...e la Pixar non sbaglia un film
Scritta il:
21 novembre 2010
Quando si parla della magia del Cinema si pensa erroneamente al fantastico, agli effetti speciali, all’irrealtà rappresentata sul grande schermo: da quando esiste la Settima Arte invece la sua magnificenza sta nella capacità di far incontrare i sogni con la realtà, e difatti troppe volte quel Cinema che racconta unicamente l’onirico senza far riferimento alla vita reale resta fine a sé stesso.
La fabbrica di sogni animati che va sotto il nome di Pixar è diventata la migliore fucina del Cinema ideale, e poco importa che crei e produca solo film d’animazione: se qualcuno poteva pensare che raggiunto l’apice con quel capolavoro di “Wall-E” il gruppo di Lasseter si sarebbe seduto sugli allori, alla visione di “Up” si è dovuto ricredere, e non poco.
Scritta e diretta da Pete Docter e Bob Peterson l’ultima opera Pixar è speciale per la sua capacità emotiva, eccezionale per la fluidità narrativa, esaltante per la magnificenza dei colori e le immagini della sua animazione: come in “Wall-E” la prima parte della pellicola si avvicina alla grandezza del Cinema muto, a quei racconti essenziali che non hanno bisogno delle parole. La storia commovente di Carl e Ellie che fa da prologo ad “Up” diventa il tappeto emozionale dell’intero film; difficile non piangere, ma un attimo dopo impossibile non ridere sia per il burbero personaggio dell’anziano protagonista che probabilmente ognuno di noi può rivedere nei propri nonni, sia per l’esilarante esploratore-bambino Russell, che piomba nella vita di Carl (disegnato con le sembianze di Spencer Tracy) per rappresentare quella spinta necessaria a trovare ancora motivazioni per non mollare.
“Up” rappresenta l’incontro ideale tra “Bambi” e “Fantasia”, parla di emozioni estreme come amore e morte accostandole all’immaginario, alle avventure impossibili, e il fantastico mondo a colori dell’animazione riesce ad esaltare la realtà emotiva rendendo ancora più intense le sensazioni provocate dalle vicende narrate.