Un libro toccante!
Scritta il: 07 novembre 2008
Questo libro è fantastico: non ne leggevo uno così da tempo. Per nulla superficiale, intenso e scritto con abilità degna della migliore stirpe letteraria. Lo consiglio vivamente: non ve ne pentirete!
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Eloì, EloìLibri
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È la storia di due destini che si incrociano, quello di Emir, giovane musulmano cresciuto nel comunismo bosniaco e trasformato in feroce guerrigliero dagli eventi della guerra, e quello di Armando, prete cattolico ormai anziano segnato dalle contraddizioni della vocazione e della vita. Tema centrale del romanzo, che prende il titolo dalle ultime parole pronunciate da Cristo sulla croce, è la sofferenza dell'uomo, la "cognizione del dolore" nel mondo contemporaneo, oltre ogni certezza consolatoria.
Scritta il: 07 novembre 2008
Questo libro è fantastico: non ne leggevo uno così da tempo. Per nulla superficiale, intenso e scritto con abilità degna della migliore stirpe letteraria. Lo consiglio vivamente: non ve ne pentirete!
Scritta il: 02 giugno 2008
Il primo capitolo di “Eloì, Eloì” è un colpo allo stomaco. Un’immersione rapida e totale nelle sventure della guerra, la morte in primis. Un argomento, purtroppo mai inattuale. Per il resto, quando te ne sei accorto, sei già nel finale. La narrazione è avvolgente, e l’ambientazione si svolge perlopiù tra Italia e Bosnia. Non è un libro leggero quello di Custovic, al contrario, si addice a un lettore esigente, sia dal punto di vista contenutistico che formale. Ed è questo il genere di letteratura di cui si avverte sempre più un bisogno profondo in un mondo che diventa continuamente più distratto. Intrecciata alle vicissitudini del recente conflitto balcanico, si snoda una vicenda parallela e tutt’altro che secondaria, quella dell’amicizia del protagonista, Emir, con Armando. Armando è un ex sacerdote, con un rapporto molto particolare con la fede, tanto che abbandona la tonaca per l’amore di una donna. Ma la vita, e qui sta tutto il realismo che caratterizza questo giovane e promettente scrittore, non di rado è impietosa e presenta i suoi conti, a prescindere dalle origini e dai contesti. E proprio qui sta il grido vibrante che percorre tutto il libro (lo stesso del Cristo in croce: “Eloì, Eloì, lema sabactani?”, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”), un grido di smarrimento che qualunque uomo nella sua vita si sarà trovato, o si troverà, a scagliare contro il cielo che pare impassibile. Molte questioni, in fondo, si possono ridurre a questo interrogativo. Sembra strano che un libro così l’abbia scritto un ragazzo di 25 anni, ma è l’ennesima dimostrazione che a volte certi eventi traumatici (come la guerra, ma lo stesso si potrebbe dire di una brutta malattia, e di molto altro ancora), forgiano come il fuoco. “Eloì, Eloì” è un libro che vale la pena di leggere.