Moby Dick

di Herman Melville

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Sinossi

Vi narra in prima persona la sua avventura Ismaele, che si imbarca come marinaio assieme a un ramponiere indiano sulla baleniera Pequod. Il capitano della nave, Achab, un personaggio cupo che incute rispetto e timore nei suoi uomini, ha perso una gamba per colpa della balena bianca Moby Dick e ora vuole vendicarsene, a qualunque costo. Inizia così una lunga caccia. La snervante attesa dell'incontro con il cetaceo che sfugge al capitano offrirà al narratore l'occasione di meditazioni scientifiche, religiose, filosofiche e artistiche, all'interno della struttura del romanzo d'avventura per mare. Intanto l'immenso oceano, con i suoi mostri e le sue profondità, si erge in tutta la propria potenza e imperscrutabilità dinanzi all'uomo, che gli può contrapporre solo una fragile esistenza, oscillante tra il bene e il male. Fino a che sopraggiunge la catastrofe finale, fatalmente presentita, quando Moby Dick distruggerà la baleniera e tutto l'equipaggio trascinando con sé Achab e il suo arpione. Solo Ismaele si salverà e potrà così raccontare la loro folle, ambiziosa quanto disperata, impresa.

Recensioni

Chiamatemi Ismele

Scritto da aldolino il 29 settembre 2010

Per molti ostico, più che altro per le lungaggini (senza le quali il libro stesso non avrebbe senso) che permettono tuttavia di creare un'ambientazione dalla solidità inusitata, con concessioni alla letteratura più classica, in parte didascalica e "didattica", è il libro che - si deve aver letto. Non per non fare la figura dell Zelig di Allen, ma perché si tratta di un moderno percorso di conoscenza, è l'Ulisse all'epoca dell'America e di una più profonda che mai e moderna crisi di coscienza, di lotta interiore nel senso Konradiano di discesa nell'oscurità dell'animo umano. Lotta per essere? per sapere? per vendetta? per sopravvivere alle proprie macerie? per il male, per il bene? L'esistenza umana. Ha i classici "difetti americani", ma da una diversa prospettiva, poiché il titanismo ecc non sono tronfio esibirsi del uomo ma piuttosto suo soccombere all'enormità... dell'oceano. Intriso di nebbie e colori plumbei e di umori ed odori e sapori che avvolgono e rapiscono, a momenti potente, in altri soggetto a suscitare il mal di mare, ricordo che mi aveva fatto venire una gran voglia di una zuppa di pesce, che vivendo quasi in montagna mi era toccato surrogare con vaghe alternative surgelate.

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Magnifico

Scritto da MarcoBusatto il 03 agosto 2009

Vi si trovano alcune pagine scritte magnificamente e coinvolgenti. Ovviamente alcune risentono dell'epoca in cui è stato scritto e pensato. E' un libro da leggere.

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la balena bianca...

Scritto da mezzolitro il 08 maggio 2008

Che dura... Ma che soddisfazione! Per affrontare questa lettura occorre essere disposti ad accettare un modo di scrivere strano... La storia in se richiederebbe una ottantina di pagine, scarse. Se si arriva a oltre 600 e' per il contorno. Melville la prende larga, dedica capitoli alla forma del cranio del leviatano, e' ridondante in ogni espressione, al limite del fastidioso. Al punto che diventa la sua forza, una volta accettate le regole del gioco. Un libro d'altri tempi.

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La mia recensione

Altre informazioni

Genere:letteratura internazionaleParole chiave laFeltrinelli:LibroalCinema, Moby Dick, narrativa classica (prima del 1945), Achab, balenieraTraduttoriAlessandro Ceni

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