Larsson, un autore non capito.
Scritta il:
05 dicembre 2009
Non sono assolutamente d’accordo con quanti l’hanno criticato, reputandolo “noioso, cavilloso e palloso”.
Credo – senza voler apparire presuntoso e/o offendere nessuno – che non l’abbiano saputo capire.
Nella frontiera dei thriller il libro di Larsson si pone in netto distacco con tutto quanto era stato scritto finora: non vuole stupire, dando vita ad una serie di vicissitudini cariche di tensione, che portano allo scioglimento finale, impressionante, sbigottente.
Uomini che odiano le donne non si presenta con quel movimento d’ansia mista all’eccitazione per la sconvolgente capacità con la quale un autore come Dan Brown è stato ritenuto un mito. Non ha la riflessività storica di Berry, né la struggente realtà di Mcfayden.
Il capolavoro di Larsson, possiamo dire, che è un nuovo modo di scrivere thriller: non più basato sull’impressione, sulla suggestione, sull’immediato, ma – leggete bene! – su un incredibilmente dettagliata riflessione psicologica su quella che è la realtà dei personaggi. Larsson è riuscito a cogliere le sottigliezze psicologiche, le ansie, le tribolazioni interiori dei protagonisti in particolar modo (ma anche di tutti gli altri personaggi secondari) con una capacità degna di uno studioso di psicologia. Lisbeth, perdiana, è vera. E proprio in questo sta il genio (forse non capito) dell’autore della trilogia Millennium. Nell’aver saputo fondere fantasia e realtà, dando vita ad un meraviglioso ma soprattutto veritiero apparato di personaggi, di luoghi, di vita.
Uomini che odiano le donne è un momento alla realtà, che raggiunge l’apoteosi proprio nella pagine in cui traspaiono tutte le ansie e i dolori.