La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordano.
Scritta il:
04 dicembre 2011
“La solitudine dei numeri primi” è l’opera prima di un giovane scrittore torinese, Paolo Giordano, laureato in fisica teorica. Il libro è edito da Mondadori. E’ la storia di Mattia ed Alice, entrambi segnati irreversibilmente da due avvenimenti che ne hanno sconvolto l’infanzia e il resto della loro esistenza: Alice da piccola, a causa dell’insistenza del padre nel volerle farle seguire dei corsi di sci, si rompe una gamba restando zoppa per tutta la vita; Mattia, per paura di essere deriso dai compagni di classe ad una festa di compleanno, abbandona la sorella gemella affetta da un handicap in un parco e al ritorno non la ritrova più. Mattia, per tutta la lunghezza del romanzo, sarà sempre alle prese con il senso di colpa, tanto che verso la fine l’autore ci dice che il pensiero della sorella in lui si era ormai trasformato in qualcosa di quotidiano, “come pensare di addormentarsi o di respirare”. I due casualmente iniziano a conoscersi durante gli anni del liceo, per entrambi sarà un incontro nuovo, si accorgono di essere uguali, senza però mai dirselo apertamente: entrambi, come detto, sono stati segnati nella loro infanzia da avvenimenti negativi, entrambi hanno un rapporto chiuso con i proprio genitori, fatto soprattutto di silenzi. A questo punto arriva il passaggio chiave di tutto il romanzo: “Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e sperduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l’aveva mai detto”. Si capisce come le loro esistenze, col passare del tempo, siano destinate a dividersi, tenute comunque sempre insieme da qualcosa di invisibile. Solo alla fine del libro ci sarà un fugace riavvicinamento: Alice, convinta di aver riconosciuto in una ragazza la sorella scomparsa di Mattia, si adopera affinché lui torni da lei per rivelarle questa scoperta, ma durante il loro ultimo incontro lei non si decide mai a farlo, capendo ben presto che il suo era stato, inconsciamente, un pretesto per riavere accanto, almeno per qualche ora, l’unica persona che nella sua vita, pur attraverso grandi silenzi, l’aveva compresa per davvero.
L’impronta dell’autore in questo romanzo è notevole e si snoda soprattutto all’interno della figura di Mattia: il ragazzo è quasi ossessionato dal carattere matematico e fisico di tutto ciò che lo circonda, anche su cose banali, come due sguardi che si incrociano, egli riesce a elaborare dei concetti precisi di natura aritmetica o geometrica. In questo caso l’autore sicuramente fa valere il suo percorso di studi. Giordano dimostra di essere abilissimo nelle descrizioni di momenti forti, come gli episodi che riguardano l’ossessione di Mattia nei confronti di qualunque tipo di oggetto affilato o appuntito, alla cui vista non resiste alla tentazione di graffiarsi o lacerarsi le mani, probabilmente a causa sempre del senso di colpa per la scomparsa della sorella gemella. Alice è descritta anche lei come una personalità complessa: se Mattia sconta in qualche modo la sua pena infierendo fisicamente su se stesso, Alice nutre una forte ostilità nei confronti del cibo e il suo corpo, già indebolito dall’incidente avuto da bambina, non può che peggiorare le sue condizioni. C’è qualcosa però che la differenzia da Mattia: il ragazzo è sempre rinunciatario nei confronti della vita, e in nulla scorge uno spiraglio positivo, invece Alice tenta in qualche modo di “sopravvivere” e, anche se raramente, sembra decisa a dare una svolta alla sua esistenza. Se non fosse per la sua volontà di prendere per mano le situazioni, ad esempio, non ci sarebbero gli unici due momenti in cui le labbra dei due ragazzi si uniscono in un bacio. Nell’arco della narrazione entrano in gioco altri personaggi, come i genitori di Mattia e quelli di Alice, che tanto si somigliano nell’atteggiamento che hanno nei confronti dei figli. Ma le figure più interessanti sembrano essere quelle di Viola e Denis. La prima, compagna di liceo di Alice, molto esuberante e spigliata, che nasconde in realtà una personalità debole e bisognosa di un amore delicato e protettivo. E’ lei a capire prima di tutti, anche prima dei due protagonisti, come Mattia ed Alice siano uniti da qualcosa di autentico e invisibile, ed è proprio per il fatto che è sicura che l’amica abbia trovato ciò che lei non è riuscita mai ad avere, quindi per invidia, che decide di rompere l’amicizia con Alice. Anche la vita e il carattere di Viola sono conseguenze di un avvenimento precedente, in cui, dopo aver fatto sesso con un ragazzo che poco dopo la rifiuta apertamente, capisce che il suo vero desiderio è quello di un amore molto più dolce e protettivo. La reazione di Viola nei confronti della vita è però diversa da quella di Mattia ed Alice, ma non per questo meno distruttiva. La figura di Denis è invece quella di un ragazzo che scopre presto di essere omosessuale. Si innamora di Mattia e sarà costretto a rinunciare a questo sentimento, vivendo momenti di sesso fugaci e inconsistenti.
Il libro si legge in modo molto scorrevole. Leggendo questo primo lavoro di Paolo Giordano, che può essere definito sostanzialmente un romanzo di formazione, si ha, a prima vista, l’impressione della mancanza di un vero e proprio finale. Il vero finale più che altro sembra essere la scena del penultimo capitolo in cui Mattia rivolge lo sguardo alla stupenda alba che si affaccia sul mare del paese nordeuropeo nel quale lavora. Qui forse si scorge, nei suoi pensieri, molto implicitamente, la voglia di cambiare qualcosa, di provare almeno a capire quel mondo che lo circonda e che non lo ha mai accettato pienamente, ma il tutto viene quasi smentito subito dall’ultimo passaggio del capitolo: “si avviò a piedi verso casa. […] Poco più in là lo aspettavano una doccia, una tazza di tè caldo e una giornata come tante e a lui non serviva nient’altro”.