Il vincitore è sempre solo?
Scritta il:
07 maggio 2011
Non penso che il destino del vincitore sia sempre caratterizzato da una solitudine imperante. Il vincitore non è sempre solo. L’isolamento è il risultato di due cause sinergiche. La prima è il tipo di traguardo che s’intende conseguire: se l’obiettivo dell’uomo è solo materiale, questi potrebbe riuscire a raggiungere ricchezze consistenti e le vette del mondo, ma a costo non solo di restare da solo (seppur non in apparenza), ma anche di vedere desertificare il proprio cuore. Ma questa prima causa potrebbe non essere sufficiente. Il secondo ingrediente necessario al ritrovarsi in solitudine è il modo con cui s’intende raggiungere la vittoria (quand’anche solo materiale): senza la guida dell’amore tutto finisce per essere un traguardo che accresce il prestigio e che impoverisce lo sguardo. Con il passare degli anni, ci si ritrova con un velo sul cuore, che permette di vedere distintamente il luccichio di un brillante, ma non il brillare dell’animo di un altro uomo, di un fratello, di una sorella, dell’amato o dell’amata, di un figlio, di un amico, di una mamma. Questi due ingredienti non si distinguono, si mescolano nelle nostre vite e allontanarli diventa difficile, molto difficile. Un cambiamento di direzione richiede una fede molto grande. Come dice la poetessa indiana Chitra Banerjee Divakaruni: "Ha un'aria comunissima, perché tale è la natura della magia più profonda. [...] Un guizzo di fuoco, se solo avessimo occhi per vedere."