Sinossi
L'"Orestea", scrive Savino nella sua nota storica, è "un indimenticabile pezzo di maestria teatrale". Il fasto architettonico della scena e la sua ricchezza di suggestioni; il saggio impiego dell'ambiguità, in un dramma di nascosti rancori e sospirate vendette; la lingua poetica che non parla, ma che scolpisce e dipinge, evoca spazi e solitudini immense, addensa emozioni e sentimenti contrastanti; la variazione sapiente del ritmo e l'uso della "suspense", che inceppa l'azione sospesa sull'orlo del gesto, quadro plastico d'orrore teso: ecco gli elementi di questa "maestria". La volontà degli eroi di Eschilo è un rovello interiore, non più un dio che dall'esterno guida e sospinge. Il dovere di scegliere è il polo tragico del suo teatro: colpire o ritrarsi? Soffocare o sciogliere la guerra interiore che ci strazia?
Recensioni
Lieto fine?
Scritto da martasmile il 09 dicembre 2010
Gli antichi Greci ritenevano che, quando un uomo peccava di tracotanza e sfidava gli dei, oppure quando quello stesso uomo aveva raggiunto una condizione di felicità e beatitudine invidiabile, subito gli dei intervenivano, ed egli piombava nella miseria più cupa, trascinando insieme a lui tutta la sua discendenza. L'Orestea di Eschilo è formata da tre tragedie, che narrano la sventura della stirpe degli Atridi, in particolare di Agamennone e di suo figlio Oreste. Nella prima tragedia, l'"Agamennone", l'eroe acheo ritorna ad Argo, la sua città, e qui trova la morte per mano della moglie Clitemnestra, che lo pugnala per vendicare la morte della figlia Ifigenia, sacrificata, innocente, dal padre affinchè le navi achee potessero salpare verso Troia. Nella seconda tragedia, "Coefore", ritroviamo il figlio di Agamennone, Oreste, che ritorna ad Argo, da cui era stato scacciato dieci anni prima dalla madre. Qui incontra sua sorella Elettra, ed egli la mette a parte del piano che gli era stato consogliato ed ordinato da Apollo; deve vendicare suo padre ed uccidere sua madre e il di lei amante, Egisto. Perfettamente consapevole dell'atto sacrilego che sta per compiere, Oreste ademipe al volere del dio e, nonostante le preghiere e le suppliche, uccide la madre. La città è in festa, ma Oreste non ha pace: subito sopraggiungono le Erinni, orribile dee vendicatrici dei delitti di sangue, e lui viene perseguitato. Nalla terza tragedia, "Eumenidi", Oreste si reca prima a consultare l'oracolo di Apollo, e poi al tempio di Atena; questa stabilisce di giudicare Oreste mediante un processo, che vede vincitore proprio il protagonista. Le Erinni sono irate, ma Atena riesce a convincerle ad abbandonare l'ira ed ad diventare Eumenidi, dee benevole garanti della giustizia. Oreste viene dunque liberato dal supplizio, e le tragedie si concludono, per così dire, con un lieto fine.







