Quattro giorni per non morire

di Marino Magliani

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  • Listino€ 12,90EditoreSironiCollanaSporeData uscita30/03/2006
  • Pagine156LinguaItalianoEAN9788851800628

Sinossi

"Qui c'è un uomo doppiamente condannato. Nel fisico, per una malattia. Nella vita sociale, perché è un carcerato. Ha l'opportunità di fuggire e di scampare la seconda condanna al fine di tentare di scampare alla prima, la più importante. Qui c'è un passato che riemerge, un presente che sembra aprirsi, un futuro da giocarsi all'ultima mano. C'è una partita, c'è un rischio, c'è un dolore. C'è una trama che ti prende, una rete di affetti che non ti lascia, una scacchiera su cui muoversi con cautela e decisione. Qui c'è un libro pieno di cose. Ma c'è anche un luogo che è una delle più emozionanti fra le terre emerse: la Liguria scheggiata e scoscesa che solo gli scrittori liguri sanno rendere sulla pagina e, fra questi, soprattutto i liguri che se ne sono andati e che ci ritornano ciclicamente, spalle al mare, inerpicandosi fra gli ulivi, nelle terrazze di muretti a secco, scambiando scarne battute con gli altri umani, come Marino Magliani fa, sia nella scrittura sia nella vita." (Dario Voltolini).

Recensioni

Quattro giorni per non morire

Scritto da 29professor42@virgilio.it il 02 ottobre 2006

Definire, come hanno fatto molti lettori, il libro di Marino Magliani un noir mi sembra decisamente riduttivo. Non è un'opera di genere ma una storia di grande respiro, nonostante le coordinate spazio-temporali siano a prima vista alquanto limitate: una vallata dell'entroterra ligure, scoscesa ed angusta che va a sbattere contro una spalliera di montagne e un lasso di tempo di appena 96 ore, come risulta dal titolo Quattro giorni per non morire. Il protagonista Gregorio è un uomo ferito, deluso, perennemente in fuga da se stesso, dalla morte e... persino dalla vita. È un libro amaro e struggente che parla di solitudine, di dolore e di morte. Il paesaggio sembra abbandonato a se stesso: gli uliveti sono grigi e impolverati, le reti ricoperte di ragnatele, il sole pallido e malato. La stessa voragine di azzurro, sollecitata dai romanzieri liguri e soprattutto dall'amato Biamonti, sembra ricreata per sprofondarci dentro, per inabissarsi definitivamente. Gregorio rispecchia la sua triste vicenda in quella del povero cinghiale (vera e propria mise en abîme) braccato, stanato e ucciso. Mentre negli occhi dei lettori rimangono impresse le parole del vecchio Adelmo: Quelli che non sono venuti a questo mondo non si sono persi niente... I modelli sono Francesco Biamonti, di cui sono citate immagini e parole, Giuseppe Conte, Jean Claude Izzo e soprattutto Cesare Pavese; penso alla stessa esigenza insopprimibile di donna, nella speranza di riempire la solitudine, di dissolverne il gelo. Bisogna fermare una donna e parlarle e deciderla a vivere insieme. Altrimenti, uno parla da solo. Anche la lingua ricorda quella dello scrittore di Santo Stefano, fatte salve le diverse sfumature dialettali. Una lingua secca, ruvida, terragna, spesso prosciugata e scarnificata. Un libro insomma notevole, che merita più di una attenzione e che ci restituisce il piacere sempre più raro della lettura.

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La mia recensione

Altre informazioni

Genere:letteratura italiana

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