
Novalis
di Giorgio Fontana
€ 12,75
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- Listino€ 15,00EditoreMarsilioCollanaMarsilio XData uscita24/09/2008
- Pagine234LinguaItalianoEAN9788831795708
Sinossi
"I segreti vanno rivelati". E questo il vangelo che Alex imparerà sulla propria pelle. Giovane musicista dal passato dolente, di fronte allo sfacelo della sua band e a una famiglia in pezzi, reagisce semplicemente annuendo, accettando ogni cosa secondo un'etica che fa coincidere rabbia e rassegnazione. Una notte però incontra Sara, una ragazza che si prostituisce online e trova amanti scrivendo il proprio numero sulle pareti dei cessi pubblici. È il suo segreto a frantumare il sistema di Alex: come un virus che sì espande, come un modo nuovo di bruciare la rabbia. Sara lo introduce a un misterioso ensemble teatrale, il Gruppo Novalis, una specie di setta che pratica una forma d'arte estrema e perversa. E per Alex si riapre una ferita antica. Viene risucchiato nella spirale di un gioco basato sulle debolezze altrui, dove la morte diventa l'unica speranza di gioia, una follia che precipita verso una conclusione radicale. D'ora in poi la sua vita sarà una corsa mentale e fisica per separarsi prima che sia troppo tardi da quell'ossessione, o per viverla fino alle estreme conseguenze.
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Recensioni
tra gotico e barocco
Scritto da tresJulie il 24 luglio 2009
Sicuramente un romanzo nel complesso ben riuscito. Il ritmo conciso ed essenziale della narrazione rispecchia l'interiorità del protagonista, per un libro che segue una linea più introspettiva che descrittiva. E' così che l'atmosfera cupa e desolata dell'ambiente non è altro che il riflesso dello stato d'animo dei personaggi (o il contrario?), che a modo loro cercano una salvezza a un malessere esistenziale. La trama, molto essenziale e ridotta all'osso, diventa solo un pretesto per tingere la narrazione di colori forti attraverso una ricerca stilistica in continuo raffinamento. Tutto quindi (ritmo, lessico, descrizioni, dialoghi) converge nella visione di una realtà alienante, di uno stato esistenziale irrisolto. Ho apprezzato questo libro che, limitando i contenuti (di cui sinceramente non ho sentito la mancanza, forse perchè poi, in fondo, non così necessari) per una scrittura ricercata ma senza fronzoli (una nota di biasimo su alcune frasi conclusive troppo pesanti), ha saputo trasmettermi con vivida forza immagini e suoni in una composizione dal sapore "underground".
a me è piaciuto
Scritto da mascarpone il 22 maggio 2009
giovane d'accordo, ma l'ho trovato con un suo stile e non scopiazzato. buona lettura metropolitana, aspettiamo il prossimo.
Speravo in qualcosa di meglio
Scritto da n.y.a il 07 gennaio 2009
Anzitutto onore al merito al giovane scrittore di questo romanzo il quale va sicuramente stimolato a fare sempre meglio. Ciò però non può esimermi dall'esprimere un giudizio il più possibile equilibrato. Il metodo di scrittura di questo libro lo definirei "telegrafico", personalmente non apprezzato, ma sicuramente una nota non deprecabile di personalizzazione nel modo d'esporre. Data la trama mi aspettavo qualcosa di più coinvolgente ma così non è, la storia risulta essere povera di contenuti. Vi è da riconoscere una certa conoscenza dell'ambiente (anch'io sono musicista) talvolta cercando di marcare troppo lo stereotipo del rocchettaro fino a sconfinare inutilmente nella volgarità durante la narrazione. Si deve riconoscere all'autore il merito d'essere riuscito a creare le atmosfere cupe (troppo) che si addicono alla storia e proprio per questo è fortemente sconsigliato a tutti coloro che soffrono di depressione.
Fan ta dig!!!
Scritto da anitablake78 il 31 ottobre 2008
Un romanzo con una buona spina dorsale, ma l'ho trovato un po' messo insieme con non troppa cura, nonostante sia stato limato a dovere nei tempi della narrazione. Il problema numero uno è che l'autore presenta uno stile un po' irrisolto, o meglio, il suo stile personale è scorrevole e piacevole, ma purtroppo a volte lo abbandona utilizzando stili che non gli appartengono e appesantiscono la lettura, tendendo a strafare infilando frasi d'effetto che però non sono abbastanza carismatiche da meritare la loro messa in evidenza in un capoverso dedicato. L'introduzione è molto intrigante, per il lettore è come vedersi palesare di fronte a sé, un invitante indice che sembra dire: seguimi! E si viene catapultati insieme al protagonista in questa metropoli (non viene mai citata, ma suppongo sia Milano) molto calda e molto inquinata. Il pretesto della storia ricorda molto Eyes Wide Shout (o "Doppio Sogno", il romanzo da cui è tratto), cioè il modo in cui il protagonista viene a sapere del Gruppo Novalis. L'arte estrema del Gruppo Novalis è raccontata bene ma di primo impatto è deludente perché si riduce a ben poco confronto a chissà cosa ci si aspettava facessero. Però tiene alta la tensione su cosa potrebbe succedere la volta successiva. Personalmente non ci trovo niente di così male o così strano nel loro "spettacolo", per questo non comprendo come gli spettatori possano rimanerne così ossessionati. Ma solo vivendo un'esperienza simile se ne potrebbero descrivere gli effetti sulla psiche... Si può però biasimare senza dubbio l'organizzatore principale del Gruppo Novalis, che sfrutta le debolezze di gente debole per suo piacere. Peccato che interessantissimi incroci tra i personaggi, tra passato e presente, si risolvano in modo un po' buonista per una storia che fondamentalmente voleva tendere al nichilismo. Senza svelare niente, ma per chi lo ha letto, prendiamo a esempio il personaggio di Aldo: il protagonista sta tutto il tempo a dire che non gliene frega gliene né gliene è mai fregato e poi invece ogni volta che salta fuori un qualcosa a suo rimando finisce sempre a bocca aperta per la disperazione dovuta a qualche rivelazione che lo manda in paranoia. Proprio nei personaggi secondari però si trovano delle ottime cose. Dopo l'ottimo epilogo, c'è un calo dovuto a uno stile che, come detto, non si sente come appartenente all'autore e per questo stona con il resto, una sorta di imitazione della scrittura di Palahniuk, con la sua visione "collettiva" che stona con il resto del romanzo. Ma da tutto questo a un certo punto ci si trova davanti il miglior personaggio della storia: Sara. Già ancora prima della sua comparsa, nel capitolo precedente, si percepisce la sua potenza narrativa che rende fluida e interessantissima la scena della scritta nel bagno e la seguente telefonata, veramente congeniata benissimo. Sara è un personaggio multiforme, che cambia abito e acconciatura e si trasforma in altre "Sare" per esibirsi online. Che un momento è dolcissima, un momento dopo sembra la persona più distante di questo mondo. Non usa la sua bellezza per catturare il lettore, in quanto viene definita addirittura "brutta" dal protagonista nonostante tutto. Questa parte mi è rimasta molto impressa, perché per la prima volta ho trovato una definizione in ciò che io amo nel volto di una donna: "occhi grandi e bovini"! Bovini! Geniale davvero questa descrizione, ringrazio l'autore per avermi donato una frase che userò per il resto della mia vita. Comunque Sara, in ogni sua apparizione, da grande ritmo alla storia, che subito rallenta e spesso si perde quando lei è fuori scena. Un'altra figura ottima e ben caratterizzata, anche se non fisicamente, è Clebo, il guaritore metropolitano. L'unico vero nichilista di questa storia, che vive in un seminterrato fregandosene di tutto e di tutti e vivendo delle sue passioni (ricerca del suono, computer, "medicina alternativa"), ma dietro al suo menefreghismo c'è grande bontà ed è sempre pronto ad aiutare con la sua specialissima "cura". Anche i genitori del protagonista, sono buone comparse e nelle loro scenette riassumono bene la situazione familiare stressante, ma non esasperante come la si vuole far passare. E veniamo ad Alex, il protagonista, che cerca di ostentare il suo male di vivere, ma in realtà non possiede alcun valido motivo per fare il "maledetto", infatti non lo è. Tutte queste paranoie perché il suo gruppetto da quattro soldi si è sciolto come migliaia di altri nel mondo ogni giorno? Tutti questi problemi perché si trova male con i genitori... perché non va via di casa? Se la passa male perché fa solo lavoretti da extracomunitario? Perché non si mette a studiare o cerca qualcosa di meglio con più impegno? Proprio per questo le pagine riguardanti le sue congetture sono le parti meno riuscite del romanzo, che alternano uscite potenzialmente interessanti come l'annuire del protagonista a tutto, a cose di poco impatto e poco senso come il "padre nostro" ripetuto più volte dal protagonista. E' un romanzo con buoni spunti ma che non coinvolge del tutto.





