
Cattedrale
di Raymond Carver
€ 17,00
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- Listino€ 20,00EditoreEinaudiCollanaSupercoralliData uscita29/11/2011
- Pagine220LinguaItalianoEAN9788806197858
Sinossi
Lo stesso scrittore americano ne riconosceva l'importanza, ritrovandovi una tale fedeltà alla propria ispirazione da farne tanto un punto di arrivo quanto il primo passo di un nuovo inizio. Una volta Carver disse che è possibile scrivere di tutto, anche delle cose più comuni, con un linguaggio altrettanto comune ma così preciso da riuscire a conferire agli oggetti - una sedia, una forchetta, l'orecchio di una donna - una forza e un potere immensi. In pochi altri racconti tutto ciò è più evidente che in quello che dà il titolo alla sua ultima raccolta, "Cattedrale" appunto, pubblicata nel 1983. La moglie del protagonista ha invitato un vecchio amico, un cieco che lei conosceva da prima di sposarsi, a passare qualche tempo a casa loro. Il marito non è per nulla felice della visita: forse è geloso, forse è solo a disagio, forse scarica sullo sconosciuto le frustrazioni di una vita fin troppo normale. Ma, alla fine della serata, accade qualcosa, qualcosa di apparentemente banale, quasi insignificante: una richiesta semplice che pure cambierà per sempre le carte in tavola. Dodici storie di apparenti sconfitte in cui il male non viene astrattamente "elaborato" ma superato da una laica salvezza.
Recensioni
Di cosa parliamo quando parliamo di Carver
Scritto da cinziasuglia il 17 maggio 2012
Finalmente so chi è Carver. Non l'avevo ancora letto, ma ora che l'ho fatto, mi viene un po’ difficile parlare di questi racconti di Cattedrale. Non ho intenzione di assegnare stellette a questa raccolta, non sarebbe onesto: ogni racconto meriterebbe un “punteggio” a se’, almeno quanto a potere evocativo della scrittura, che nel mio caso, rappresenta il metro di giudizio di riferimento. Facendo una considerazione generale, trovo lo stile scarno, asciutto, essenziale, in netto contrasto con l’abisso di disperazione, di rassegnazione, di solitudine dei personaggi che vivono – o meglio, osservano la vita – nelle pagine di questi racconti. Devo dire che inizialmente mi ha urtato un po’ l’uso del passato prossimo, invece del passato remoto, nella narrazione. Il nostro gusto è stato educato a riconoscere il passato remoto come tempo della narrazione, del fatto compiuto, della storia finita. Non so se, nel caso di Carver, sia stata una scelta del traduttore, quella di adoperare il tempo dell’incompiutezza, dell’azione che ancora non si è chiusa, nella versione italiana. Fatto sta che alla fine, questa scelta si è rivelata funzionale a restituire l’atmosfera sfatta di vite vissute sempre un po’ al margine, o sull’orlo di un baratro. Vite in cui non accade nulla: niente storie che ti tengono col fiato sospeso, niente colpi di scena ne’ effetti speciali. Eppure qualcosa c’è, ed è anche forte, anche se non immediatamente riconoscibile. In ogni racconto c’è il momento dell’epifania, della rivelazione, della presa di coscienza che determina la svolta che paradossalmente lascia immutato il proprio destino. E’ impossibile, per i personaggi di Carver, sottrarsi a se stessi, per mancanza di volontà, di forza, di convinzione. Perchè siamo fatti così. Sono cinque i racconti che mi hanno colpita di più: Penne – trasfigurazione al contrario della bellezza, un pavone fautore dell’epifania che determina la svolta fatale nella vita dei protagonisti. Mi ha fatto molto pensare a Il quinto figlio di Doris Lessing... Lo scompartimento – altra epifania, altro momento di presa di coscienza talmente improvviso e forte da cambiare – o lasciare inalterato – il destino del protagonista. Una cosa piccola ma buona – l’inspiegabilità di una tragedia che si tenta di sopportare con la vicinanza di altri essere umani. Da dove sto chiamando – la dipendenza dall’alcol usata come metafora del bisogno di legami che non siamo in grado di tenere vivi. Cattedrale – un cieco che presta i suoi occhi al cinismo rassegnato di un uomo comune della middle class americana. Ecco, l’ho fatto. Ho parlato di Carver. Mio Dio, che fatica che m’è costata!






