straordinario
Scritta il: 25 agosto 2010
Su questo romanzo ci sarebbero molte considerazioni da fare, Marai è conosciuto prevalentemente per "La donna giusta" o per "Le braci" che seppure ho amato moltissimo mi rendo conto che anche le altre opere sono di grandissimo livello come questo romanzo è. Marai è uno degli scrittori più rappresentativi del primo novecento europeo, la sua scrittura si eleva ai grandi della letteratura, la capacità narrativa è potente ed evocativa. Mi hanno molto colpito le pagine che descrivono l'inizio di un concerto, quella manciata di secondi dove il silenzio è profondo e l'intera platea trattiene il respiro fino a quando la prima nota vibra, del rapporto intimo fra il concertista e il suo pubblico, dell'atmosfera che ricorda un rituale religioso, della forza e della tensione erotica e sensuale della musica. Un altro aspetto che mi ha colpito è che nel romanzo i nomi dei protagonisti sono puntati come il concertista Z., oppure la donna amata E. oppure vengono definiti genericamente come "il marito", "l'assistente", "il professore". Solo le quattro suore hanno un nome: Cherubina, Carissima, Mattutina e Dolorissa, si tratta di quattro figure femminili definite "angeliche ruffiane" che si avvicendano al letto del malato, e che avranno un ruolo fondamentale nella storia che Marai ci trasmette. "La sorella" è incentrato sul tema della malattia come conseguenza o somatizzazione di un profondo malessere esistenziale dal quale la guarigione o la morte dipendono solo dal paziente, dalla sua volontà. Una teoria che all'epoca doveva essere apparsa fantasiona, ma che oggi sappiamo per certo che la medicina conferma scientificamente che la volontà del paziente è fondamentale. A volte la fantasia è solo intuizione che anticipa la realtà. La narrazione, in prima persona, è sotto forma di un diario, il diario del malato e di quale via via sarà il suo rapporto con la malattia, con la voglia di abbandonarsi ad essa e ricorrendo alla morfina oltre che per sedare il dolore per annebbiare la mente e scivolare così in un oblio di se stesso. E Márai è davvero psicologo sottile nel descrivere il percorso che il malato farà anche grazie alle suore e ai due medici per riemergere e lottare per la vita, che non sarà più la stessa, la musica, sua ragione di vita sarà il tributo che dovrà pagare per vivere, dovrà privarsene per sempre. Ma Z. compie un altro grande cambiamento epocale, si convince che non si soffre mai inutilmente, e inizierà a interrogarsi sulle ragioni della sua sofferenza, su tutto ciò che aveva creduto apparentemente e su ciò che negava anche a lui stesso. Riuscirà infine anche a staccarsi dalla figura di E., amica e la donna che credeva di amare e che invece è stata la causa della sua malattia.


