
La bellezza e l'inferno
di Roberto Saviano
€ 8,50
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- Listino€ 10,00EditoreMondadoriCollanaPiccola biblioteca oscarData uscita09/11/2010
- Pagine266LinguaItalianoEAN9788804600954
Sinossi
La bellezza e l'inferno: fra questi poli opposti si estende il campo di forze frequentato da Roberto Saviano. Introdotti da una prefazione dell'autore, gli scritti raccolti in questo volume tracciano un percorso tanto ricco e vario quanto riconoscibile e coerente. Pagina per pagina, Saviano ribadisce la propria fiducia in una parola che sappia scardinare la realtà, opporsi a qualunque forma di potere, farsi testimone della certezza che “la verità, nonostante tutto, esiste”.
Recensioni
La libertà delle parole
Scritto da lovigius il 21 dicembre 2011
Ventisette capitoli che parlano di personaggi, libri e eventi di tutto il mondo. Il filo conduttore però è Napoli, il casertano, la bellezza e l'inferno di questi luoghi che raggiunge ogni angolo della terra. Il filo conduttore sono le parole di un libro che accumuna il suo autore a molti altri, le parole che parlano di morte e criminalità, vitali per chi come Saviano racconta una realtà che gli altri non raccontano. E' il sogno di libertà che si legge tra le righe di questo libro, anche se è per libri come questi che si finisce a vivere sotto scorta e in una stanza d'albergo sempre uguale alle altre.
luci ed ombre
Scritto da alfonso77 il 21 dicembre 2010
Un buon libro, una raccolta di articoli di saviano comparsi su diversi giornali, interessante ma non del tutto bello, alcuni articoli sono solo delle recensioni di altri libri, sicuramente meno interessante di gomorra, però altrettanto scritto bene ed illuminante in alcune parti, apre molteplici spunti di riflessione.
La bellezza è ontologia, non più estetica
Scritto da giusysalis il 11 novembre 2010
La bellezza e l’inferno è una raccolta di saggi e di articoli che lo scrittore Roberto Saviano dedica a tutti i lettori di Gomorra, a tutti coloro che si sono interessati al destino della sua terra martoriata, distrutta dal sistema camorristico che la stritola in una morsa infernale, a coloro che assieme a lui hanno deciso di assumere una forma di “Resistenza” contro le mafie. Un libro che può avere mille definizioni e molto è stato detto da tanti: da alcuni definito scontato, ripetitivo, deludente, stancante come la faccia dell’autore partenopeo che non ha ancora messo a tacere la sua voce sull’argomento. I testi sono già apparsi in precedenza, ma ora Saviano rielabora e raccogli il suo percorso intellettuale in un solo testo. Soltanto sfogliandolo si capisce la ricchezza che tale scrittura di “Resistenza” porta con sé e che, invece di annoiare, si rinnova ogni rigo e permette allo stesso tempo di non seppellire il vissuto nell’oblio: l’attenzione del lettore – e mi riferisco a tutti coloro che di Gomorra ne hanno fatto una lettura profonda e non certo modaiola e folkloristica– sarà catturata dalla corposità dei testi, i quali hanno come oggetto d’analisi i personaggi più disparati, e la sua mente rimarrà estasiata da alcuni di loro, come per esempio dalla leggerezza del passo del più forte calciatore nano, la Pulce, o dalla musica infinita di Petrucciani, sebbene solamente e magnificamente fermati nella brevità di una descrizione, di un racconto, di un mini-reportage. C’è anche molta tristezza nello scorrere gli articoli che affrontano temi caldi, come per esempio la vicenda della giornalista russa assassinata o dell’attuale disastro nell’Abruzzo devastato dal terremoto e dal cemento abusivo. Eppure, occorre sottolinearlo, in ogni passo c’è soprattutto speranza: essa è incontenibile nella forza vitale delle parole del giovane trentenne esiliato che ama prima di tutto la bellezza dell’umano e la osserva cercando di coglierne il meccanismo segreto e riproponendolo come antidoto alla violenza che imperversa senza tregua nella terra che, madre e matrigna allo stesso tempo, lo ha allevato e cacciato. Di ogni vicenda Saviano parla della sua angolatura contraria all’abbruttimento e alla decadenza, come un quadro di Picasso che tenta di rappresentare su un piano solo la poliedricità dello spazio tridimensionale. Questa bellezza, però, al contrario dell’inferno, impone sacrificio, perseveranza, fiducia. Nella poca luce delle stanze in cui Saviano scrive per trovare respiro e conforto alla solitudine che lo rende prigioniero e libero allo stesso modo c’è sempre un’ombra di militanza, sottile come una canna al vento che si piega ma non si spezza, e la scrittura continua, negli anni difficili come negli anni che precedono la condanna del sistema, la sua corsa come un cavallo lanciato verso il traguardo, incurante della fatica e del dispendio di energie che occorrono per raggiungerlo. Il traguardo della bellezza è l’eredità dell’arte. L’ arte non è solo perditempo per intellettuali colti in isolamento volontario dal mondo o pappa per imprenditori annoiati nella loro grandi ville dorate: l’arte è passaggio all’inferno per non dimenticare che la bellezza non sta sulla superficie rifrangente delle cose, ma è attenzione al particolare, alla manifestazione dell’intima forza dell’umano che si batte per esistere e per far essere ciò che di vero l’uomo può riuscire a cogliere; è dedizione allo slancio vitale che proviene dal profondo e indica destino e missione, al percorso sofferto che ogni umano è tenuto a percorrere per raggiungere un obiettivo e dare senso alla propria esistenza. La bellezza è ontologia, non più estetica. È anch’essa “Resistenza”, che non è propria di chi come la moglie di Lot si volta indietro e trafitta dal meduseo sguardo pietrificante del passato infrange il sogno di un futuro, ma di colui che guarda avanti e non tradisce il patto con il destino.






