pittura.