La setta degli angeli
di Andrea Camilleri
€ 10,00
- Listino€ 10,00EditoreSellerioCollanaLa memoriaData uscita28/11/2011
- Pagine-LinguaItalianoEAN9788838926211FormatoEPUB con Adobe DRM
- Dimensione0.35 MB
Sinossi
Uno scandalo nella Sicilia del 1901. L’avvocato Matteo Teresi scopre che nel suo paese esiste una setta segretissima. Composta da preti e da alcuni notabili, la «setta degli angeli» organizzava esercizi spirituali per vergini devote o giovani donne in procinto di maritarsi per prepararle alla vita coniugale. Gli esercizi, che si svolgevano in sacrestia nelle ore in cui le chiese erano chiuse ai fedeli, dovevano portare le ragazze «alla comunicazione con la grazia divina e all’elevazione a gradi sublimi di perfezione». In realtà, com’è facile intuire, gli esercizi consistevano in «atti ignominiosi» e «contro natura» ai quali le giovani venivano indotte dai preti e dai pochissimi eletti che però agivano incappucciati. Scoppiato lo scandalo a livello nazionale grazie a Teresi, proprio per lui cominciano i guai. Camilleri imbastisce su una traccia storica la trama del romanzo - protagonista l’avvocatogiornalista Teresi - che ha l’andamento di un giallo, illuminato dalla consueta ironia dello scrittore e da un sarcasmo irriverente. Circoli di nobili, salotti di paese, sacrestie, tribunali, sono il teatro in cui si muovono preti e benpensanti, moralisti e dame di carità, personaggi di una commedia amara imbastita su un canovaccio di prepotenza e di ingiustizia in cui si conferma il «vecchio vizio italiano: quello di trasformare il denunziante in denunziato, l’innocente in colpevole, il giudice in reo».
Recensioni
Ancora una volta Camilleri non delude
Scritto da imarine il 05 dicembre 2011
Ancora una volta Camilleri ci regala un godibile, anche se amaro nella morale conclusiva, affresco della società siciliana. Il personaggio a cui si ispira il romanzo è realmente esistito, un eroe civile costretto all'emigrazione nonostante i suoi meriti, anzi a cagione di essi. L'Italia e la Sicilia descritte da Camilleri forse non sono molto diverse da quelle di oggi.
Una storia vera
Scritto da masrago il 02 dicembre 2011
Camilleri ci ha abituato a questi suoi romanzi (secondo me molto più godibili del ciclo di Montalbano, un po' ripetitivo)che traggono spunto da storie vere e gli permettono di raccontare con arguzia e ironia, ma anche con spirito di denunzia, fatti e mentalità della sua, della nostra Sicilia. E ci dice che anche le storie più inverosimili, anzi soprattutto quelle, hanno bisogno di poca fantasia per essere narrate.
LODEVOLE OPERA DI PROGRESSIVA STRATIFICAZIONE DA PARTE DI CAMILLERI
Scritto da MarioDAndreaMI il 23 ottobre 2011
Questa ennesima fatica di Andrea Camilleri (davvero difficile pubblicare 3 o 4 titoli a stagione mantenendo lo standard consolidato!) si presta, a mio avviso, a due tipi di decodifica. La prima, quella più superficiale, si sostanzia nella gratificazione derivante dallo stile e dal linguaggio (che è ormai una nuova forma di espressione, considerando la sempre più profonda contaminazione tra dialetto siciliano e lingua italiana) e dalla vicenda che prende spunto da un fatto realmente accaduto ad inizio secolo (facendo riferimento alla figura di Matteo Teresi, avvocato e giornalista per il suo "La battaglia", e al brano dell'articolo di Don Luigi Sturzo) e si sviluppa in una narrazione fantasiosa degli abusi sessuali su minorenni perpetrata da alcuni preti siciliani, in un contesto di borghesia retriva e di potere di mafia che, alla fine, mette tutto a tacere. Ci si potrebbe fermare qui ed apprezzare l'iter da "Don Chisciotte" di Teresi e la sua decisione (forzata) di lasciare l'Italia per rifugiarsi nella "Merica", dopo aver svelato il mistero e denunciato (insieme alla bella figura del comandante Montagnet)il sistema ipocrita di protezione dei colpevoli. Ma penso sia necessario spingersi al secondo livello di decodifica che mi piace definire il processo di progressiva "stratificazione" dell'opera di Andrea Camilleri. I primi 12 capitoli di questo libro rientrano nella fascia più superficiale (utilizzando il linguaggio della geologia), quella che alimenta il fenomeno del successo dell'autore. Gli ultimi due capitoli, a partire dalla chiusura del dialogo di Teresi con il nipote: - "Zio, lo sai qual è la tò colpa cchiù gravi? Quella di essere un idealista" "E sarebbi 'na colpa?" "Se non ti piaci colpa, chiamiamola difetto" -, testimoniano il ruolo che Camilleri ha voluto assumersi: quello di diffondere il dubbio, di scardinare il sistema ipocrita che da troppi anni ha anestetizzato questo paese. Mi piacerebbe molto disporre di uno strumento di indagine conoscitiva, di una sorta di "carotaggio", per comprendere quanti nuovi lettori raggiunge Camilleri con ogni nuovo libro, e quanti dubbi solleva in coloro che, leggendolo da qualche tempo, non si sono finora posti la "questione morale". Camilleri utilizza lo straordinario livello di notorietà e di diffusione raggiunta per mettere in primo piano i temi su cui la popolazione italiana è stata, scientemente, fatta oggetto di "obnubilamento". In questo caso si parla di abusi sessuali da parte del clero (ma anche della protezione della mafia e della ricca borghesia). Non è tema nuovo ed è doveroso riconoscere gli sforzi compiuti dal papato stesso. Osservando le classifiche di vendita dei libri è consolante trovare le opere di Vito Mancuso e di Don Gallo: voci critiche, tanto più importanti quanto provenienti da uomini di fede sincera. E in una città desolata come Milano brillano ancora gli esempi di Carlo Maria Martini e di Dionigi Tettamanzi (non a caso oggetto di dileggio e di veto per l'Ambrogino dalla Lega - Ambrogio ha fondato la chiesa di Milano non un pataccaro dell'inesistente Padania!!!). Tornando all'analogia della stratificazione trovo davvero ammirevole quello che percepisco (e non credo che sia solo una mia ipotesi autoconsolatoria) come uno sforzo sempre più chiaro di Andrea Camilleri! Procedere "in diagonale" allargando la cerchia dei lettori e, contestualmente, fornendo elementi di critica alla situazione del paese. Critica, ma anche esempi di possibilità di reazione. E non è detto che si debba per forza migrare nella "Merica". Grazie Camilleri!








