Cecità
di Jose Saramago
€ 5,99
- Listino€ 5,99EditoreFeltrinelliCollanaUniversale economicaData uscita18/10/2010
- Pagine-LinguaEAN9788807946981FormatoEPUB con Adobe DRM
- Dimensione2.38 MB
Sinossi
In un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l'insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un'umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull'indifferenza e l'egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.
Recensioni
Umani e disumani limiti
Scritto da mariactringali il 29 dicembre 2011
« Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono » Un'improvvisa cecità bianca si diffonde e colpisce un'intera popolazione. E l'autore ne fa occasione per un ritratto implacabile dell'umanità. Nessuna convenzione, né punteggiatura o nomi propri. La scrittura personalissima di Saramago è già di per sé un esercizio di libertà.
sublime crudezza
Scritto da twiggy il 05 dicembre 2011
Lo ammetto, mi è capitato di abbandonare alcuni libri senza averne terminato la lettura. Alcuni di essi richiedevano tempo e concentrazione superiori a quelli che potevo loro dedicare in quel particolare momento, li ho dunque riposti con la buona intenzione di riappropriarmene in una circostanza più congeniale. Altri, invece, non riuscivano a fare vibrare nessuna delle mie corde: alle righe che scorrevano sotto i miei occhi non si associava alcuna immagine nella mente, anzi, i pensieri vagavano liberi, lontani anni luce dalle pagine. Inutile, quindi, insistere. Mai però mi era capitato di dovermi staccare da un libro per eccesso di turbamento. Si è trattato del cedimento di un attimo, è vero, ma l’ho pensato più volte: non posso andare avanti. Invece ho proseguito, come rapita dalla sublime inquietudine di una storia chissà quanto assurda. Quella narrata da José Saramago in Cecità. Un intero Paese è colpito da una misteriosa epidemia che rende tutti ciechi. Si assiste perciò al degrado fisico e morale della comunità: venuti meno i beni primari, scatta la feroce e spietata lotta per la sopravvivenza, che rivela gli aspetti più mostruosi del genere umano. La narrazione corre schietta, quasi brutale, non senza vene di sarcasmo. I personaggi, senza nome, spiccano per le loro peculiarità: l’assenza di regole e di punti di riferimento fa emergere la forza dei caratteri e delle personalità. Alla fine di un capitolo si pensa che nulla di peggio possa accadere, salvo poi essere smentiti dal capitolo successivo. La discesa agli inferi sembra non avere termine, tanto che ogni barlume di salvezza finisce col perdere credibilità. Dal romanzo è stato tratto un film, diretto da Fernando Meirelles, con Julianne Moore: sinceramente non riesco ad immaginarene la trasposizione cinematografica, ma sono molto curiosa.
Fortemente impresso
Scritto da Virgi4 il 03 dicembre 2011
Cecità, ovvero uno di quei testi che ti provano, non si pongono limiti nel descrivere pur di arrivare a forti sensazioni del lettore, ai "pugni nello stomaco". Cecità è volontà di prender coscienza ancora una volta della natura umana, della natura sociale dell'essere umano.
la storia dell'assurdo
Scritto da Betta01 il 02 dicembre 2011
come in " le intermittenze della morte" Saramago parte da un evento assurdo, e con un filo logico riesce a costruirvi una serie di eventi, razionali ma spietati. Una città di individui ciechi: quali valori resistono ? come si riorganizza la società? in un crescendo di crudeltà e freddezza Saramago ci fa "vedere" dentro ogni uomo. Come è tradizione mancano i dialoghi diretti, e questo appesantisce la struttura del romanzo. Tutto sommato: non è imperdibile, ma è interessante.
Una bella storia
Scritto da senny89 il 30 novembre 2011
La storia fa parte del filone apocalittico-epidemico: in un paese qualsiasi (nel libro non sono mai fatti nomi di città o di persona) scoppia un caso di 'cecità contagiosa', chi ne viene colpito vede tutto bianco e la attacca agli altri semplicemente standogli vicino. L'inizio del libro è folgorante, le prime 40 pagine ti catapultano nel vivo del'azione e mi sono ritrovata a sobbalzare un paio di volte per la sorpresa. La scrittura di Saramago sa essere potente ed evocativa quando vuole, peccato che si perda spesso in intrusioni da scrittore onnisciente, giudizi inutili su un personaggio o un avvenimento e infodump chilometrici. Lo stile è particolare, non ci sono virgolette, i dialoghi sono segnalati soltanto dalle maiuscole e dalle indicazioni dell'autore come 'disse tizio' 'interloquì caio' 'gridò sempronio' etc. Questo rende a volte difficile capire chi ha parlato e bisogna tornare indietro a leggere, però dopo un po' ci si abitua. I protagonisti li ho trovati molto umani e realistici; in certi punti mi è sembrato che Saramago non riuscisse a rappresentare al meglio certe sfaccettature caratteriali, ma ogni volta mi sono piacevolmente ricreduta.
10 / decimi
Scritto da mangiafuoco il 24 novembre 2011
un romanzo che parte da un idea originale,una città' dove tutti perdono la vista tranne una persona.solo nel finale si capisce il senso di questa storia.vizi,virtù',difetti dell'umanità per spiegarci che tutti nella vita abbiamo perso la vista qualche volta,ovvero quando ci fa' comodo non vedere...
Claustrofobico
Scritto da flycity il 23 novembre 2011
Un libro che descrivendo un fatto eccezionale (una cecità improvvisa che sembra coinvolgere il 99,9 % della popolazione)interessa ed incuriosisce. Questo libro fa capire la precarietà e la "finta bontà" della società umana con tutte le sue convenzioni e finti perbenismi. Non rari sono gli episodi di violenza, anche senza un motivo preciso. A volte la narrazione è lenta in quanto ci si sofferma in descrizioni dettagliate di ciò che l'unico personaggio in grado di vedere ha davanti i suoi occhi. Inoltre molte delle domande che ci si pone fin dall'inizio del romanzo rimangono irrisolte, ma è proprio questa la parte affascinante!
Cecità
Scritto da enty85 il 07 novembre 2011
Vi siete mai chiesti cosa possa accadere se un bel giorno tutto il mondo, a causa di un’epidemia sconosciuta, perda completamente la vista? Io non mi ero mai posto una domanda simile. Diverse potrebbero essere le risposte, ma ciò che è sicuro è che, a nudo, spogliato di quanto più prezioso ha al mondo, l’uomo si manifesterebbe nella sua essenza più pura, buona o cattiva che essa sia. Cecità è uno di quei romanzi che ti catapulta nell’animo umano, nelle paure più recondite, nella inutilità di una vita che si riduce alla sola ricerca del cibo per sopravvivere. Un monito questo per chi ha gli occhi ma non guarda, per chi ha gli occhi ma non osserva, per chi ha gli occhi ma non scruta. “Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che pur vedendo, non vedono.” In un mondo in cui, venendo meno la vista, cioè la possibilità di vedere ed essere visti, viene meno il senso di vergogna per ciò che si fa. Viene meno la dignità, anche quella unicamente apparente, che si regge sulle leggi del convivere sociale e della visibilità sociale. Ecco cosa è Cecità: un romanzo di un’umanità senza i veli dell’ipocrisia, del finto buonismo, di un mondo in conflitto con se stesso, con la sua parte che chiede sopravvivenza anche a danno degli altri, se necessario. E noi cosa avremmo fatto in una situazione del genere? Speriamo che il tempo mai ci ponga una domanda simile perché potremmo non essere in grado di rispondere con la dovuta dignità.
L'inudibile suono delle lacrime
Scritto da penel0pe il 29 luglio 2011
Una città, una nazione, forse un mondo intero diventano cechi.Solo una donna continua a vedere..la donna più sola del mondo..la donna più forte del mondo.Saramago ci racconta come questa cecità diviene vista consapevole della natura umana. All'inizio un pò lenta, dopo poco la storia ci trascina con sè, in un mondo angosciante,disperato,fatto di violenza e disperazione, di orrore e di squallore, e ci fa vedere con gli occhi dell'unica vedente rimasta, che è diventata gli occhi di tutti, e quindi accoglie in se la vista di tutti gli orrori che agli altri saranno risparmiati. Bello,bello,bello. -"Un suono quasi inudibile,come può esserlo solo quello delle lacrime che scorrono lentamente fino agli angoli della bocca dove scompaiono per riconìminciare l'eterno ciclo degli inspiegabili dolori e delle gioie umane."
un sapore acre
Scritto da Panera il 14 luglio 2011
il libro è coinvolgente e una volta terminato ti lascia un sapore acre in bocca: si entra nel morboso gioco della curiosità che deve essere soddisfatta. Le descrizioni sono molto crude e violente. Solo la parte finale l'ho trovata leggermente più lenta. In generale l'idea è ottima e sicuramente originale. Consiglio vivamente la lettura.
intenso
Scritto da deedy_00 il 31 dicembre 2010
Lettura intensa e coinvolgente, a tratti forte fino ad "infastidire" per la precisione della descrizione di caricature umane che poi tanto caricature non sono. L'essere umano alle prese con le sue paure dà spazio all'istinto tirando fuori (come al solito?) il peggio di sè. Alcuni personaggi, pochi per la verità, riescono a farsi portatori di caratteristiche e sentimenti positivi anche quando tutto sembra essere fuori controllo. L'uomo, anche questa volta, non sembra imparare dai suoi errori.
da leggere!
Scritto da sprisca81 il 25 dicembre 2010
UN libro particolare, molto intenso, impegnativo...a tratti molto crudo, quasi fastidioso. Ma da leggere...per riflettere sulla natura umana.
Da leggere assolutamente
Scritto da PRABU il 18 dicembre 2010
Scritto davvero benissimo e molto coinvolgente, tranne in alcune parti in cui si perde un po' in spiegazioni eccessive, ma si tratta di poco. Trovo che Saramago abbia colto con estrema profondità e realismo tanto la compassione quanto la bestialità dell'essere umano, portata alle estreme conseguenze laddove vengano a mancare quelle condizioni di vita che lo differenziano dal resto del mondo animale.
cecità
Scritto da eleonorarosio il 10 dicembre 2010
Mi sono presa del tempo per leggero questo libro, ho come cercato il momento giusto per leggerlo. Non bisogna arrendersi se intraprendendo la lettura accade di accantonarla subito dopo, perchè poi quando la si riprende la si affronta con un'intensità e con un'attenzione indispensabili. Saramago con il suo stile inconfondibile ci porta dentro ad una società che improvvisamente si trova ad essere cieca...o che cieca lo è sempre stata! " ..ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono." L'isolamento iniziale di un gruppo di persone che divenuto cieco improvvisamente, viene confinato all'interno di un manicomio per non "contagiare" il resto dell'umanità. Il dramma di perdere la vista, l'angoscia di non poter più vivere come prima, di non essere autosufficienti, di sentirsi sempre più animali, un dramma che diventa riga dopo riga il dramma di tutto il popolo. Una società cieca, persa, senza più regole e schemi, che cerca di riorganizzarsi nel dramma per sopravvivere. Quello che emerge è una società che lascia poco spazio alla solidarietà verso il prossimo, ma evidenzia l'egoismo, la sopraffazione verso il più debole, il disfacimento di valori che porta in qualche modo alla primordialità. E' come se Saramago volesse portare all'eccesso i meccanismi della nostra società, attraverso la catastrofe della cecità. La cecità come pretesto per raccontare il marcio di persone che cercano solo di sopravvivere senza costruire realmente, perchè si trovano ad essere senza forze, senza speranza per il futuro. L'angoscia che trapela dal racconto è rafforzato dallo stile di scrittura dell'autore, e da elementi che vengono a mancare come i nomi dei personaggi, i nomi dei luoghi, la non definizione del tempo, tutti ingredienti che di solito sono indispensabili per un racconto, ma in questo caso quest'assenza porta in qualche modo ad un'immedesimazione totale. Accade che non si legge con distacco il dramma che la storia racconta, perchè non lo si identifica "addosso" a qualcun altro.. siamo tutti ciechi?!!
Imperdibile
Scritto da carotide il 22 novembre 2010
Un vero capolavoro, imperdibile. La paura di non poter vedere piu' con i propri occhi e di trovarsi all'improvviso dall'altra parte, quella dei disabili. In un mondo ancora abituato ai capricci, al superfluo, al disinteresse per chi e' meno fortunato (vedi ciechi e disabili), il trovarsi all'improvviso dall'altra parte non puo' che scatenare i peggiori istinti, animaleschi, di sopravvivenza. Molto realistico, purtroppo, il maestro Saramago.
CECITà
Scritto da -valeria- il 29 ottobre 2010
Dopo aver letto questo libro, mi viene automatico l'accostamento con 1984 di Orwell. Non perché i temi affrontati siano simili, piuttosto per l'atmosfera di oppressione che aleggia in entrambi e i sentimenti che suscitano nel lettore. C'è da dire che questo libro è molto più crudo. Non si può fare a meno di immedesimarsi, e condividere l'angoscia che dilania questi personaggi ritrovatisi improvvisamente ciechi. Ci si ritrova a riflettere di come la mancanza collettiva di un unico senso, possa trasformare completamente l'umanità in bestie guidate unicamente dall'istinto per la sopravvivenza. Certi pezzi son stati veramente pesanti da digerire. Per questo, non credo sia un libro adatto a tutti. Bisogna essere preparati ad uno scenario apocalittico, e ad un peggio che sembra non avere mai fine. Effettivamente sul finale mi aspettavo qualche spiegazione in più. Detto questo, devo anche aggiungere che per quanto riguarda lo stile che è stato usato nel raccontare la storia, ho trovato un po' di difficoltà. Probabilmente la scelta dell'assenza di punteggiatura, dovrebbe in qualche modo contribuire ad esasperare di più il lettore, ma sinceramente non ne sono molto convinta. L'unica cosa che so, è che mi son ritrovata varie volte a dover rileggere il passo, per capire dove finiva la frase di uno e cominciava quella di un altro, e se si trattasse di domande o affermazioni.
Pirandelliano
Scritto da Cpt.Hook il 09 ottobre 2010
Un libro in pieno stile Pirandello scritto da un'altro grande premio nobel per la letteratura, purtroppo scomparso da non molto.. non è il massimo dal punto di vista narrativo: i personaggi non hanno un nome (saramago giustifica questa scelta lanciando la provocazione che in un mondo di ciechi i nomi non servono più. .) e chiaramente la storia può andare avanti soltanto dagli unici occhi ancora funzionanti), per il resto dei personaggi sono solo sensazioni, suoni e riflessioni. . Credo di essermi appassionato proprio sul finire della storia, che a mio parere poteva avere qualche altro capitolo prima della conclusione: forse l'autore aveva già detto tutto ciò che aveva da dire, o magari lascia a noi il compito di scriverne una. .
Da leggere assolutamente.
Scritto da LaMelaMarcia il 05 ottobre 2010
José Saramago ci presenta la metafora del subitaneo annientamento dell'essere umano di fronte all'annullamento delle regole. Dalla cecità collettiva scaturisce un nuovo mondo, feroce e sudicio, nel quale gli uomini si muovono spaesati e invalidi, ma spietati. C'è un'unica spettatrice di tanta desolazione, la sola persona i cui occhi sono stati risparmiati dalla cecità (e dal conseguente ottenebramento mentale), che si trasformerà in guida dei protagonisti del racconto, preservandone l'umanità. Meraviglioso romanzo, spesso molesto nella sua crudezza, amaro e straziante, ma anche toccante e positivo. Assolutamente splendida la descrizione del bagno di pioggia delle tre donne, metafora di purificazione.
Immersivo
Scritto da theGiantsKiller il 30 settembre 2010
Chi di noi non hai mai avuto il timore della cecità? Saramago entra in questa paura e ci scava una fossa enorme, in cui inserisce tante piccole pillole di riflessione. La cecità è solo uno spunto per parlare e riflettere su tematiche odierne e straordinarie dell'uomo moderno, che ci fanno capire quanto sia sottile e impercettibile il confine tra civile e selvaggio!
POSITIVAMENTE DEVASTANTE
Scritto da GocciaGio il 14 settembre 2010
La descrizione di come si possa scendere tanto in basso in un contesto di tragedia comune che, contrariamente al pensiero più naturale, dovrebbe invece scatenare sentimenti di solidarietà e compassione, mi ha letteralmente sconvolta. Il lettore viene esposto a dosi crescenti di terrificante violenza, viene rapito e scaraventato in questo claustrofobico mondo di disperati, che a tentoni cercano di gestire come possono la propria cecità. Pauroso il progressivo annullamento dell’uomo, in termini di valori etici e morali, e l’affermarsi di una bestialità che va oltre ogni limite. La lotta per il cibo, i compromessi squallidi, l’indifferenza di chi inizialmente sbeffeggia, insulta, umilia coloro ai quali, inevitabilmente, andrà ad aggiungersi. Ogni riga diventa un groppone da tirar giù a fatica ma il bello di questa storia, secondo me, è tutto concentrato nella capacità dello scrittore di frustarti lo stomaco con una verità assolua difficile da accettare; ovvero che la lotta alla sopravvivenza, in condizioni estreme, non guarda in faccia nessuno. Bella la figura della moglie del medico che nella sua “atipicità” ristabilisce un minimo d’ordine nella piccola comunità d’infelici restituendo loro la dignità, oltre che un motivo reale di speranza. Resto spiazzata nel finale, dove mi aspetto una spiegazione che non arriva a mi lascia l’amaro in bocca. Scritto egregiamente non soltanto per la quasi assenza di segni di punteggiatura che ti aggancia ancor più al contesto, quanto per la bravura dello scrittore nel farti provare a pelle schifo e angoscia. Non mi sento di consigliarlo a tutti però; a tratti si sta male fisicamente.
il buoi della mente
Scritto da marvel70 il 14 settembre 2010
Saramago non e' sicuramente da scoprire, con i suoi pregi ed i suoi difetti. Molto interessante lo spunto iniziale; il libro si evolve in modo avvincente e coinvolgente, anche o forse sopratutto dal punto di vista emotivo. Il finale e' toccante sebbene, forse, un po' prevedibile.
straordinario
Scritto da marlus il 08 settembre 2010
non saprei se sia giusto definirlo il suo capolavoro ,amo talmente tanto questo artista che ogni suo scritto mi sembra il migliore,tuttavia cecità rappresenta sicuramente un romanzo imperdibile sulla quale riflettere
Un tuffo nel bianco
Scritto da forumistanoir il 07 settembre 2010
All'improvviso, il niente. Anzichè il buio, uno schermo bianco compare davanti agli occhi, lasciando interdetta un'intera popolazione. Un'epidemia che sembra non avere fine e la paura che scaturisce in chi ancora ci vede, imprigionando i meno fortunati, per non esserne contagiati. Come se il dover vivere vicini non fosse possibile. Perchè cecità è malattia, è incapacità di gestire il proprio corpo, nei pensieri e nei movimenti. Ma cosa succede in un mondo dove non ci sono differenze? Dove non ci sono vedenti e non vedenti, ma dove sono tutti uguali? In teoria, si dovrebbe cercare di far fronte comune, aiutarsi vicendevolmente. O almeno, dovrebbe essere così... Ma quanto ci facciamo condizionare dai nostri occhi? Quanto ci hanno spesso ingannati nel "leggere" le persone? Saramago da una visione terrificante di un ipotetico mondo sommerso dal bianco. Cecità, oserei dire, originale. Anzichè vestirla di tenebre, è luce. Ammiro la capacità di questo scrittore di scrivere frasi lunghissime, parole divise da poche virgole, eppure capaci di comprendere i dialoghi fra più persone. Mi soffermo spesso, durante la lettura, a segnarmi delle pagine in cui mi sembra ci siano passi importanti, da memorizzare e portare con me. Una, in particolare, mi ha colpita: I buoni e i cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo, presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro, compresi quelli, infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono. Ed è con questa frase che chiudo dando un giudizio estremamente positivo allo scrittore e al libro, uno tra i più belli che abbia letto.
La natura svelata
Scritto da deborelli il 01 settembre 2010
dell’animo umano, catapultata in una situazione di crisi inimmaginabile: in un luogo non definito si diffonde un’epidemia di cecità. Lentamente tutta la popolazione si ritrova immersa in un universo bianco come un mare di latte..un mare di nulla. La privazione della vista come privazione della ragione, progressivo abbruttimento dei ciechi isolati in un ex manicomio per evitare il contagio. Segregati perché volutamente ignorati dal mondo dei sani (che progressivamente andrà assottigliandosi proprio perché il contagio sarà inevitabile) , i reclusi perderanno il rispetto, l’etica, la dignità, costituendo clan che si abbandoneranno a violenze e sopraffazioni. Noi lettori “vediamo” l’orrore quotidiano attraverso gli occhi di una donna (la moglie del medico) che non perde la vista ma si finge cieca per non lasciare il compagno della vita. Conosciamo poi alcuni personaggi indimenticabile (che torneranno nel seguito “saggio sulla lucidità): il medico, la ragazza con gli occhiali scuri, il vecchio con la benda nera, il cane delle lacrime.. personaggi senza nome che quasi abbandonano la propria singolarità per rappresentare l’umanità. La narrazione è magnificamente resa, quasi senza punteggiatura, tutta di fila ed il lettore non può che leggere il romanzo tutto in un fiato
cecità
Scritto da __ESME__ il 01 settembre 2010
Saramago descrive un mondo dove la cecità, metafora dell'indifferenza, sta prendendo il sopravvento, l'uomo non vede perchè non vuole vedere ed è accecato dall'egoismo. solo una persona grazie alla sua bontà riesce mantenere una personalità integra sacrificandosi per stare accanto a chi ha bisogno, ella sarà l'ultima speranza per insegnare ai ciechi, attraverso l'altruismo, a vedersi gli uni gli altri.
Non si dimentica
Scritto da CriCoppo il 25 agosto 2010
Un libro che costringe a riflettere sulla realtà circostante, a uscire dalla metafora per ritrovarne i contenuti nel mondo reale. E, quindi, un libro che inquieta profondamente, lasciando un segno che non si dimentica. L’ho consigliato a molti, ma non sono riuscita a regalarlo a nessuno.
Cecità Bianca
Scritto da 1kronos1 il 17 agosto 2010
Attraverso l'uso dell'epidemia di cecità, metafora profonda della condizione umana fragile ed egoista, Josè Saramago descrive la degradazione più nera a cui l'uomo può arrivare. Tuttavia, come in una parabola che scende e, dopo il punto minimo, risale, l'autore descrive la possibilità di far risorgere l'umanità dalle proprie ceneri grazie alla riscoperta dell'aiuto e del rispetto reciproco.
Cecità
Scritto da filifolly il 14 agosto 2010
In questo bellissimo libro Saramago descrive la degenerazione che segue una situazione di crisi, comportamenti che possono sembrarci assurdi, crudeli, inumani. Tuttavia, durante la lettura, ci tornano in mente episodi della storia che ci fanno capire come tutto possa essere possibile.
Cecità
Scritto da Natjac il 11 agosto 2010
La fobia del contagio. La paura per il diverso. L'impossibilità di rimanere se stessi e la necessità di essere come gli altri. Recitare una parte. In questo libro c'è tutto questo ma c'è anche l'amore che ci rende ciechi anche se non lo siamo.








