
Lost In Translation
Regia di: Sofia Coppola
Con: Giovanni Ribisi, Scarlett Johansson, Anna Faris, Bill Murray
€ 9,73
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- Listino€ 13,90PaeseItalia]ProduzioneDolmen Home Video]N. DVD1
- Data uscita01/2011Età cons.TuttiEAN8032700993711
Sinossi
Due americani, il maturo Bob e la giovane Charlotte, si incontrano in un lussuoso albergo di Tokio. Star del cinema in declino, Bob è arrivato per girare uno spot pubblicitario di una marca di whisky: il lavoro non lo entusiasma ma il compenso gli fa passare ogni dubbio. Charlotte accompagna John, il marito, fotografo in ascesa che non rinuncia mai ad un incarico. Bob e Charlotte passano molto tempo in albergo, e anche la notte, presi entrambi dall'insonnia, si rifugiano al bar sempre aperto. Quando John parte per un impegno fuori città, i due riescono a passare un po' di tempo insieme. Conosciutisi meglio, e affrontato il discorso su matrimonio e famiglie (Bob ha moglie e due figli), escono, frequentano altre persone, vanno in qualche locale. Ma la Tokio allucinata delle luci e dei videogame non fa per loro. Più spesso restano in camera, parlano, si guardano. Dopo aver accettato di partecipare ad uno show televisivo (e Charlotte ne ha approfittato per andare a Kyoto), Bob capisce che è il momento di ripartire. Quella notte tuttavia una cantante del night si avvicina a lui e i due passano la notte insieme. La mattina dopo, Charlotte lo capisce e si allontana arrabbiata. Bob sta per lasciare l'albergo. Tra i due c'è un saluto imbarazzato. Dal taxi, Bob vede Charlotte per strada. Si ferma, la raggiunge, si abbracciano, la bacia. Charlotte piange. Ora si possono lasciare. Bob va verso l'aeroporto.
Recensioni
Controcorrente
Scritto da gaara il 06 giugno 2010
Film incentrato sulla solitudine, quella con la s minuscola mi verrebbe da dire dal momento che la regista, Sofia Coppola, in maniera poco brillante, ha avuto l'intuizione di riportare sullo schermo gli inevitabili vuoti che riempiono la vita dei comuni mortali, conseguentemente la vicenda si trascina avvinghiandosi alle spalle di due attori, meritevoli malgrado la pochezza del film, Bill Murray nei panni Bob Harris e Scarlett Johansson in quelli di Charlotte. Bob è un un attore americano oramai celebre per il suo passato e pertanto costretto a fare il testimonial di una marca di Whisky a Tokyo, Charlotte invece è una brillante laureata in lettere che essendosi sposata prematuramente si trova a dover seguire, nella capitale orientale, il marito, fotografo, nel suo lavoro. I due sono immortalati nella loro noiosa staticità dalla macchina da presa, rendendo per questo la visione del film pesante allo spettatore, non solo ma vengono spesso colti, come in una sorta di reality, in dialoghi atti a rimarcare la loro infelicità, ma ciò nonostante la sceneggiatura risulta molto poco realistica e convincente; fredda nel caso di Bob nei colloqui telefonici con la moglie, alla quale sembra tutto sommato legato, e addirittura assente con i figli, mentre quella di Charlotte è spesso poco sviluppata ed in una circostanza pressoché inutile - mi riferisco all'incontro con l'attrice americana, interpretata da Anna Faris, amica del marito – risulta inutilmente grottesca viste le finalità del film. I due dopo un incontro casuale, iniziano a frequentarsi ed approfondiscono la loro conoscenza condividendo la loro noia, entrambi sono infatti pervasi da un evidente e differente senso di infelicità riuscendo a riemergere per prendere anche solo qualche boccata di vita, riconoscendo nell'altro qualcosa di più di una figura amica. Forse Bob trova in Charlotte una figlia dalle sembianze di amante e viceversa Charlotte trova in Bob un'amante dalle sembianze di padre, di fatto è lei ad ammiccare la prima volta e nel loro rapporto si scorge un non so che di paterno, a sottolineare forse che se l'incontro fosse avvenuto in circostanze diverse non si sarebbe mai evoluto, tanto è vero che i due procedono nel loro scrutarsi come un palombaro nel suo scafandro, nonostante niente sembri trattenerli in maniera convincente. A mio modo di vedere, l'errore più grande commesso dalla regista è stato quello di ridicolizzare la cultura del paese del sol levante, descrivendola con soli luoghi comuni e facendo pertanto apparire i giapponesi in modo parodistico. Dunque, non mi meraviglierei se qualcuno potesse trovare offensive le ambientazioni socio-culturali della pellicola. Concludo con un quesito: ci offenderemmo se fossimo presentati al mondo come soli divoratori di pasta e magari facendo apparire come idolo qualche personaggio poco felice della nostra TV?











