
Ferite e rifioriture
di Giuseppe Conte
- EditoreMondadoriCollanaLo specchioData uscita13/02/2006Pagine149
- LinguaItalianoEAN9788804547570
Sinossi
Conte riesce a coniugare nei suoi versi una precisa visione del mondo, con la presenza della solarità e del mito, attraverso la realtà dell’esperienza anche quotidiana.
Recensioni
Ferite e rifioriture
Scritto da 29professor42@virgilio.it il 01 aprile 2006
Il titolo dell'ultima raccolta di versi di Giuseppe Conte "Ferite e rifioriture" è per molti versi emblematico: indica, infatti, un risveglio dopo un lungo, doloroso letargo. Giuseppe sente rifluire dentro di sé la linfa vitale e torna a cantare, con una fedeltà che non ha eguali nel nostro panorama letterario, la bellezza, l'amore, il mito. Cambia semmai il tono, c'è nei suoi versi una maggiore malinconia, che scaturisce dalla consapevolezza della caducità delle cose e, in particolare, della decadenza fisica. Chi per tutta la vita ha praticato la religione della bellezza nei suoi molteplici aspetti non può non avvertire i graffi che il tempo lascia sul corpo e sullo spirito. Da qui i frequenti ritorni all'infanzia, che gli dettano alcuni dei versi più delicati e commossi e gli fanno recuperare non solo struggenti ricordi ma anche sogni e speranze. Scrittura rigorosa senza svolazzi o cedimenti, che conserva intatta tutta la sua luminosità anche quando Giuseppe, da "uomo di pena" rimastica "il duro, labirintico dolore dell'esistere". "Uomo di pena" non meno di "naufraga allegria" sembrano rimandare ad Ungaretti, di cui Giuseppe condivide anche il nome oltre all'esistenza irrequieta e l'amore per il mito, ma i suoi "compagni di lotta e di gioco" sono, come si legge in una poesia, Foscolo e Catullo, ai quali lo accomuna la stessa "smania ribelle d'amore".






