Canale Mussolini

di Antonio Pennacchi

Prezzo online:

€ 6,99

Sinossi

Canale Mussolini è l'asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. I suoi argini sono scanditi da eucalypti immensi che assorbono l'acqua e prosciugano i campi, alle sue cascatelle i ragazzini fanno il bagno e aironi bianchissimi trovano rifugio. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile nello stabilire le regole di casa cui i figli obbediscono senza fiatare. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare, il cocco di mamma. Iseo e Temistocle, Treves e Turati, fratelli legati da un affetto profondo fatto di poche parole e gesti assoluti, promesse dette a voce strozzata sui campi di lavoro o nelle trincee sanguinanti della guerra. E una schiera di sorelle, a volte buone e compassionevoli, a volte perfide e velenose come serpenti. E poi c'è lei, l'Armida, la moglie di Pericle, la più bella, andata in sposa al più valoroso. La più generosa, capace di amare senza riserve e senza paura anche il più tragico degli amori. E Paride, il nipote prediletto, buono e giusto, ma destinato, come l'eroe di cui porta il nome, a essere causa della sfortuna che colpirà i Peruzzi e li travolgerà.

Altre informazioni

Recensioni

Avvincente

Scritto da riz3 il 04 dicembre 2011

Canale Mussolini racconta la storia della bonifica dell'Agro Pontino vista con gli occhi di una famiglia contadina proveniente dalle sovrappopolate campagne venete, i Peruzzi, fascisti fino al midollo.Il libro mi è piaciuto molto. Lo stile usato da Pennacchi è particolare, perchè riesce a coniugare perfettamente italiano e dialetto, gerco contadino e riflessioni storiche in un insieme che, nonostante tutto, non lo rende pesante al lettore. Si potrebbe contestare la bonarietà con cui viene raccontato il fascismo, ma in reltà alla fine si capisce quanto questa ideologia si rivelerà debole e condizionata soprattutto dalla condizione di miseria della classe contadina. Non puoi fare a meno di affezionarti a questa famiglia allargata e alle loro vicissitudini. Premio Strega meritatissimo.

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Avvincente e intrigante, ma un pò fazioso

Scritto da Cinzia58 il 30 novembre 2011

Romanzo centrato sulle bonifiche Pontine, viste attraverso una famiglia patriarcale, contadina e fascista. Io personalmente non sono d’accordo con il giudizio espresso dal narratore su tanti fatti della storia italiana di quel periodo, o meglio, non sono d’accordo sulla bonarietà del giudizio verso il regime fascista, tuttavia lo stile narrativo è piacevole, la lettura è avvincente, la ricostruzione storica è valida ed il premio Strega per la narrativa è meritato. E ‘ la saga dei Peruzzi dagli anni della Prima Guerra mondiale alla Liberazione dal nazi-fascismo. I Peruzzi sono una famiglia patriarcale, fascista ed affamata, di Codigoro, provincia di Ferrara, che viene mandata in Agro Pontino, provincia di Latina, a bonificare e a coltivare la terra. Questo è il cuore del romanzo. Molto interessante è la descrizione della vita contadina, di come si faceva il pane in casa, di quando non c’era il gabinetto nelle case, di come si onoravano i morti, del rito dei filò (andare per poderi a chiacchierare, la sera), insomma di usi e costumi del mondo contadino. Il cuore del romanzo, come dicevo, è il periodo delle bonifiche e della vita in quelle aspre terre, descritte tuttavia con l’entusiasmo di chi, grazie a quelle terre bonificate, potrà sfuggire alla fame, anche se il raccolto dovrà essere consegnato al fascio, razionato. Una prima parte del romanzo, tuttavia, descrive la vita della famiglia Peruzzi nella sua precedente residenza in Codigoro, Ferrara, a partire dalla prima guerra mondiale. Lo scrittore, in diversi passaggi, è decisamente fazioso, privilegiando un punto di vista piuttosto parziale; ad esempio, i “rossi” violenti ed i “neri” che rispondono alle loro violenze e nel romanzo l’ascesa del fascismo è descritta come una conseguenza del biennio rosso (quello degli scioperi ad oltranza nelle fabbriche); in realtà l’ascesa del fascismo è stata il risultato di molte cause, ma la principale è l’errore politico e tattico di Giolitti e del suo governo. Al di là dell’impronta ideologica della famiglia Peruzzi, ossia del narratore, emerge uno spaccato di vita e civiltà contadina, tra i poderi delle terre bonificate dell’Agro Pontino, ora provincia di Latina. Ma, essendo quello il periodo, viene raccontata anche la guerra in Abissinia, ma dal punto di vista degli esaltati invasori; descrive le stragi fatte per volontà del Duce, ma le giustifica, secondo me in maniera eccessiva. Poi, ci sono le vicende della Seconda guerra mondiale, la resistenza dei coloni alle forze anglo-americane, per paura che togliessero loro le terre e invece la sorpresa per gli aiuti alimentari e la disinfestazione delle terre malariche, con il loro DDT. Romanzo storico consigliato a chi vuole conoscere la storia dell'Agro Pontino attraverso una lettura avvincente ed intrigante.

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Bellissimo lavoro

Scritto da fabio.lanzini il 26 novembre 2011

“Canale Mussolini” narra la storia di una famiglia degli inizi del Novecento in Italia che attraversa uno dei periodi sicuramente più importanti e turbolenti della storia italiana: i Peruzzi, questo il cognome della famiglia, supereranno la prima guerra mondiale, saranno testimoni attivi della nascita e dello sviluppo del fascismo, fino alla sua dissoluzione alla fine della seconda guerra mondiale. La vera trovata del libro è proprio questa: narrare la vita di una famiglia comune attraverso questo periodo storico, descrivendo non solo i comportamenti dinnanzi ai grandi eventi, ma anche e soprattutto i sentimenti provati dalla gente di fronte alla guerra, alla miseria, al trasferimento dalla propria casa in Agro Pontino, all’arrivo degli americani che pone fine alla guerra. Se il finale non fosse particolarmente emozionante e degno della fine di un bel libro, avrei terminato con un po’ di rammarico per non aver vissuto insieme ai Peruzzi anche gli anni successivi alla Liberazione (il referendum del 2 Giugno 1946, la Costituzione…). Fa onore all’autore che abbia provato questa sensazione alla fine del libro. Un po’ pesante (ma forse è colpa mia che ho letto la parte centrale del libro a fine giornata, quando la stanchezza era forse troppa) la parte centrale del libro, dal trasferimento in Agro Pontino fino alla partenza per l’Abissinia (bisognava fare l’impero…), perché Pennacchi si dilunga nella descrizione della vita da contadino in Agro Pontino. Forse una persona con più anni di me (io ne ho 29) è in grado di apprezzare di più, certo però consiglio tutti i lettori di fare più attenzione nella parte centrale del libro e di leggerla a mente lucida. Lo stile di scrittura è veloce (frasi corte) e il lessico abbastanza povero (molte parti in dialetto Veneto). Si adatta perfettamente dal contesto, anche se personalmente preferisco uno stile diverso (corretta comunque la celta dell’autore). Buona lettura.

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Finalmente!!!!

Scritto da giumi58 il 16 marzo 2011

Era un bel po' di tempo che non facevo una cosi' piacevole lettura. Pregi e difetti del fascismo vissuto da una famiglia contadina. Personalmente lo consigliero'

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Premio immeritato

Scritto da Marco1954 il 07 febbraio 2011

L'ho finito con fatica. Epopea che sembra più una serie di episodi collegati dalla parentela degli interpreti piuttosto che una storia coesa di una famiglia. Il ventennio fascista appare più edulcorato di quanto sia stato, a mio giudizio, nella realtà. Non ho apprezzato, infine, la forma narrativa e soprattutto scrivere i dialoghi sempre con un unico dialetto indipendentemente dall'etnia di colui che parlava. Pieno di divagazioni che non facilitano la lettura.

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MATURAZIONE...

Scritto da francesca77 il 02 febbraio 2011

Canale Mussolini ha creato in me una strana reazione. Mentre lo leggevo continuavo a dire "questo libro è stato sopravvalutato" ma appena chiuso non riuscivo a smettere di pensare ai Peruzzi e alle loro vicissitudini con estrema nostalgia. L'ho dovuto maturare e sono stata costretta ad amarlo contro la mia volontà. E' forse questo che fa di un libro un capolavoro?

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mini sorpresa nel finale

Scritto da wmontorsi il 22 gennaio 2011

su fascismo, guerre coloniali, quota 90, patto d'acciaio, illusioni e populismo ho imparato di più da questo libro che dai manuali di storia della scuola; la scrittura è più che mai vicina alla lingua parlata; fluida e scorrevole la lettura. Lo consiglio a tutti gli studenti che si stanno preparando all'esame di stato

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quel Can de l'Adelchi

Scritto da Liutprando il 11 gennaio 2011

Un' "altra" storia di italiani emigranti forse già dimenticata da molti. Il popolar-fascismo raccontato attraverso le vicende dei Peruzzi ricorda che l'attuale populismo provincialista della Repubblica delle banane è storia già vista. Divertente e a tratti consolatorio. Alla lunga però lo stile e la scrittura di Pennacchi risultano pesanti (va bene lo scrittore operaio però...). Consigliato: SI.

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i peruzzi

Scritto da peppesta il 27 dicembre 2010

pennacchi racconta la saga dei Peruzzi attraverso lo sguardo di un nipote. si avvicina ad ognuno dei personaggi con luce che fionda sui loro occhi, sui loro nervi. ne escono dei ritratti a tratti struggenti; ma anche taglienti su debolezze che vanno a braccetto con un'epoca di fatiche esistenziali: il fascismo ne esce come forma di un carattere nazionale non del tutto superato. non appare il male assoluto, no, in questo libro escono fuori, come schegge impazzite, tante facce di uomini e donne "dentro" alla storia. nè vinti nè vincitori, ma protagonisti, loro malgrado, di una fetta sostanziale di storia italiana ancora da spiegare. Pennacchi ci ha provato, con lucida onestà ha dipinto un affresco realistico. a noi riconoscere le sfumature di dolore che caratterizzano gli sforzi dei protagonisti della storia;e inquadrare lo slancio dell'impresa dei nostri padri per un'italia più equa davanti alla sua storia. buona immersione.

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Da leggere

Scritto da giuliadanmar@hotmail.com il 11 dicembre 2010

Una appassionante saga familiare che tiene incollati sino all'ultima pagina. Ho trovato molto divertente l'uso del veneto che forse per chi non lo capisce può rendere qualche parte del libro poco scorrevole alla lettura.

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Una storia nelLa Storia

Scritto da carotide il 27 novembre 2010

Veramente meritevole del premio Strega. Pennacchi riesce a descriverci in modo molto discorsivo la storia della sua famiglia nelLa Storia del fascismo in Italia. Tutto in modo cosi' immediato e piacevole che il "librone" scorre in pochissime ore. Una visione obiettiva della storia, a mio parere, e un piacevolissimo romanzo.

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Uno squarcio di storia dimenticata

Scritto da SONIACH il 15 novembre 2010

Appassionante saga familiare, che solleva con garbo e senza "partigianeria" un velo su un pezzo di storia d'Italia dimenticato, o forse solo trascurato, da quanti hanno scritto a proposito delle vicende della prima metà del '900. Un pezzo di storia visto "dal basso", da una modestissima e numerosa famiglia contadina, e misurato e giudicato in base ai valori primari della cultura contadina appunto. Assolutamente da leggere.

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Libro stupendo

Scritto da DagoeGiuly il 10 novembre 2010

Anche se all'inizio risulta leggermente difficile comprendere lo stile, per lo meno per chi non conosce il dialetto veneto, dopo le prime 50 pagine si viene letteralmente catturati dalla storia. Interessante anche la narrazione degli avvenimenti storici. Da leggere assolutamente

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Premio Strega meritatissimo

Scritto da aldebaran23 il 10 novembre 2010

Strepitosa performance narrativa, ritmo incalzante, avvincente. Mi è piaciuta tantissimo l'idea di introdurre il dialetto veneto nella narrazione, rende veramente divertenti diversi episodi. Un riassunto storico di una periodo italiano molto difficile, vissuto attraverso le vicende di una famiglia patriarcale. Da non perdere! Ogni volta che qualcosa mi va storto, mi vien da dire "Maledeti Zorzi Villa!"

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bello..

Scritto da alexalex99 il 10 novembre 2010

Ammetto che all'inizio è stato difficoltoso abituarsi al tipo di narrativa.. ma piano piano, pagina dopo pagina, ci si ritrova proprio NELLA famiglia e sembra che il narratore stia parlando proprio con te, SOLO con te.. bello

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Un'occasione sprecata

Scritto da Renzo.Montagnoli il 31 ottobre 2010

Una saga familiare per raccontare un’epoca non è certo una novità e non sono pochi gli autori, non solo italiani, che hanno scritto al riguardo. Ci ha provato anche Pennacchi, narrandoci delle vicende della famiglia Peruzzi, spostatasi, per necessità, dal rovigotto alle ex Paludi Pontine, risanate dall’intervento massiccio del regime fascista teso a dare nuova terra coltivabile agli italiani. Si potrebbe pensare quindi a un romanzo storico e in parte Canale Mussolini lo è, ma è influenzato da quel desiderio di riappacificazione nazionale volto a riscrivere l’avvento e il dominio del fascismo, compito certamente difficile e in cui l’autore si è gettato a capofitto, evidenziando però carenze culturali e di approccio che fanno di quest’opera un libro sicuramente leggibile, ma anche approssimativo, dalle facili conclusioni che cadono come sentenze, in un quadro di eccessive semplificazioni dei problemi proprie di chi crede di sapere come siano andate effettivamente le cose perché convinto che la sua conoscenza sia completa e assoluta. Alla base del romanzo quindi c’è un peccato di presunzione che finisce con l’inficiare la validità delle asserzioni, spesso gratuite, frutto non tanto di una disamina attenta, quanto di un credo politico. Ed è un peccato perché l’idea di partenza era e resta buona e così, anziché trovarci di fronte a un rigoroso romanzo storico, scorre davanti agli occhi una lunga telenovela, con personaggi che sono degli stereotipi del socialista, dell’anarchico, del fascista, insomma una sorta di opera rientrante nella cultura nazionalpopolare, così cara ai regimi illiberali e feconda sia sotto il fascismo che sotto il governo dei soviet. Ciò nonostante il libro riesce più di una volta ad avvincere, perché le vicende rientrano in quei percorsi della natura umana in cui tutti, chi più chi meno, ci ritroviamo. Ci sono in effetti pagine da epopea, come quella della bonifica delle paludi, un racconto corale che ben si presta all’agiografia, anche se proprio lì si riscontra un atteggiamento didascalico che appesantisce il romanzo, in cui peraltro sono frequenti divagazioni, variazioni di tempi non sempre giustificabili, che finiscono per portare al lettore una certa stanchezza e comunque tale da fargli scorrere velocemente le pagine per ritrovare quelle di un discorso più snello e quindi più appagante. Il ritmo della narrazione è altalenante, discontinuo, con improvvisi acuti seguiti da vere e proprie fasi di stanca, quasi che l’autore volesse prendere un po’ di fiato e del resto si potrebbe dire che Pennacchi ricorre a un italiano più parlato che scritto, con frequenti frasi in un dialetto veneto un po’ particolare, quasi modificato per aumentarne la comprensibilità. Se l’impostazione colloquiale (l’autore si rivolge a un ipotetico lettore) è strutturalmente interessante, però, data la lunghezza del libro, finisce con l’annoiare e peraltro il testo stesso poteva essere ridotto alquanto, perché le frequenti divagazioni, che tirano in ballo anche personaggi occasionali e di scarso rilievo per l’opera, occupano non poche pagine. In questo bilancio i difetti, fra i quali un uso della lingua italiana non proprio da manuale, sono parecchi e i pregi pochi; resta un certo fascino della vicenda che desta interesse, ma se questo consente di considerare il romanzo un prodotto nel complesso leggibile, le numerose pecche non giustificano assolutamente l’assegnazione del Premio Strega, che conferma ancora una volta lo scadimento delle ultime edizioni.

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IL MIGLIORE

Scritto da oreste25 il 28 ottobre 2010

è per me un libro bellissimo..dopo aver letto gli altri finalisti dello Strega non posso che confermare che sia di gran lunga il migliore..lascia un bel sapore una volta letto.

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modesto

Scritto da andreapj il 25 ottobre 2010

Il libro è descritto come "un poema grandioso", ma per me è solo un racconto, seppur gradevole, con molte frasi in dialetto misto veneto - romagnolo, decisamente improbabile. Il tentativo di ripercorrere decenni di storia attraverso le vicende di una sola famiglia è lodevole, ma a volte il risultato è stentato e perde di credibilità (...un Peruzzi in ogni luogo del mondo..., i Peruzzi che resistono allo sbarco di Anzio...). Per contro, mi sono piaciuti alcuni approfondimenti, le divagazioni, le riflessioni e i messaggi critici sulla politica, sia quella del ventennio fascista, sia quella attuale. Il giudizio è sufficiente perché da un premio Strega mi aspettavo di più e sono rimasto un po' deluso.

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quando il Duce parlava veneto

Scritto da millericcioli il 02 settembre 2010

Mi è piaciuto molto per diversi motivi: 1)l’espediente narrativo, il ricorso a parole onomatopeiche divertenti e soprattutto l’uso del dialetto alleggeriscono le 460 pagine. E’ vero che alla fine non se ne può di frasi tipo "l’aghemo ciapà in quel posto anca stavolta”, ma leggere Hitler e Mussolini che parlano e pensano in veneto vale da solo il prezzo della libro. 2)ho rivissuto i racconti dei miei nonni, i valori e la visione della vita, della civiltà contadina e della famiglia patriarcale, con la nonna che coordina le emergenze meglio di Bertolaso “ti de qua e ti de là” . E’ un inno alla famiglia, che sostiene e permette di affrontare ogni difficoltà e dolore; C’è molta empatia nel libro, “ognuno gà le so razon” cvengono presentati punti di vista, e posizioni a volte opposti. Non mancano riferimenti e stoccate alla politica attuale di oggi che riflette i difetti più sgradevoli degli italiani, come il farsi gioco delle regole collettive e piegarle al proprio tornaconto. 3)Condivido molte riflessioni sull’assurdità della guerra, (“trentamila perdite da tutte e due le parti, sul fronte Anzio-Nettuno. Giovani di vent’ani, venuti da tutto il mondo per morire qui. E anche loro, le mamme, li piangono ancora”) sulla retorica fascista e la denuncia della violenza perpetrata dagli italiani quando andarono in Africa a conquistare il proprio posto al sole. 4)Interessanti le numerose digressioni. Ne cito una per tutte: quella sul “calypso”, l’eucalipto, pianta alloctona, criticata per questo, ma utile a prosciugare i pantani e a togliere lo spazio vitale alla terribile zanzara.

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IL LAVORO SI SPOSTA DAL NORD

Scritto da RovenaBocci il 30 agosto 2010

Nel racconto si parla di lavoro, di esodo, dal nord lo spostamento in massa per bonificare le zone paludose dell'Agro Pontino, dove è stato possibile dopo la bonifica, oltre che poter coltivare, anche successivamente costruire interi paesi e città. R.

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Imperdibile

Scritto da pericle60 il 30 agosto 2010

E' veramente uno dei migliori libri che abbia letto non solo per la narrazione, a tratti costellata da voli pindarici che nulla tolgono - però - allo scorrere della trama, ma soprattutto per la vitalità dei personaggi e per il linguaggio utilizzato (molto realistico soprattutto nelle esclamazioni dialettali). In alcuni passi é assai crudo, ma senza esagerare. E' meritevole l'intento dell'autore nell'attribuire anche ai pionieri di casa nostra quell'aura di eroico che negli USA ha dato seguito all'epopea del Far West.

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soddisfatta

Scritto da SantaRita il 28 agosto 2010

Gradevole, ma non eccezzionale, voglio dire da ricevere un premio cosi' prestigioso, senza dubbio scritto bene, ma, ad un certo punto perde i colpi e ti senti perso in mezzo alle paludi pontine.

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Perplesso

Scritto da aorlando101 il 24 agosto 2010

Non capisco come abbia fatto a vincere il premio strega. nulla a che vedere con "la solitudine dei numeri primi" o "stabat mater"a questo punto dovrei leggermi gli altri finalisti per capire il confronto.pero' non posso avere la presunzione di capire l'assegnazione di un premio cosi antico e prestigioso. mi attengo al libro: e' una storia senza colori, raccontata con poco patos, a tratti si perde e gira intorno a se stessa. sembra il diario di mia nonna preso da uno scrittore sufficientemente abile da dare vita ad un romanzo epopea. carino mischiare la storia d'italia con la storia privata, ma nulla di che. uno sforzo enorme per finire di leggerlo. ed e' la prima volta che mi capita in vita mia.

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Superbo

Scritto da luciano.salvatore il 21 agosto 2010

Sono letteralmente entusiasta dall'aver letto questo libro! Mi e' piaciuto molto l'immersione totale negli usi e costumi di una famiglia di campagna di marcata cultura matriarcale di inizio novecento. E tutte le vicissitudini che hanno attraversato in un periodo cosi' difficile per l'Italia. Lo raccomando caldamente.

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Da leggere

Scritto da eva90 il 10 agosto 2010

Un libro ottimo. L'unica nota è la scrittura anche in dialetto veneto, e per questo non è capibile da tutti. In generale una gran novità ed un ottimo modo di mescolare la storia del fascismo con quella popolare. L'intreccio è splendido ed è bello leggere la storia sotto un altro punto di vista, più vicino alla quotidianità che ai libri scolastici. Interessante.

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