Cronemberg, l'illuminato
Scritta il: 09 settembre 2010
La violenza può irrompere nella vita di chiunque, anche se si vive in una tranquilla cittadina di provincia nell’Indiana. Ma se è facile individuare, stigmatizzare e condannare come un incidente di percorso o una minaccia portata da uno straniero, qualsiasi atteggiamento violento proveniente dall’esterno, quali sono le possibili reazioni quando ad insinuarla all’interno della società è proprio uno dei suoi cittadini tipo? Cronemberg ragiona sulla violenza. Su come questa una volta scatenata si diffonda come un virus all’interno di una comunità. E’ una malattia che la contagia a qualsiasi livello, insinuandosi anche nei rapporti i più intimi. E il vaccino a questa epidemia è tutto nel forte simbolismo della sequenza finale. Rientrando da Filadelfia Joey trova la “sua” famiglia riunita per la cena attorno al tavolo della cucina. Dopo un primo momento di titubanza gli viene comunque offerto il piatto. Joey è di nuovo Tom agli occhi dei suoi familiari e non potrebbe essere altrimenti, perché rifiutarlo vorrebbe dire ridiscutere tutto ed in primis se stessi. E’ l’accettazione della violenza da parte della “bella gente” di Millbrook. E’ la sua normalizzazione attraverso i rassicuranti gesti della routine quotidiana. Una delle prove più illuminate del regista canadese in concorso alla 58° edizione del Festival di Cannes.


