L'età del dubbio

L'età del dubbio

di Andrea Camilleri

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  • Listino€ 13,00EditoreSellerioCollanaLa memoriaData uscita23/10/2008
  • Pagine265LinguaItalianoEAN9788838923333

Sinossi

Nel corso di questo nuovo caso - la più marina delle indagini di Montalbano l'ha definita Camilleri - che si svolge tutto nel porto di Vigàta, tra yacht e cruiser, il lettore resterà colpito dal cambiamento che si è verificato nel commissario, come se Camilleri avesse voluto scavare più intensamente dentro i sentimenti del suo beniamino. Una mattina viene trovato nel porto di Vigàta un canotto, all'interno il cadavere sfigurato di un uomo. L'ha riportato a riva un'imbarcazione di lusso, 26 metri, abitata da una disinvolta cinquantenne e da un equipaggio con qualche ombra. Proprietaria e marinai devono trattenersi a Vigàta fino alla fine dell'inchiesta sul morto (ammazzato col veleno stabilisce l'autopsia), ma intanto è proprio su di loro che Montalbano vuole indagare.

Recensioni

Turbamenti dell'età senile

Scritto da elektronica71 il 02 settembre 2010

Un altro ottimo libro di Camilleri sul Commissario Montalbano. Questa volta il commissario è pieno di dubbi... bellissimi i dialoghi tra il commissario e la sua "coscienza" e veramente divertenti quelli con il dottor Pasquano. Finale molto particolare e che non mi aspettavo.

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Ancora la vecchiaia

Scritto da ercolina79 il 23 agosto 2010

Una nuova indagine per Montalbano, che fa però da sottofondo ai turbamenti del nostro caro commissario. Tema portante del libro è la vecchiaia, che non sembra intaccare le qualità indagatorie del commissario, quanto il suo "ego": Montalbano sembra non volersi arrendere all'età, e lo dimostra, ancora una volta, nelle sue simpatie per una giovane donna, Laura. Se nei precedenti romanzi le sue simpatie per le altre donne conosciute nel corso di un'indagine restano tali, qui il commissario si lascia trasportare dai sentimenti, innamorandosi di Laura per sentirsi ancora giovane e lasciando lontana ogni ipotesi di legame serio e maturo con Livia, la cui distanza sembra allontanrli sempre di più.

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Ma Livia .....

Scritto da riccardo.masciello il 17 gennaio 2009

L'indagine non è altro che una scusa per parlare dei turbamenti d'amore del nostro commissario, irresistibilmente attratto da Laura, giovane ufficiale di marina. E Livia ? La sua presenza è più che mai viva e forte, pur non comparendo, salvo due brevi telefonate. Pura comicità le pagine nelle quali Montalbano è a rapporto dal questore Bonetti-Alderighi.

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BELLO..

Scritto da mari66 il 02 dicembre 2008

ANCHE MONTALBANO INVECCHIA... e Camilleri riesce a farcelo amare ugualmente, anche con le sue debolezze, i suoi dubbi sempre più pressanti, nel cambaimetno dovuto ad una maggiore maturità.... Mi è piaciuto molto, ed il finale a mio parere rispecchia moltissimo il cambiamento.

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A Camilleri non viene mai qualche dubbio?

Scritto da Fontego il 12 novembre 2008

Nell’ultimo romanzo del commissario Montalbano il protagonista è vittima di un inquietante interrogativo : può un uomo maturo e stagionato ( cinquattotto anni Montalba’! ) perdere la testa per una fanciulla di trent’anni più giovane ed innamorarsene come uno studentello alle prime armi? E’ questo il dubbio cui si riferisce il titolo ed è anche l’unico elemento degno di nota in un testo che si caratterizza per una grande povertà di idee e per uno stile che diventa sempre più involuto e manieristico via via che le pagine ed i volumi si addossano sul groppone del povero commissario. Secondo me Camilleri è vittima del suo stesso successo, costretto a scrivere come un forsennato tre, quattro libri all’anno, perde per forza di cose il controllo su quanto produce ed il risultato sono libri come questo nel quale i colpi di scena sono quasi del tutto assenti e la risoluzione della vicenda viene affidata, fatto quasi unico nel panorama delle vicende vigatesi, ad un improbabile scatto atletico del primo attore che per una volta ed a dispetto della sua tanto sbandierata e deplorata vecchiaia mette da parte il lavorìo cerebrale e si affida alla pistola. Che sia anche questo un segno della povertà nell’ispirazione dell’autore? Una prova evidente viene fornita dallo stile, dall’ uso che Camilleri ha sempre fatto del siciliano e che ne costituisce la nota tipica ma che qui giunge a livelli di inutile parossismo, di sfoggio fine a se stesso ( Che sentistivo? ) e non di elemento indispensabile alle definizione degli ambienti e dei personaggi. Per non parlare delle boutade di Catarella portate all’esagerazione più marchiana dalla reiterazione continua di un solo meccanismo che sarebbe poi quello della tautologia, il giocattolo s’è inceppato e la risata non scatta più spontanea ma anzi si prova un certo fastidio nel vedere come deliberatamente l’autore ricerchi l’effetto. E’ una maniera, appunto, Camilleri che imita il Camilleri originale quello che non era costretto dal mercato e dalla gana di denari a sfornare opere a getto continuo. La trama è molto esile e non sto qui a riassumerla per non privare l’ipotetico lettore della gioia ( si fa per dire ) di scoprirla da solo, posso però aggiungere che si resta con la bocca asciutta dato che all’elemento motore di tutto ( il ritrovamento in mare di un cadavere nudo abbandonato in un canotto ) viene data una spiegazione quanto mai superficiale ed un movente piatto e banale. Per non parlare di tante altre incongruenze che affiorano spesso nel testo e mi rafforzano nella convinzione che ormai Camilleri non riesca più a trovare un’ispirazione sincera e genuina. Del resto gran parte del libro è occupata dalle riflessioni che Montalbano fa sui suoi sentimenti e la parte prettamente poliziesca è abbastanza ridotta. Bisogna essere consci del fatto che si crede di poter leggere una nuova avventura del celebre commissario ed invece a tratti si è costretti a sopportare le elucubrazioni ed i sensi di colpa di un novello professor Humber alle prese con la sua Lolita, recriminazioni ed afflizioni che poi non hanno, ed è questo che le rende stucchevoli e di maniera, nessun motivo d’essere dato che nulla avrebbe impedito al buon commissario di cornificare in santa pace la lontana, assente, evanescente Livia. Un Camilleri a corto di idee dunque non trova niente di meglio che propinarci una lezione sul tema della colpa e del castigo, del tradimento, della giovinezza perduta e delle debolezze umane, insomma un omaggio al suo nume tutelare o modello ispiratore, il grande George Simenon che qui, per la prima volta, Camilleri celebra apertamente per quello che è ( va molto male invece al romanzo La solitudine dei numeri primi, che viene liquidato in poche battute visto che il commissario, pur avendolo accattato, preferisce regalarlo alla mischina ragazza incontrata sotto la pioggia senza leggerlo ). Come Simenon anche Camilleri alterna alle avventure del suo commissario la pubblicazione di opere diverse, più impegnate?, ma non affiora mai nel cirivreddo dell’ottuagenario Camilleri l’idea, il dubbio, che il paragone sia, come dire, un tantino esagerato?

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un piccolo grande libro

Scritto da gyulya il 09 novembre 2008

Un piccolo grande libro, un Camilleri decisamente in forma. Il suo, e oramai anche nostro Montalbano esercita la propria arguzia e simpatia nello svolgimento delle sue mansioni e ci delizia con le sue incursioni nell’introspezione. I suoi 58 anni (!) gli danno proprio da pensare!!! Sempre azzeccatissime le ormai consolidate caratterizzazioni dei colleghi del commissariato di Vigata.

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Mare, barche e amore

Scritto da funicelli il 04 novembre 2008

Mare, barche e amore, gli ingredienti di questa indagine del commissario creato dalla penna di Camilleri. Ma è vero amore l'infatuazione, il colpo di fulmine che scatta tra Montalbano e un ufficiale della Marina, oppure un semplice capriccio, un desiderio di aggraparsi al tempo che passa, di sentirsi ancora giovane, per un Montalbano sempre più meditativo e solitario. Un commissario alle prese con i buoni consigli (piuttosto inascoltati) della sua coscienza: la sua dovrebbe essere l'età della ragionevolezza, della maturità.E non degli egoismi, delle piccole meschinità, delle piccole cattiverie ... "Attrazione. Desiderio. Vanità. Opuro la consideri 'na speci di zattera alla quale t'aggrappi con disperazioni per non miriri affocato nel mari della vicchiaia". L'amore per questa Laura (e con una Livia sempre più distante e fredda) domina la scena: certo, poi c'è anche un'inchiesta su un morto ritrovato dentro un canotto, il traffico illecito di diamanti dall'Africa, un commissario delle Nazioni Unite, la Kimberley Process. L’amore è un fantasma. Ma quel fantasma è la verità che manda a fuoco il commissario. E gli suggerisce un azzardo d’azione, alla James Bond. Il commissario trionfa, con la sua azione. Ma l’uomo Montalbano è sempre più solo. Prostrato, si piega su se stesso: sulle proprie ferite. Salvatore Silvano Nigro

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La mia recensione

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Genere:gialliParole chiave laFeltrinelli:giallo e mistery

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