Odore di chiuso
di Marco Malvaldi
€ 11,05
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- Listino€ 13,00EditoreSellerioCollanaLa memoriaData uscita20/01/2011
- Pagine176LinguaItalianoEAN9788838925443
Sinossi
San Carlo, Maremma Toscana. Il conte Alinaro Bonaiuti ha invitato nel suo maniero degli ospiti per la battuta di caccia del fine settimana; tra questi, c’è il noto gourmet Pellegrino Artusi. La prima sera del week-end, a cena, il padrone di casa è di umore allegro. Accenna ad una grossa vincita ai cavalli, quindi invita gli ospiti nella sala da fumo dove brinderanno alla vincita. Poi, scusandosi, spiega di non poter bere champagne per i suoi problemi di stomaco, e ripiega sul suo solito Porto. Durante la notte si sente male. Questa volta Malvaldi si cimenta con un giallo di impianto classico - l’ambientazione ottocentesca, il castello, i delitti, la nobiltà decaduta, il maggiordomo - illuminato però dalla presenza di Artusi, il grande gastronomo che con la sua “Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” dette dignità alle pietanze di tutti i giorni. Sarà proprio Pellegrino - studioso di storia naturale oltre che letterato - a trovare con il suo acume e la sua curiosità la chiave per arrivare alla verità, mentre Malvaldi - lasciati per il momento i quattro vecchietti del BarLume - ci consegna il magnifico ritratto di un italiano memorabile che si muove a suo agio in mezzo a personaggi di invenzione.
Recensioni
Come sempre fantastico
Scritto da Ale_74 il 21 febbraio 2011
Più leggo le storie di Malvaldi più mi piace. Anche per questo giallo i personaggi sono caratterizzati davvero con maestria, ironici, divertenti! E niente è lasciato al caso, come specifica l'autore. Divertente, piacevole, allegro! Da non perdere insomma!
da pisano a pisano
Scritto da MARK2197 il 22 aprile 2012
io sono di Pisa e ho letto "odore di chiuso". può essere il fatto che mi piace il fantasy.... ma a me "odore di chiuso" non è piaciuto affatto. La storia è carina senza dubbio... ma mi sembra molto una caricatura... Io credo che un libro che si rispetti debba avere anche un linguaggio accurato... qui invece c'è lapo che pensa "se donna, e bella, la si tromba. se donna e brutta si tromba qualcun'altra.Se uomo, ci si va al casino insieme". ogni tanto in un libro una parola volgare ci può sempre stare...ad esempio nei discorsi diretti per caratterizzare un personaggio... ma non in modo esageratocome in questo libro. Il libro si legge bene, è scorrevole.... ma per me è inconsistente. sinceramente non capisco quelli a cui piace. Se a uno piace leggere, che legga Terry Brooks, Camilleri, Thomas Mann o qualcosa di decente! solo i "ghiozzi di bua" sarebbero capaci di apprezzare un libro come "odore di chiuso". Insomma, caro Malvaldi... da pisano a pisano: "codesto libro fa caa!"
Pellegrino Artusi Detective
Scritto da lolasermonti il 27 dicembre 2011
Con Odore di chiuso, decide invece di cambiare strada. O, quantomeno, di abbandonare il BarLume, per compiere un salto temporale non indifferente. La storia di Odore di chiuso si svolge infatti in una villa della Maremma nel 1895. Una data scelta non a caso da Malvaldi, perché proprio in quell’anno i fratelli Lumière organizzano le prime dimostrazione della loro invenzione, perché Guglielmo Marconi ottiene quell’anno i primi successi negli esperimenti di trasmissione radiofonica, perché Maria Montessori viene – come prima donna – ammessa nella società medica romana Lancisiana. In altre parole, in quell’anno «il mondo sta cambiando» e «sta diventando in posto più aperto». Ma c’è anche un altro motivo per cui Malvaldi sceglie questa data. Nel 1895 viene data alle stampe la seconda edizione di La scienza i cucina e l’arte di mangiar bene, un libro di ricette compilato da Pellegrino Artusi che diventa, nel corso dei decenni seguenti, un vero e proprio best-seller, vendendo circa tre milioni di copie. L’operazione di Artusi viene ancora oggi ricordata non solo perché costituisce un primo tentativo di fotografare la situazione della cucina italiana di fine Ottocento, ma anche perché rappresenta uno sforzo di unificazione ‘linguistica’, prima che gastronomica, dell’ancora giovane Regno italiano. E forse per questo proprio Pellegrino Artusi (nato a Forlimpopoli il 4 agosto 1820 e morto a Firenze cento anni fa, il 30 marzo 1911) è il vero protagonista del romanzo di Malvaldi. L’intera vicenda – come vuole il classico giallo anglosassone – si svolge nel breve arco di un fine settimana, durante il quale Artusi viene invitato, insieme ad altri ospiti, a trascorrere alcuni giorni nella tenuta del barone Romualdo Bonaiuti, un barone vero, nel cui ritratto Malvaldi – chimico teorico, ricercatore precario all’Università Pisa e in attesa di un contratto – non manca però di aggiungere qualche tocco che rimanda al mondo dei ‘baroni’ di oggi. Quei baroni che la cosiddetta ‘riforma Gelmini’ dovrebbe – nella vulgata mediatica – abolire, ma che – come sanno tutti coloro che abbiano almeno una minima dimestichezza dell’ambiente – godono ancora di un’ottima salute. E che, c’è da prevedere, continueranno ancora a lungo a esercitare il loro strapotere su ricercatori sempre meno garantiti, e sempre più esposti al ricatto dei potenti locali. Come vuole in copione dalle scadenze invariabili, il fine settimana viene sconvolto da un delitto, compiuto da mano ignota nella classica camera chiusa dall’interno. Ma l’indagine del delegato Artistico – coadiuvato dalla sagacia del baffuto Pellegrino Artusi – non può che concludersi con la scoperta del colpevole. Il tempo richiesto dall’investigazione è sufficiente per scoprire i tratti degli abitanti della casa e anche qualche segreto un po’ imbarazzante. Ma è anche sufficiente a Malvaldi per allestire alcune scenette gustosissime, come quella che vede il rampollo Gaddo, poeta dilettante, ammiratore di Giosué Carducci, imbattersi inaspettatamente nel poeta di Bolgheri (e il lettore scoprirà come e quando). O quella in cui Pellegrino Artusi, illustrando la complessa modalità di preparazione della maionese, fornisce una lezione sull’unificazione dell’Italia e sulla costruzione di un’identità nazionale. È una lezione in cui ognuno può intravedere le sfumature che preferisce, e che certo ci rende Pellegrino Artusi un po’ più simpatico. Ma è anche una lezione con cui Malvaldi – con il suo stile un po’ sornione – celebra, a suo modo, i centocinquantanni dell’Unità.
Splendido libro
Scritto da A.Ceregini il 22 dicembre 2011
Questo testo mi è stato presentato da una mia amica conterranea dell'autore come "un delizioso libello da leggere in un pomeriggio". Beh, io l'ho letto in più giorni (mi ha fatto compagnia durante i viaggi per il e dal lavoro), ma per il resto concordo a pieno: Odore di Chiuso è un delizioso libello, intelligente, divertente, come difficilmente se ne trovano in giro. Pregiatissimi gli ammiccamenti a Conan Doyle. Caro Marco: bravò!
Pensavo meglio
Scritto da arturodellisola il 15 dicembre 2011
Concordo con alcune recensioni già presenti, visto l'enorme successo, o almeno la grande visibilità che ha avuto, pensavo meglio. È un giallo, ma niente di particolarmente elaborato. Insomma si può leggere tranquillamente per passare un weekend, ma non è certo il libro della mia vita.
teatrale
Scritto da paola_saletti il 15 dicembre 2011
la descrizione dei personaggi, degli ambienti e degli avvenimenti fa di questa storia una vera pièce teatrale che trasporta il lettore a vivere in prima persona la vicenda narrata
GRADEVOLE, NIENTE DI PIù!
Scritto da bedea il 09 novembre 2011
Scorre bene, questo sì! E i personaggi sono ben caratterizzati, forse in maniera in tantino forzata, ma comunque divertente e mai spiacevole. Sono questi, in sintesi, i pregi di un libro che si fa leggere in un soffio. La trama non è tra le più palpitanti, ma accattivante quanto basta. Il personaggio principale cede spesso la scena alle "spalle", una platea di soggetti talvolta irriverenti, talvolta deboli, talvolta ironici... Ne risulta un'opera che merita di essere letta, senza dubbio, pur senza attestarsi tra "gli imperdibili".
NON CAPISCO IL SUCCESSO: SOPRAVVALUTATO!
Scritto da MarioDAndreaMI il 24 maggio 2011
Non ho letto i precedenti romanzi dell'autore e mi sono lasciato coinvolgere da questa nuova performance, sostenuta da critica e vendite. Sono molto perplesso. Probabilemte sono io a non capire la semplificazione imperante, ma questo testo mi è sembrato insulso, scritto in modo facile (ma senza stile), banale e noioso. I personaggi sono caricature e paragonare Pellegrino Artusi a Sherlock Holmes mi sembra non solo un'0azzardo ma una idiozia. Comunque andiamo avanti così... Per quanto mi riguarda mi guarderò bene dall'alimentare il successo dell'autore.







