Roth è sempre grande
Scritta il: 07 settembre 2010
Roth non delude mai, anche se è nei suoi romanzi più ponderosi che dà il meglio di sé (ed è questo l'unico motivo per il mio rating inferiore al massimo). In questo caso il tema centrale è di nuovo quello del decadimento, del declino: il grande attore che scopre, un giorno, di non sentirsi più in grado di affrontare il palcoscenico. Il dramma, per sintetizzarlo con le parole di Roth a pag. 6: "La cosa peggiore era che vedeva il proprio crollo con la stessa lucidità con cui si vedeva recitare. La sofferenza era atroce, e tuttavia lui dubitava che fosse genuina, il che la rendeva anche peggiore." E, poco più oltre: "Quando reciti la parte di uno che sta crollando, la tua interpretazione ha un ordine e una coerenza; quando la persona che vedi crollare sei tu, e quella che stai recitando è la tua fine, e tutta un'altra cosa, una cosa spaventosa e terrorizzante." Humbling è la storia di come il grande attore affronta e risolve il dramma del proprio blocco: e Roth conduce la storia da quel classico che è, facendoti vivere la tragedia non meno che gli aspetti ironici o persino grotteschi e beffardi del crollo di un grande. A margine, una osservazione sul fatto, assai pubblicizzato, che Humbling si è guadagnato la nomination per la peggior scena di sesso delle recente letteratura. Secondo me una nomination del tutto immeritata, salvo che da chi non ne abbia compresa la piena funzionalità rispetto alla narrazione oppure da chi intenda sollevare, del tutto a sproposito, una questione di political correctness nei riguardi di una pretesa ortodossia lesbica.



