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Antologia di Spoon River

Edgar Lee Masters

Antologia di Spoon River

Prezzo online:
€ 13,50

Accumuli : € 0,40

Listino
€ 13,50
Editore
Einaudi
Collana
Super ET
Data uscita
14/04/2009
Pagine
XLVI-508
Lingua
Italiano
EAN
9788806199920

Le storie provinciali di Spoon River, l'incomprensione statuaria dei rapporti affettivi, non si dimenticano facilmente. Nata dalla lettura degli epigrammi sepolcrali della greca Antologia Palatina, Spoon River allinea, in versi appena ritmati, le lapidi del cimitero di una piccola citta del Midwest. Le "voci" dei personaggi, uomini e donne che non hanno capito e che non sono riusciti a farsi capire, affascinano inesorabilmente. Recitate dalle lapidi come litanie di morte che non e possibile scongiurare, raccontano con brutale franchezza l'eterno ritorno dei fantasmi del passato, e svelano nel contempo le ipocrisie del potere, le menzogne degli amanti, l'inconsistenza della rispettabilita, restando sospese tra amarezza, ironia e redenzione.

Parole chiave laFeltrinelli
antologie di poesia,raccolte di poesia di singoli poeti
Curatori
Fernanda Pivano
Genere
poesia

la Community

Affascinante

Scritta il: 23 febbraio 2010

Una passeggiata per le vite delle persone di un piccolo paese, fatte di misteri e avvenimenti. Ogni morte è diversa, come lo è ogni vita.

Crikket
Crikket

Antologia di Spoon River

Scritta il: 25 agosto 2009

Edgar Lee Masters (1868 – 1950) fu un poeta statunitense che sin da bambino imparò ad amare la letteratura. Declamato, in seguito, secondo maggior poeta americano, dopo Whitman, ebbe un notevole successo con la sua Antologia di Spoon River, ma fu un successo poco duraturo, tant’è che di lui si dice che oltre alle numerose poesie della raccolta non scrisse più niente di decente. Fu importato in Italia per volere di Cesare Pavese. Antologia di Spoon River è un insieme di “racconti dei morti” minuzioso, semplice, genuino e schiettamente diretto, pur se in modo indiretto. Ogni poesia, per breve che sia, è raccontata da una persona “morta”, e ci descrive la sua storia, come morì, quali guai infierirono sulla sua vita e, se vogliamo, possiamo vedere nella maniera intricata di descrivere le caratteristiche di ognuno, un po’ una pianta rampicante con le sue mille volute. C’è, al termine di ogni poesia, un epilogo che ne fa capire il senso, spesso questo epilogo esprime un concetto, una verità, per quanto cinica, sarcastica, ilare o tragica. C’è in tutta la raccolta un velo di tragedia, che rivela la realtà delle cose senza svisarla vistosamente, senza che l’autore viaggi troppo di fantasia. Spoon River è un luogo, in montagna, e i personaggi della raccolta sono coloro che ne furono gli abitanti. La caratteristica di cui si parlava prima, ovvero quella dell’autore di imprimere negli ultimi versi la morale della poesia, si ritrova in versi come questi: “E’ il modo in cui la gente considera il furto della mela / che fa del ragazzo quello che è.” O: “Qual è l’utile / di liberarsi del mondo / quando nessuna anima può sfuggire / al destino della vita?” E anche: “allora perché permettete che Dora, la figlia della modista, / e quel fannullone del figlio di Benjamin Pantier, / di notte usino la mia tomba come loro empio guanciale?”. Ma le massime sono sparse un po’ in tutta la poesia in modo armonioso: “E se la gente scopre che sai suonare il violino, / ecco, sei costretto a suonare , per tutta la vita”. Oppure: “le ladre di mariti / usano cipria e bigiotterie, / e cappellini alla moda. / Mogli, metteteli pure voi. /Un grazioso cappellino può fare un divorzio - / ma anche evitarlo”. O anche:in “C’è qualcosa nella Morte / che è come l’amore!”. Ogni piccola storia è screziata, ma anche insignita, del grigiore del mondo; come la donna che dice che per via del matrimonio smise di scrivere, si piantò l’ago nella mano e morì di tetano, che conclude dicendo: “datemi retta, anime che avete delle ambizioni, / il sesso è la maledizione della vita!”; all’uomo che si innamora di un altro uomo, e scopre poi che è tutta una delusione, e arriva a dire: “E poi quando ho scoperto chi eri: / che la tua anima era meschina / e false le tue parole / come i tuoi denti di porcellana biancoazzurra, / e i tuoi polsini di celluloide, / ho odiato me stesso, ho odiato te / per la mia anima perduta e la mia / perduta giovinezza”. Sebbene ogni storia sia a sé stante, tutte sono legate tra loro da qualcosa che accomuna anche gli esseri umani, questo libro è l’esempio che siamo tutti uguali, e il suo meritato successo è dovuto certamente a questo. Senza discriminazioni o falsità, niente concetti astratti o divagazioni inutili, il libro è diretto e facile da comprendere,ambientato in un mondo dove l’amore si alterna al disprezzo per se stessi, al travaglio, al rimpianto per le cose perdute, l’amarezza e la dannazione. Banchieri, baristi, atei, preti, leader, sindaci ed altro, sebbene spesso intrisi di umorismo involontario, si ritrovano nel libro “delle anime morte” di Edgar Lee Masters, fortunato e sfortunato, tragico e placido, ilare e sarcastico, ma sempre, certamente, impeccabile.

ALESSIO
Semaleo


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