La banda dei Brocchi
Scritta il:
23 agosto 2010
Ancora una volta Coe, con la sua arte, riesce a catapultarti, mente e corpo, in una città ed in un tempo, che ormai sembrano trascorsi da secoli. Si tratta dell'inghilterra (o meglio, di Birmingham) degli anni '70, o, come definiti dallo stesso autore, degli "Anni Marroni". Ed è in quest'epoca di profondi cambiamenti che ci vengono illustrate le storie di Benjamin Trotter e dei suoi amici, che frequentano il prestigioso liceo privato King William e che, almeno in apparenza, sembrano essere stereotipati alla "Birmimgham bene" dell'epoca. Ma ci si accorge presto che non è così. Ogni ragazzo ha la sua storia, che si intreccia saldamente sia a quelle degli altri che agli eventi politici che segnano l'Inghilterra di quegli anni: gli attentati dell'IRA, i movimenti sindacali, le vicende dei partiti laburisti e l'ascesa della Thatcher.
Il tutto è perfettamente ed armoniosamente legato anche al mondo della musica: le diverse strade che seguiranno i protagonisti in questa adolescenza non priva di emozioni, belle e brutte che siano, sono segnate da canzoni cult che descrivono meglio di mille parole gli stati d'animo dei "Brocchi di Birmingham":si spazia della musica classica, ai dibattiti sui gruppi musicali dell'epoca, dal rock progressivo al reggae, dai Genesis ai concept albums di Rick Wakeman sino al punk dei Sex Pistols.
Insomma un capolavoro che assieme a "La famiglia Winshaw" ed "Il circolo chiuso", ci fornisce uno scorcio di vita di gente comune,che, con tutti i suoi problemi, è riuscita ad affrontare, non senza problemi, l'ultimo trentennio del secolo scorso.
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Mi permetto infine, di trascrivere la prima mezza pagina del libro.
LA BANDA DEI BROCCHI
In una notte nera, sotto un cielo sereno e pieno di stelle, nella città di Belino, nell'anno 2003, due giovani stavano cenando insieme. Si chiamavano Sophie e Patrick.
Si erano incontrati quel giorno per la prima volta. Sophie stava visitando Berlino con sua madre, Patrick con suo padre. La madre di Sophie e il padre di Patrick si erano frequentati per un po', parecchio tempo prima; niente di speciale, però . Per qualche tempo, quando andavano ancora a scuola, il padre di Patrick era stato addirittura innamorato della madre di Sophie, ma erano passati ventinove anni dall'ultima volta che si erano scambiati qualche parola.
"Secondo te dove sono andati?" domandò Sophie.
"In giro per locali, probabilmente. Da qualche parte dove suonano techno."
"Dici sul serio?"
"Certo che no. Mio padre non è mai entrato in un locale in vita sua. E l'ultimo disco che ha comprato era dei Barclay James Harvest."
"Di chi?"
"Appunto."
Sophie e Patrick guardarono l'enorme baraccone di vetro e cemento del nuovo Reichstag, tutto illuminato, che veniva loro incontro. Il ristorante che avevano scelto, quello sulla cima della Fernsehturm proprio sopra Alexanderplatz, girava su se stesso più velocemente di quanto entrambi si fossero aspettati. Si diceva che fosse stato progettato in quel modo negli anni sessanta per dimostrare la superiorità tecnologica della Germania dell'Est.
"Come sta tua madre adesso?" domandò Patrick. "Si è rimessa?"
"Oh, non era niente. Siamo tornate in albergo, si è sdraiata un attimo e si è sentita subito meglio. Un altro paio d'ore e siamo andate a fare shopping. E io mi sono comprata questa gonna."
"Ti sta proprio bene."
"Comunque sono contenta che sia successo, perché sennò tuo padre non l'avrebbe riconosciuta."
"Penso proprio di no."
"E noi non saremmo seduti qui, vero? Mi sa che è destino. O forse qualcos'altro."
Quella in cui si erano ritrovati all'improvviso era davvero una situazione strana. Tra i loro genitori era tornata subito un'intimità spontanea, anche se era tanto tempo che non si frequentavano più. Si erano abbandonati a quel loro ritrovarsi con una specie di sollievo pieno di gioia, come se l'essersi incontrati per caso in una sala da tè di Berlino riuscisse in qualche modo a cancellare i decenni che erano trascorsi nel frattempo, e a guarire le ferite che, passando, avevano lasciato. E Sophie e Patrick erano rimasti soli, costretti a un diverso genere di intimità, molto più impacciato. Si rendevano conto di non avere nulla in comune, se non la storia passata dei genitori.