Al gusto di Amok
Scritta il: 06 agosto 2010
Il gelato artigianale non posso mangiarlo, e allora che faccio? Me ne vado in libreria a sbirciare tra le coste dei piccoli Adelphi. Sono irresistibili. Colorati come palle di gelato, e ruvidi al tatto, come se le parole premessero per saltar fuori dalle pagine. Così ho trovato Amok. Non è al gusto puffo: ha il sapore esotico di mari sconosciuti e l'intensità di passioni travolgenti. Un gusto deciso, non adatto a tutti. Ogni volta che leggo una novella di Zweig, mi meraviglio. Guardo la sua foto su Wikipedia e mi chiedo come mai il suo viso sembri del tutto estraneo alle passioni che racconta. Ha un volto rassicurante: potrebbe essere un funzionario di banca o un notaio; nessuno sospetterebbe che, dietro a quella faccia da impiegato, si nasconde un osservatore tanto raffinato. Uno che non perde tempo a ciarlare di sentimenti effimeri, ma ci offre calici colmi di disperazione, sorsate corpose di sentimenti senza ritorno. Uno che scrive di passioni che non si traducono mai in amore fisico, ma restano ideali a cui sottomettersi ciecamente, senza ottenere nulla in cambio. Zweig ci mette in guardia: la passione che dà senso ad una vita non deve manifestarsi apertamente, ma deve essere custodita gelosamente, per evitare che appassisca e si consumi. Il momento della rivelazione, infatti, è soltanto una parentesi di illusoria felicità che precede l'inevitabile tragedia. In questo caso la follia passionale prende il sopravvento e fa del nostro dottore un manichino in preda all'Amok: una sorta di delirio febbrile, in cui si agisce inconsapevolmente, in preda ad uno stato di iperattività, scatenato da eventi eccezionali che scuotono nel profondo. L'evento eccezionale, per il protagonista, è l'incontro con una donna algida, imperiosa, tutt'altro che sottomessa. Una donna che sa come ottenere ciò che vuole. Una donna a cui il caro dottore non può resistere. Una donna che lo tiene in pugno, anche se, all'apparenza, dovrebbe essere il contrario. Ma lei è la più forte, la più virile dei due. E non c'è scampo. La devozione incondizionata dell'anonimo dottore per questa donna che non ha alcuna intenzione di implorarlo farà scattare una molla nascosta che lo condurrà alla follia, lasciando affiorare i suoi veri sentimenti. Ed ecco che, una volta svelata la passione, il lieto fine non può che farsi da parte e attendere il suo turno: soltanto il finale tragico è in grado di resistuire la dignità a coloro che, mettendo a nudo i propri sentimenti, l'hanno perduta. È così ogni volta con Zweig: prima del medico di Amok, ho già incontrato la sconosciuta e Mendel dei libri, ma non c'è verso di annoiarsi con le sue novelle. Qui ci sono un centinaio di pagine di una scrittura a dir poco perfetta, curata nei minimi dettagli, ogni frase come un intarsio delicato. E non si può fare a meno di subirne il fascino, di arrendersi alla sua malia, di lasciarsi cullare dallo sciabordio delle sue parole contro i margini della pagina.



