
Il sogno del Celta
di Mario Vargas Llosa
€ 18,70
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- Listino€ 22,00EditoreEinaudiCollanaSupercoralliData uscita24/05/2011
- Pagine400LinguaItalianoEAN9788806208318
Sinossi
Il nuovo romanzo dello scrittore peruviano affronta le insondabili contraddizioni del male attraverso l’estrema avventura vitale di Roger Casement, uno dei primi uomini a denunciare gli orrori del colonialismo e l’inevitabile parentela tra civilizzazione e barbarie. “Il sogno del Celta” racconta la non comune vita dell’irlandese Roger Casement (1864-1916), diplomatico al servizio della Corona inglese, grande amico di Conrad, ma anche cospiratore della rivoluzione irlandese e, soprattutto, primo a denunciare il genocidio del colonialismo belga in Congo, dove fu console all’inizio del XX secolo, anni del boom del caucciù. È la storia di una vicenda reale dell’Ottocento, ma anche un pretesto per raccontare la vita di un personaggio in qualche modo pioniere dell’anticolonialismo, finito impiccato dagli inglesi nel 1916 con l’accusa di alto tradimento per aver tentato di approvvigionare di armi i nazionalisti irlandesi. Un uomo che è stato al tempo stesso eroe, traditore, pioniere e rivoluzionario e che è stato accusato – in seguito alla pubblicazione di suoi diari privati, probabilmente falsi redatti all’uopo dai servizi segreti inglesi – delle peggiori perversioni omosessuali. La denuncia dei massacri, delle vessazioni perpetrate in Congo dal re Leopoldo II del Belgio e raccontate a un’Europa all’oscuro di tutto si rivela come un grande atto di accusa nei confronti del colonialismo. Sono documenti di verità raccontati a un mondo che questa verità pare non voler conoscere. Il rispetto di culture diverse, seppur fragili e in qualche caso primitive. Il grido di dolore e di indignazione nei confronti di azioni che non hanno nulla di «civile». Lo sfruttamento sistematico dell’uomo nei confronti di un altro uomo. Compito degli storici, come pure dei romanzieri che raccontano fatti della storia antica o recente, è cercare di capire cosa c’è dietro alla storia «ufficiale». Cosa viene nascosto dietro il paravento delle guerre «giuste» o delle rivoluzioni «trionfanti».
Recensioni
NON E' UN CAPOLAVORO, MA RAPPRESENTA UN INTERESSANTE TENTATIVO DI CREARE UN NUOVO GENERE LETTERARIO.
Scritto da MarioDAndreaMI il 07 luglio 2011
Mario Vargas LLosa rappresenta, senza dubbio, un esempio di premio Nobel meritato. In questo libro (in cui si apprezza la stile anche se la traduzione e l'editing appaiono non perfetti)l'autore compie un tentativo molto interessante (anche se non perfettamente riuscito): quello cioè di creare un nuovo genere letterario. Si tratta infatti di una sorta di "biografia commentata". Il personaggio di Roger Casement ci viene svelato sia dal punto di vista storico, che da quello umano. Forse il romanzo più vicino è "Il Paradiso è altrove" (bellissimo e centrato sul Gauguin uomo prima che pittore). Sembra quasi che Varga Llosa si preoccupi qui di compiere un salto ulteriore: innanzi tutto parlandoci di un personaggio non così noto (personalmente ne ignoravo l'esistenza) e contaminando la pura biografia con approfondimenti a metà strada tra il romanzesco e le rifelssioni (e i tormenti) del "celta". La prima parte, laddove si narrano le vicende relative alle indagini sugli orrori del colonialismo nel Congo belga, è molto coinvolgente, ed analizza in modo critico la santissima trinità delle tre "C": cristianesimo, civiltà, commercio. Poi, passando alla Amazzonia (stesso obiettivo), la lettura si fa più faticosa e ripetitiva, quasi noiosa. La parte più interessante, specie nelle ultime pagine, si sostanzia nel tentativo di Roger di accettare la propira omosessualità in modo pacificato e reale (non solo immaginario e volgare, come nelle finte proiezioni erotiche dei suoi diari). Vivere in diretta e non solo per finzione letteraria, quasi per paura di confrontarsi con la propria coscienza, che pure si indigna di fronte a tanti orrori (notevole il breve scambio di opinioni con Conrad)e pagare, con la condanna a morte, le trame del potere, che, alla fine, dimentica gli atti di pietà in nome del perbenismo. La confusa ricerca di identità di genere, di religione e di patria (l'Irlanda) nell'arco di una vita fa pensare alla famosa massima di Sant'Agostino: "Il tempo è il pellegrinaggio dell'anima". In sintesi una lettura importante ed impegnativa; non certo un capolavoro (il giudizio è arrotondato per eccesso, affetto, stima di lettore), ma il piacere di ritrovare un grande scrittore contemporaneo.
Duro, un Vargas Llosa quasi delle origini
Scritto da fmartelli il 26 novembre 2011
Libro molto intenso di Vargas Llosa, solo un tantino sotto i suoi massimi capolavori. Ma c'è da dire che è molto difficile trattare una materia tanto dura e cruda, come gli orrori coloniali in Africa e in Amazzonia. Impossibile mettere in un libro come questo molta poesia. Un libro duro come forse nessuno di Vargas Llosa, almeno dopo "La città e i cani". Crudo nel raccontare le violenze ed esplicito nel raccontare gli episodi di amore omosessuale sempre veloci, sempre occasionali, a volte squallidi, fino a quell'ultimo e fatale amore con la giovane spia norvegese. Il libro è la biografia romanzata di Roger Casement, diplomatico britannico prima, che rende pubblici gli orrori dei belgi e degli anglo-peruviani alla ricerca del caucciù, e poi eroe coerente e scabroso della ribellione irlandese dell'inizio del XX secolo. Con gli occhi di Casement, Vargas Llosa vede torture inimmaginabili, uccisioni per divertimento, marchiature a fuoco o di coltello sugli schiavi. Lo stomaco del lettore è messo a dura prova, anche di chi è al corrente di tali usi. Il libro è una condanna senza appello del colonialismo e Vargas Llosa sembra quasi tornato alle denunce dei suoi primi testi. Senza appello e senza sconti, anche agli Inglesi, molto spesso crudeli macellai degli indipendentisti irlandesi.






