L' Europa salvata.
Scritta il: 19 dicembre 2011
Un libro magico, come tutti i racconti autobiografici sull'infanzia, che ci restituiscono viva l'Europa del Novecento, non meno di quella ottocentesca con i suoi grandi narratori, da Dickens a George Eliot, come se fosse un Epoca letteraria a sé, senza barriere temporali né spaziali. Rivive miracolosamente in Canetti l' Europa delle mescolanze e delle società che si incrociano e si fondono. Il suo è il racconto- ricordo di un bambino ebreo di Bulgaria, figlio di genitori di antiche origine spagnole, il padre, ed italiane, la madre. Impara l' inglese a Manchester, dove vive dal 1911, lasciando l' amato nonno bulgaro ed il cuore dell' Europa. Presto, dalla madre impara il Tedesco, la lingua parlata con il padre fino alla morte di quest'ultimo. Durante la permanenza a Vienna, si imprimono i ricordi della lotta per l' autonomia dalla madre autoritaria ma democratica, la scoperta degli insegnanti. Elias impara con difficoltà il Tedesco, a piccoli passi ne inizia la propria costruzione, crea e rinnova la lingua della perduta intimità familiare, rinsaldando così il ricordo del padre, che gli aveva trasmesso l' amore straordinario per il racconto. In uno stratificarsi di ricordi remoti e fragili come un velo, diventiamo i testimoni della vita del bambino Elias e del suo peregrinare per il mondo, come un destino opposto a quello dell'Europa, scossa e ferita a morte dalla violenza dei Nazionalismi, che impongono fedeltà a patrie anche e proprio a chi ne ha incorporata più d' una. In Germania, la madre gli mostrerà l' eredità della Guerra, perché il figlio ormai cresciuto si dedichi non più solo allo studio dei libri, ma anche all'osservazione del mondo, per diventare davvero partecipe del dolore universale


