Lo potevo fare anch'io

Perché l'arte contemporanea è davvero arte

di Francesco Bonami

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  • Listino€ 9,50EditoreMondadoriCollanaPiccola biblioteca oscarData uscita06/04/2009
  • Pagine182LinguaItalianoEAN9788804585572

Sinossi

Tutti, almeno una volta nella vita, davanti a un'opera d'arte contemporanea abbiamo pensato: "Questo lo potevo fare anch'io!". Eppure i critici ci assicurano che si tratta di capolavori, mentre i collezionisti spendono cifre da capogiro per quadri che sembrano tele imbrattate e sculture che appaiono come ammassi di rottami. Come è possibile che una tela strappata possa chiamarsi "arte"? Gli artisti contemporanei sempre più spesso occupano le pagine dei giornali, mentre il loro lavoro è circondato da un'aura di mistero che ne fa un prodigio alla cui comprensione sembrano ammessi solo pochi eletti. Eppure tutte le grandi capitali del mondo occidentale hanno ospitato esposizioni sempre più grandi e costose, producendo un giro di affari di tutto rispetto. Francesco Bonami ci sfida ad "assaggiare" le opere senza pregiudizi. Con uno stile divertito e irriverente, ci aiuta a capire cosa distingue un grande da un pessimo artista, cosa ha fatto sì che Marcel Duchamp o Andy Warhol abbiano superato la prova del tempo e perché invece tanta parte del lavoro di un pittore come Renato Guttuso o di uno scultore come Arnaldo Pomodoro siano in realtà sopravvalutati. Ci spiega perchè Anish Kapoor piace a tutti al primo sguardo e ci svela cosa si nasconde dietro il clamore e lo scandalo delle opere di Maurizio Cattelan. E se è vero che nell'ultimo secolol'arte si è evoluta al punto da essere quasi irriconoscibile, Bonami ci fa capire una volta per tutte perché non è vero che potevamo farlo anche noi.

Recensioni

Il cripto-ortodosso

Scritto da Lhoss il 17 settembre 2010

Francesco Bonami é un monarchico - anche se non della peggior specie - che si crede democratico e gioca all'anarchico. O, in altri termini, un ortodosso - anche se non della peggior specie - che si crede ateo e gioca all'eretico. Per sciogliere gli enigmi, diciamo che il buon Bonami si propone come conoscitore e difensore della dignità dell'arte contemporanea ("ateo" o "democratico" rispetto al considerare l'arte precedente come un sistema tradizionale analogo al cattolicesimo ed alla monarchia), con tanto di picchi di eloquenza e sarcasmo con i quali sembra voler recitare la parte del grande ribelle. Sotto sotto, é decisamente più tradizionalista di quanto voglia sembrare. Perché? Beh, il testo non é esattamente orrendo ed il proposito sano. La divulgazione non ha a priori la mia condanna, se operata con cura. Escluso che possa leggerlo qualcuno totalmente a digiuno di arte contemporanea. Se esordisce con un Duchamp, é anche vero che presto oscillia fra Tiravanija e l'Arte povera, e sono quasi certa che ciò possa provocare il collasso a chi non ha nozioni almeno generali della storia dell'arte del '900. Apprezzo che Bonami sia, in più casi, piuttosto sincero sulle proprie opinioni. Lascia chiaramente intendere quanto male pensi di Pomodoro (anzi, dei Pomodoro) così poco nasconde della propria venerazione per Lucien Freud. E, dato che di critica piuttosto che di storia dell'arte si tratta, preferisco anche formule esplicite (sì, sul genere "Costui é un decerebrato"). Delude invece che le sue requisitorie contro Botero si esauriscano in una serie di note ironiche, di giochi di parole...senza nessun indizio del perché Bonami non lo consideri di valore. Troppe opinioni e poche argomentazioni indeboliscono la forza del testo. Evidentissimo quando dedica un intero capitolo ai Poveristi, senza tentare una sola ipotesi sulle loro scelte poetiche e conclude nel giudicarne pressoché sconclusionato il lavoro. Ora, si può credere che Celant e chiunque si sia occupato di Arte povera abbia sostenuto baggianate. Ma non é legittimo lasciare che un lettore poco preparato, come quello cui Bonami vorrebbe rivolgersi, sia lasciato libero di credere che neanche esistano possibili letture. Il sospetto più bruciante, però, é che Bonami sia un rigoroso tradizionalista. Il testo praticamente ignora qualsiasi prova artistica che non contempli la sicurezza di un oggetto materiale. Sfiora appena la Conceptual Art, evita la Body-Art, si prende gioco di Fluxus giudicandone trascurabile l'eredità, scrive di Tiravanija più come di un fenomeno da circo che altro, non si sogna nemmeno di parlare di installazioni o performance (anzi no, canzona quelle di Beuys). Per quanto arrivi a considerare artisti attivi ai giorni nostri, Bonami apprezza soltanto l'arte dove c'é una rassicurante presenza materiale: vanno bene le teche di Hirst, i quadri di Richter e Freud, va bene anche il Duchamp di Fontana e del Grande Vetro, va benissimo Cattelan con le sue sculture, accetta persino Matthew Barney (che continua a definire cinematografico, quasi dovesse giustificare una qualche fragilità del video rispetto all'arte "seria" mettendolo in comunicazione con il "grande cinema")...ma sia mai che si approdi al fronte extra-oggettuale.

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incontri ravvicinati

Scritto da medusa il 05 dicembre 2009

per chi vuole avvicinarsi allo strano e volte ridicolo mondo dell'arte contemporanea senza pregiudizi...testo molto interessante, con numerosi spunti di conoscenza!

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La mia recensione

Altre informazioni

Genere:storia dell'arteParole chiave laFeltrinelli:critica d'arte, arte dal 1960 circa, teoria delle arti, arte contemporanea

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