Manzoni postmoderno e nichilista
Scritta il:
18 aprile 2008
"Espiazione" è un romanzo storico che parla di un amore contrastato. Non c'è la peste, come nei "Promessi sposi", degnamente sostituita dalla guerra (A morbo, a fame et a bello libera nos Domine, si pregava); l'antagonista è femminile, non maschile. Nel complesso, il parallelo con il grande romanzo manzoniano è pieno.
Se non fosse per il finale, in cui McEwan ci dice in buona sostanza che la vita è brutta, e che le speranze di dare compimento positivo all'amore dei protagonisti sono solo illusioni da romanzo, finzioni letterarie per regalarci emozioni positive. Ma se anche l'autore pensa questo, perché svelare il trucco nel finale? Perché togliere il velo è spezzare la bellezza di un amore compiuto, che redime - forse - anche la malvagia (altro che innocenza dei bambini...) Briony? Briony-McEwan dichiara che la letteratura può riscrivere le storie, dare vita anche là dove la realtà la toglie; ma se è così, dichiarare il trucco significa svuotare il romanzo (come genere letterario, non "questo" romanzo) di ogni significato; il prestigiatore che rivela il suo trucco non incanta più.
McEwan è postmoderno, perché non resiste alla tentazione di rivelare il proprio inganno; ed è nichilista, perchè così facendo ci toglie la possibilità di credere che, come nel romanzo, anche la vita possa essere bella e avere un senso positivo.
Senza le ultime venti pagine, "Espiazione" sarebbe stato perfetto; così com'è, conserva la sua grandezza stilistica e letteraria (in particolare ponendosi accanto ai più grandi di sempre nel descrivere contrasti, gelosie e rivalità delle relazioni umane), ma dichiara apertamente il proprio suicidio.