
Il sentiero dei nidi di ragno
di Italo Calvino
- EditoreEinaudiCollanaTascabiliData uscita18/06/2002Pagine196
- LinguaItalianoEAN9788806163686
Sinossi
"Questo è il primo romanzo che ho scritto; quasi posso dire la prima cosa che ho scritto, se si eccettuano pochi racconti. Che impressione mi fa, a riprenderlo in mano adesso? Più che come un'opera mia la leggo come un libro nato anonimamente dal clima generale d'un'epoca, da una tensione morale, da un gusto letterario che era quello in cui la nostra generazione si riconosceva, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale" (dalla prefazione di Italo Calvino).
Recensioni
La guerra filtrata dagli occhi di un bambino
Scritto da -claudio- il 31 dicembre 2011
Pin è un bambino orfano che vive insieme alla sorella durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale. Trascorre le sue giornate tra gli adulti, i suoi unici amici, che un giorno lo spingono a fare qualcosa di coraggioso: rubare la pistola di un soldato tedesco. Pin riesce nell’impresa e sotterra l’arma nel sentiero dei nidi di ragno, luogo che solo lui conosce. Da questo momento iniziano una serie di avvenimenti che lo porteranno a contatto con i movimenti partigiani e soprattutto con la guerra, che per lui, bambino, sembra proprio un gioco. Con il desiderio di integrarsi nel mondo dei grandi, ma con i pensieri di un bambino, Pin è un personaggio dall’identità incerta: non ha mai avuto una vera e propria infanzia, ma dall’altro lato non riesce a comprendere pienamente le azioni degli adulti. Si ritrova costantemente insieme a persone che sembrano apprezzarlo, scherza e si prende gioco di loro. Ma alla fine non trova mai qualcuno che possa essere definito un vero amico, un compagno a cui mostrare il suo luogo segreto, dove ha sotterrato l’arma tedesca. Calvino racconta l’esperienza partigiana non in prima persona, ma attraverso un bambino. Non inserendo direttamente valutazioni personali sugli avvenimenti, riesce a dare l’impressione che la storia sia realmente vissuta e filtrata da Pin, personaggio originalissimo. “Cominciai a capire che un racconto, quanto più era oggettivo e anonimo, tanto più era mio”, afferma Calvino parlando di questo suo primo romanzo, in cui il senso storico, la morale e i sentimenti sono presenti proprio perché vengono lasciati impliciti, nascosti, conferendo al testo un significato profondo e una saggezza inaspettata.






