Genialità indigesta
Scritta il: 30 dicembre 2011
Non ho finito la lettura di questo immane libro e non so se la continuerò, ma ritengo comunque significativo quanto finora ho letto e utile parlarne. Un lettore un minimo smaliziato sa che periodicamente spuntano dal mercato esempi di narrativa che si propongono (o vengono valutati) come rivoluzionari. Indubbiamente Wallace ha tutti i titoli per essere considerato un grande innovatore della letteratura perché ha introdotto una scrittura che è fondata su una percezione parossisticamente individualista della realtà, narrando la propria esperienza quotidiana, spesso sentimentalmente vicina al lettore nella sua disarmante banalità, con forme espressive inusuali ed efficaci nella loro immediatezza. Dico tranquillamente che molti passaggi sono sbalorditivi specie quando il racconto delle vicende dei molti personaggi di questo libro procede secondo linee apparentemente casuali, ma sotto le quali si intravvede invece un’eco joyciana. Ciò nonostante il libro è veramente ostico e pesante. Vi sono libri grandi che impongono una grande fatica al lettore: probabilmente Infinite Jest è uno di questi e, detto in maniera molto prosaica, implicherebbero una condizione particolare per essere letti e apprezzati fino in fondo, come per esempio essere in vacanza su un isola deserta. In conclusione Wallace si esprime al meglio nei racconti brevi, come per esempio “Tennis, trigonometria e tornado”, che, a mio modesto parere, risultano più congeniali alla sua scrittura.



