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Perché laico

Stefano Rodotà

Perché laico

Prezzo online:
€ 12,75-15%

 

Listino
€ 15,00
Editore
Laterza
Collana
I robinson
Data uscita
22/01/2009
Pagine
176, brossura
Lingua
Italiano
EAN
9788842086789

Una laicità non contrapposta alla religiosità ma piuttosto modo d'essere della società e della politica che dà alla religione il ruolo proprio non come elemento conflittuale ma come elemento di composizione di una realtà multiforme.

Parole chiave laFeltrinelli
religione e politica,chiesa cattolica romana,religione,studi culturali,italia­società,società e cultura,politica,cattolicesimo romano,cultura popolare,giurisprudenza
Genere
filosofia

la Community

DALLA TEORIA ALLA PRASSI DEMOCRATICA: LA LAICITA’ DI STEFANO RODOTA’

Scritta il: 04 gennaio 2012

“Questa non è una professione di fede. E’ una riflessione sulla laicità non come polo oppositivo, che più d’uno vorrebbe rimuovere, ma come componente essenziale del discorso pubblico in democrazia. E’ dunque guidata da un profondo convincimento democratico, non da intransigenza astratta, meno che mai dall’idea di spaccare il mondo in due, tra credenti e non credenti. Vuole tenere ferma la bussola dei principi, misurandosi però in ogni momento con i fatti”. Dall’incipit de “Perché laico” (Editori Laterza, Bari, 2009) si percepisce immediatamente la scelta che Stefano Rodotà fa per il candore, esplicitando intento, strumenti e finalità del suo ultimo libro: la laicità è principio costitutivo dello Stato democratico, fattore genetico della Costituzione Repubblicana che, tuttavia, oggi nuovi defensor fidei tendono pericolosamente a bypassare con la pretesa di imporre a tutti regole giuridiche in nome di “valori non negoziabili”, ergo fuori da ogni procedura democratica. Se, pertanto, nel tempo si è passati da una “laicità oppositiva”, che doveva rivendicare il suo posto nella sfera pubblica monopolio della cultura cattolica, ad una “laicità costitutiva”, desumibile dalla trama dei valori costituzionali ed espressamente riconosciuta dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 203 del 1989, i tempi moderni – vuoi per la crisi delle “agenzie” sociali quali partiti politici e sindacati, vuoi per le innovazioni apportate dalla scienza e dalle biotecnologie – sembrano spostare le lancette dell’orologio indietro, lasciando ampio margine d’azione ad una Chiesa romana immersa nel puro temporalismo, soggetto politico a tutti gli effetti. Eppure all’interno dell’ambiente cattolico si può riscontrare una frattura tra Chiesa istituzione, soggetto detentore di “posizioni ufficiali” politicamente ambite, e ambienti cattolici aperti al confronto, con i quali i laici devono essere attenti interlocutori. D’altronde, come afferma Rodotà, la “vicenda storica della religione ha sempre incontrato non la tentazione, ma la realtà dura del temporalismo” (cit. pag. 7), tutto sta nel riconoscerla come tale e valutarla con le categorie adeguate; se è vero che il discorso pubblico non deve trascurare il profondo contributo che la religione può dare, è altrettanto vero che nella sfera pubblica valgono le regole della democrazia, prima fra tutte il rispetto delle minoranze. Quando, invece, ci sono soggetti politici che proclamano e impongono una Verità apodittica ci si potrebbe trovare di fronte a un “clash of absolutes”, a uno scontro tra assoluti, che storicamente ha portato alla soppressione della libertà e alla negazione dell’eguaglianza e della dignità: i totalitarismi ne sono l’esempio più eloquente. E allora non si tratta di ricacciare la fede nel privato e la Chiesa nelle sacrestie, ma di porsi nella sfera pubblica in condizione di parità con gli altri interlocutori, tenendo ben a mente che le “regole del gioco”, del dialogo e del confronto, in definitiva le regole della sfera pubblica, le uniche che si devono imporre erga omnes, sono quelle democratiche pluraliste presenti nella Costituzione e nei Trattati internazionali cui l’Italia aderisce. Dalla teoria Rodotà passa subito alla pratica, analizzando quali sono i risultati del lassismo democratico e dell’allineamento ad un “indirizzo etico dominante”. Cosa succede quando la politica incontra valori non negoziabili, sui quali solo la Chiesa romana può pronunciarsi? Accade che nasce una “costituzione parallela”, volta a mettere in discussione o a cancellare del tutto la prima parte della Costituzione italiana, quella dei diritti, dei principi fondamentali e delle libertà. Di più. A essere tacciate di relativismo, invero, sono tutte le Carte dei diritti, a cominciare dalla Dichiarazione universale dei diritti umani dell’ONU, del 1948. Si assiste all’abbandono di una politica costituzionale e al ritorno ad un “diritto di natura”, di cui il Vaticano si fa unico interprete, ad un conflitto tra poteri che ogni giorno è sotto i nostri occhi, in primis sulle questioni “eticamente sensibili” quali obiezione di coscienza, procreazione assistita, testamento biologico, unioni non fondate sul matrimonio, diritti degli omosessuali. La laicità intesa come fattore genetico della democrazia, nel pensiero di Rodotà, s’impone su due ambienti distinti ma collegati: quello politico e quello più strettamente giuridico . Entrambi ambiti che confluiscono nella Carta Costituzionale, nei principi e nei valori in essa consacrati, e che trovano un’ulteriore estensione nelle Carte dei diritti a cui l’Italia aderisce. La democrazia richiede rispetto reciproco delle diverse opinioni e delle diverse istanze valoriali, perché essa non si configura come la dittatura della maggioranza, ed anzi, ricordando Ronald Dworkin, rappresenta la promessa che la maggioranza fa alle minoranze di rispettare la loro dignità ed uguaglianza. Rispetto delle minoranze e delle diversità che, a sua volta, in una democrazia matura avrebbe dovuto comportare il superamento del prototipo giuridico “omologante” dell’uomo medio, dietro cui, secondo l’intuizione di Pasolini ne “La ricotta”, si nasconde “un mostro, un pericoloso delinquente, razzista, conformista, schiavista, colonialista, qualunquista” . Stesso stereotipo di uomo medio che, invece, oggi sembra voler essere riaffermato nel quadro di un nuovo freezing costituzionale, che in Italia sta provocando un clamoroso salto indietro della civiltà giuridica e delle libertà individuali. Pertanto non è un caso che il filo rosso del libro del Prof. Rodotà sia costituito dalla fiducia nella cultura dei diritti, come si coglie dall’importanza che la scuola pubblica gioca nella formazione del cittadino, e dallo sguardo sempre proiettato verso le altre esperienze giuridiche occidentali e, in modo particolare, verso l’Unione Europea. Da una parte, dunque, la scuola pubblica, spazio di confronto e non d’imposizione o indottrinamento, che sul modello tracciato nel 1907 da Gaetano Salvemini (e poi fatto proprio dallo Stato laico e costituzionale) è il luogo che deve mettere gli alunni in condizione di potere, con piena libertà e consapevolezza, formarsi da sé le proprie convinzioni politiche, filosofiche e religiose. Il rispetto della persona nella sua fase di formazione richiama un vasto piano di principi costituzionali: l’eguaglianza e la dignità, la libertà dell’informazione e della manifestazione del pensiero, la libertà dell’arte e delle scienze e del loro insegnamento. In questa prospettiva, come afferma Rodotà, la scuola è anche “tramite tra le culture, che solo così possono riconoscersi e sfuggire alle trappole del multiculturalismo identitario, dove la cultura dell’altro è vista come minaccia e si rinuncia a priori alla sua comprensione e condivisione” (cit. pag. 153). Dall’altra parte uno sguardo fisso sull’Europa, realtà in fieri che mostra bene la capacità di trovare valori comuni pur in presenza di profonde differenze non solo religiose, ma anche sociali, giuridiche e culturali tout court . E con la Carta di Nizza che entra a pieno titolo – dopo il Trattato di Lisbona – nell’acquis communautaire, risulta maggiormente consolidata questa cultura dei diritti che fa della laicità il pilastro della democrazia europea. Riconoscendo ampio spazio alla dignità, alla libertà ed all’eguaglianza della persona. A dimostrazione che il pluralismo di valori può essere un buon vaccino contro chi vuole comprimere la libertà o monopolizzare la dignità umana.

MAURIZIO
mauriziodimasi


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