Sinossi
Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. La lasciamo sulla neve credendo che morirà assiderata. Invece si salva, ma resterà zoppa e, soprattutto, segnata per sempre. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi compagni e, per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che lei lo aspetterà. Mattia non ritroverà più Michela. In quel parco, Michela si perde per sempre. Le vite di Alice e di Mattia, due esistenze segnate, si incroceranno. Diventeranno, Alice e Mattia, adolescenti, giovani, adulti.
Altre informazioni
- Genere:letteratura italianaParole chiave laFeltrinelli:narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945)
- Listino€ 6,99EditoreMondadoriData uscita07/10/2010Pagine-
- LinguaItalianoEAN9788852014062FormatoEPUB con Adobe DRM
Recensioni
NO! NO! NO! NO!
Scritto da Valentina.Caramia il 30 settembre 2010
In 33 anni della mia vita, non ho mai letto un libro peggiore di questo! Lo trovo psicologicamente violento e distruttivo. Mi chiedo che necessità c'era. Non è la storia "triste" che magari lascia il magone, ma anche un messaggio! Ecco, non colgo il messaggio! Una lancia a favore dell'autore: se ha voluto descrivere l'angoscia, ci è ruscito! Mi spiace, ma non potrei regalare questo libro a qualcuno perchè sentirei di lederlo! Ovviamente, non dico che sia così! E' la MIA opinione! Fate vobis!
strano
Scritto da piccyfeltrinelli il 02 aprile 2012
Non posso dire ne' che mi sia piaciuto ne' che mi abbia deluso, l'ho letto in due giorni alla ricerca di qualcosa ma sono giunta al termine del libro con molte perplessità nessuna delle quali ad oggi risolta.
Buona lettura!
Scritto da navarri il 17 dicembre 2011
E’ un libro che ha il pregio di riavvicinarti alla lettura, perché appena lo inizi lo leggi tutto d’un fiato (se puoi). Questo di per sé basterebbe a dire che è un buon libro. La storia offre molti spunti di riflessione. Diciamo che per me è un libro che, una volta terminato, non ti lascia uguale a prima, ti migliora un po’. Perché ti costringe a guardare dentro il vuoto della incomunicabilità tra le persone. Ti viene voglia di ascoltarti meglio e ascoltare gli altri, senza più paura. Il finale è di grande speranza. E’ una tappa necessaria nella vita di ciascuno di noi. Necessaria ma non sufficiente… Il bello è quello che vogliamo inventarci dopo. Buona lettura a tutti!
La solitudine dei numeri primi
Scritto da Sarina. il 24 settembre 2012
Un libro pieno di negatività che non ha una fine..pessimo..
angosciante
Scritto da lettriceattenta il 25 luglio 2012
Angosciante, triste, senza messaggi per il lettore, se non che la vita è un travaglio. Ma va', va'...
patetico!
Scritto da sgaia86 il 24 settembre 2011
Patetico è la parola giusta! Una storia senza capo ne' coda, con personaggi ben poco umani ma che sembrano usciti dall'officina di Frankestein. Una vicenda completamente assurda, con personalità totalmente irreali. Fortunatamente il libro mi è stato prestato, perché spendere soldi per leggere una cosa simile sarebbe stata una beffa. E se doveste scegliere tra vedere il film ed assistere un seminario di poesia giapponese, scegliete senza esitare la seconda.
Di Bello? Solo il titolo
Scritto da scadner il 22 dicembre 2010
Come può un libro far sfracelli in classifica ma lasciar delusi coloro i quali hanno speso il loro denaro, e di conseguenza esser la causa di questo successo?Semplice...La solitudine dei numeri primi, che ha di bello, secondo me, solo il titolo, mette in scena buona parte di quello che il pubblico ricerca in un romanzo sentimentale...ossia, il velato senso di colpa di un protagonista, le conseguenze che per questa colpa egli è costretto a scontare e un altro personaggio descritto non con assoluta profondità ma che all'pparenza, date le premesse, potrebbe affascinare...ma nulla di tutto questo centra le aspettative di sufficienza.L'autore è troppo preso da se, e dalle sue descrizioni fin troppo sentimentali....quasi eccessive;i dialoghi sembrano sempre carichi di angoscia e si leggono a fatica...gli altri personaggi non sono minimamente intercalati nell'intera vicenda e la lettura giunge stancamente alla fine...un consiglio?Evitate questo romanzo.
A me è piaciuto...
Scritto da simoski il 18 marzo 2009
L'ho letto velocemente in modo quasi maniacale volevo sapere come andasse a finire, come i pezzi del puzzle si sarebbero composti e se i protagonisti sarebbero riusciti a superare la loro "solitudine"... il finale un po sospeso mi ha lasciata interdetta ma penso che fosse l'unica scelta coerente... Nel complesso è uno dei libri che resterà nella mia memoria anche grazie all'approfondita analisi psicologica
La solitudine dei numeri primi
Scritto da anna62 il 26 marzo 2012
l'editor ha fatto un buon lavoro, ma senza lo scrittore (e la scrittura) un libro che valore ha? questo non molto, purtroppo AnnMa
Teoria dei numeri primi gemelli
Scritto da vincorsi il 29 dicembre 2011
Un buon libro, scritto molto bene e dalla lettura scorrevole. La storia è profonda e la teoria dei numeri primi gemelli si ripercuote sul contenuto di tutto il libro per spiegare il rapporto particolare, quasi simbiotico, tra i due giovani protagonisti. Finale un pò deludente.
sopravvalutato? forse
Scritto da Paolali il 28 dicembre 2011
osannato e disprezzato, secondo me ne' eccelso ne' da buttare molta angoscia ma senza una caratterizzazione chiara dei personaggi spuinti interessanti ma raramente approfonditi in maniera convincente mi ha fatto piacere leggerlo ma non lo considero un capolavoro
Io critico la critica!
Scritto da claudio.caliendo-1990 il 24 dicembre 2011
Un romanzo devastato dalla critica. Devastato per lo stile forse? Devastato dai classicisti forse? Francamente lo trovo un piccolo capolavoro. Una storia avvincente e molto più reale di quanto può apparire. Forse il sig. Giordano deve aver lasciato credere di aver partorito un classico dal linguaggio aulico. Sarà pure, ma credo che il classico sia fuori moda oramai. Ottimo il titolo! Leggere per capire.
Overrated - Sopravvalutato
Scritto da billiejoe il 18 dicembre 2011
Ho comprato questo libro per capire come mai avesse avuto un così ampio successo. Sinceramente lo devo ancora capire. La storia di Alice e Mattia poteva essere interessante da sviluppare e da scavare, ma l'ho trovata esageratamente scritta in modo scabroso nel senso proprio del termine. Credo che tra ogni riga del romanzo si legga che l'autore è un fisico di bell'aspetto che non ha saputo troppo analizzare la personalità dei propri personaggi. Se non interessano troppo i perché questo libro evidentemente può piacere.
lo consiglio
Scritto da dania.dania il 12 dicembre 2011
Una scrittura giovane racconta l'angoscia di due vite a metà: mai troppo lontane, mai troppo vicine. E' il doloroso tendere a qualcosa che non si raggiunge mai. E'una parola sempre spezzata a metà. L'ho trovato triste e bello, da leggere nelle sere d'inverno..
Grandi aspettative
Scritto da Cassy74 il 12 dicembre 2011
Ho acquistato questo libro convinta di leggerlo in un attimo, ed invece è stata una delusione. La trama non è avvincente, i personaggi non particolarmente caratteristici. In alcuni tratti ci sono spunti interessanti ma mai esplosi in modo convincente. La fine poi è veramente deludente...
Voto: 3
Scritto da Nuhynuhn il 02 dicembre 2011
Concordo con i colleghi che mi hanno preceduta. Son contenta di non averlo comprato personalmente, piuttosto di averlo ricevuto. E' una storia dal principio non molto chiara, un po' confusa, deprimente, con un'apatìa di fondo. Per me è stato molto deludente, e mi meraviglio delle critiche positive con le quali mi son trovata totalmente in disaccordo.
sopravvalutato
Scritto da giddia il 25 novembre 2011
Onestamente non mi ha entusiasmato, non sono mai stato coinvolto nella trama che ritengo abbastanza banale. Abbastanza sopravvalutato.
particolare...
Scritto da Valeria.w il 11 novembre 2011
non è uno di quei libri che ami, ma ti lascia qualcosa, fa riflettere su situazioni che spesso ignoriamo. A me personalmente ha messo na tristezza addosso quando l'ho letto, ma non vuol dire che sia un male...perché cmq ha saputo emozionarmi. E diciamocelo hanno fatto un film che non rispetta il libro ...
..ANCORA MI CHIEDO SE MI E' PIACIUTO O NO..
Scritto da PALADINID il 13 agosto 2011
Francamente l'idea è anche buona, ma troppo estrema! Due anime, sole, che arrancano nella vita trascinandosi traumi infantili e che trovano un modo tutto loro per consolarsi, starsi vicini e contemporaneamente tenersi alla larga.. Boh.. mi ha solo lasciato un senso di inquietudine, non c'è uno spiraglio di luce.
la solitudine
Scritto da Serghein il 26 luglio 2011
E' un romanzo tristissimo ma che cattura. Inutile dire che è una lettura che consiglio a tutti!
una delusione
Scritto da eliasiles il 23 luglio 2011
libro troppo positivamente pubblicizzato. mi aspettavo una sorprendente lettura, invece non si è rivelato niente di speciale
Stupendo
Scritto da Samanthina23786 il 28 giugno 2011
Ho letto questo libro appena uscito. Me ne sono innamorata, che dire, è bellissimo. Alice e Mattia sono due personaggi compessissimi e talvolta sono troppo costruiti per esser reali eppure lo sono. Sono due numeri primi stanno per toccarsi ma non riescono mai. Il finale aperto, che molti criticano e bocciano (generalmente anch'io, voglio che l'autore mi dia la fine non solo l'inizio, se devo immaginare io il finale allora scriverei io un libro no?) stavolta lo trovo azzeccato perchè qualsiasi altro finale avrebbe inevitabilmente banalizzato la storia. Straconsigliato sempre!
Adolescenziale
Scritto da Mattia9400 il 01 giugno 2011
In realtà all'inizio il libro mi piaceva molto : mi aveva colpito sopattutto la storia dei ragazzi da piccoli. Poi si è tramutato in un romanzo adolescenziale del tipo "scusa ma ti chiamo amore" e non interessato al genere , ho deciso di lasciarlo a metà. Va considerato comunque "carino" nel suo genere ma assolutamente non un caso letterario.
Un libro bellissimo
Scritto da SaraMichaelJohnson il 23 febbraio 2011
Non è vero che il libro delude il lettore, io trovo sia un libro molto bello... certo non finisce nel migliore dei modi... ma... consiglio di leggerlo senza aspettarsi il "vissero tutti felici e contenti" della favola di cenerentola...
Personale
Scritto da sonyas il 11 gennaio 2011
Ci sono libri che possono essere apprezzati fino all'ultimo punto in fondo all'ultima pagina, solo dalle persone che hanno vissuto, in prima persona, quelle identiche esperienze, sensazioni. Quando questo connubio avviene, dove la vita reale del lettore si intreccia con quella delle pagine dallo scrittore, il presente si trasforma, nasce quella perfetta magia che lega due mondi distanti in uno. Il libro diventa lo specchio dell'anima ed un amico con il quale confidarsi, come "La solitudine dei numeri primi" lo è stato per me. Descrizioni: perfette. Lettura: scorrevole.
La solitudine dei numeri primi
Scritto da annagioia il 01 gennaio 2011
Un libro che fa riflettere sull'educazione dei figli e dei traumi che possono scaturire dall'errato comportamento dei genitori insensibili ai problemi dell'infanzia e adolescenziali. Storia triste ma accattivante.
un buon libro
Scritto da salvatore71 il 27 dicembre 2010
Ho letto il libro per curiosità: ha vinto il Premio Strega, uno dei più prestigiosi, e per il numero di copie vendute. Per essere un'opera prima di uno scrittore ventenne il romanzo è notevole. Il tema raccontato è impegnativo. La storia della crescita fino all'età adulta di Alice e Mattia, i personaggi principali, è segnata dai traumi di quando erano bambini. Traumi che segneranno per sempre le loro vite e che gli impediranno di vivere la vita pienamente, costringendoli a essere "numeri primi", incapaci di aprirsi agli altri. 'La solitudine dei numeri primi' è un libro scritto, e ce ne sono tanti, sulla difficoltà di crescere e di maturare.
La solitudine
Scritto da mbr89 il 22 dicembre 2010
Un libro forse troppo pubblicizzato e sopravvalutato. Il finale mi ha lasciata l'amaro in bocca e per tutta la lettura del libro ci si aspetta qualcosa che invece non accade mai! Non mi ha trasmesso niente.
La solitudine di chi legge
Scritto da piggysusie il 15 dicembre 2010
Sinceramente questo libro non ha aggiunto nulla alla mia vita, se non il fastidio per aver speso dei soldi inutilmente...La finta trasgressione buttata lì per far colpo sul lettore, la violenza fine a sè stessa, l'incapacità di spiegare a fondo le scelte dei personaggi, la costruzione della storia deludente...Tutte cose che mi fanno rimpiangere il tempo sprecato.
Bel caso clinico.
Scritto da ciralib il 30 novembre 2010
Sono descritti indubiamente due bei casi clinici, ma in questo libro di romanzo non ci vedo un bel niente. Non c'è una storia ben sviluppata e potrei definirlo anche incompleto per il finale di pessima scelta.
Violenza gratuita e senza un vero scopo
Scritto da Nuriel il 23 novembre 2010
Un libro che parte con le migliori aspettative, molto riflessivo e con capitoli iniziali che dipingono un quadro ben strutturato della vicenda, ma che immediatamente perde di ogni fascino: storia violenta, ma non di quella violenza che porta a un fine, una violenza fatta apposta per essere raccontata e impressionare, particolari che si potevano tranquillamente tralasciare ma "fanno scalpore" e un finale che non trasmette nulla. L'autore fa una buona descrizione dell'angoscia ma, girata l'ultima pagina, non resta altro che una delusione per la scontatezza della trama, non scontata perchè proposta e riproposta ma perchè lascia un senso di banalità che sembra quasi portare a credere che l'autore in realtà non avesse nulla da dire, è assurdo pensare a un premio Strega per un libro così mediocre, altra delusione da aggiungere a una storia che al solo ripensarci mi fa venire i brividi di disgusto.
La solitudine dei numeri primi
Scritto da luciomar il 10 novembre 2010
Un bel libro. Molto toccante. Però non nascondo che il finale lo desideravo diverso. Mi sarebbe piaciuto far incontrare almeno questi due di numeri primi.
...ma anche no
Scritto da fairyreader il 09 novembre 2010
mi dispiace ma non ci siamo. questo romanzo è estremamente sopravvalutato, triste, deprimente. non capisco cosa voglia trasmettere l'autore con questa sua opera. la cosa più bella di questo libro a mio parere è.... il titolo.
ai genitori
Scritto da VaLe2010 il 03 novembre 2010
Sopravvalutato, come spesso noto accadere con i libri più venduti e letti. L'unica caratteristica valida di questo testo è il fatto che possa essere un buono spunto di riflessione per quei genitori che crescono i propri figli in modo affettivamente distaccato.
La solitudine dei numeri primi
Scritto da Vally3131 il 30 settembre 2010
alcuni dicono che il libro è stato sopravvalutato dalla critica, additandolo come pesante e negativo. Ma il libro, a mio parere, è uno dei migliori mai letti, trasmette emozioni e coinvolge. Non è la classica storia dove i protagonisti riescono a trovarsi, ma più affronta la realtà come è. da leggere!
sopravvalutato
Scritto da Annette il 27 settembre 2010
L'inizio del libro, il racconto delle vicende che hanno incrinato l'infanzia dei due ragazzi, mi ha coinvolto; il sodalizio che nasce fra i due "disadattati" in modi diversi è interessante e per un po' la storia funziona, poi però si perde in mille rivoli inutili e alla fine sembra cercare una degna conclusione che non arriva. Questo mi ha dato la sensazione di un libro scritto "a tavolino" senza ispirazione.
..e il 3 si innamorò di 5,che frequentava 7 e appena lo seppe mandò 11, 13 e 17 a dargli una lezione
Scritto da Diacla il 25 settembre 2010
decisamente fuori dal coro.... parto dalla fine... cosa ho pensato quando ho finito il libro : ma da chi è composta la giuria che selezione e decreta il vincitore del premio strega? una domanda ingenua e polemica! Il libro nel complesso non mi è dispiaciuto, da uno a dieci gli darei un 6, forse 6 e mezzo, però da qui a dire che merita un premio letterario, uno dei più ambiti, soprattutto per un giovane, e metterlo al pari di "l'isola di arturo", "il gattopardo", "il nome della rosa", "non ti muovere" - solo per citarne alcuni!- mi sembra nemmeno esagerato, proprio fuori luogo! e' scritto bene, decisamente bene, si lascia leggere piacevolmente, scorrevolmente. Ci sono delle frasi direi poetiche, veramente pungenti! però la trama secondo me è inconsistente...è banale e cerca spunti di originalità in storie "estreme" ed a mio avviso mal costruite : non ti senti "dentro" la storia, ma come il destinatario di un racconto trasferito di bocca in bocca, da un amico di un amico, di cui si conoscono solo i particolari che fanno scalpore e non la quotidianità che fa di un racconto una storia... Alcuni personaggi sono costruiti davvero male - le due mamme sono pessime!- altri sono "ostinatamente" marginali. La formazione scientifica dello scrittore viene fuori ed è piacevole- almeno per me lo è stato - ritrovare argomenti in genere astrusi semplificati ed inseriti in un contesto insolito. Sul finale poi...ho una mia teoria : secondo me l'autore ha deciso di scrivere un libro, perchè scrive bene ed è fantasioso (bene!); ha deciso che doveva avere a che fare con la sua quotidianità, con la sua passione - la fisica, i numeri!- (bene!); ha cercato e trovato un bel titolo, da cui poi sarebbero dovuti dipanarsi riferimenti nella trama (bene!); ha iniziato a scrivere creando riferimenti tra idea e contenuti (male!); a un certo punto serviva una fine, ma si è riletto il libro e ha visto che...non parlava di niente (male!), per cui per non terminare nella banalità di "..e finalmente i numeri primi gemelli per la prima volta sono riusciti a stare vicini e toccarsi...", ma nemmeno in quella di un suicidio dei suoi personaggi, ha deciso per un finale inconcludente che non accontenta né scontenta nessuno... (male!) Insomma, secondo me il grande errore è stato innamorarsi dell'idea di scrivere un libro con un titolo già pronto e con la voglia di metterci dentro delle cose, senza però avere una storia o cmq qlcsa da raccontare... Può decisamente migliorare, se continuerà a scrivere, lo rileggerò con piacere... intanto aspetto che mi dicano con che criterio vengono scelti i membri della commissione per il premio strega...
Deludente
Scritto da elly88 il 23 settembre 2010
Molto deludente. Ho cercato di leggere il libro ma non sono riuscita a finirlo. In pratica è la storia di due ragazzi con difficoltà a vivere nel mondo reale con i relativi problemi di adattamento alla società. Ho visto il film che è anche peggio del libro. Premio Strega? Bah!
La solitudine dei numeri primi
Scritto da erikuzza86 il 21 settembre 2010
"In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli : sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perchè tra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli." Sono queste le parole che lo scrittore Paolo Giordano utilizza, con sapienza e coerenza, per descrivere i due protagonisti del suo romanzo e, soprattutto, la relazione che essi hanno non solo tra di loro, ma anche con il mondo esterno. Due numeri soli che riescono a malapena a sfiorarsi, per poi essere separati da un terzo elemento. Due persone sole che si trascinano dietro i loro giorni portando un fardello pesante sulle spalle che rende difficile ogni singolo passo. Alice, a sette anni, dopo essersela fatta addosso, sfugge ai suoi compagni di sci e cadendo si rompe la gamba. Mattia, finalmente invitato alla festa di un suo compagno di classe, per paura di esser messo in imbarazzo dalla sorella Michela, affetta da un disturbo mentale, abbandona quest'ultima in un parco, dal quale la ragazzina sparisce per sempre. Questi eventi così tragici e così lontani tra di loro, pesano come fardelli nelle vite di Alice e Mattia, bambini, adolescenti ed infine adulti. Da queste due tragedie nascono conflitti, disturbi e malesseri che nessuno è in grado di curare o alleviare. Mattia e Alice si incontrano quando sono adolescenti, e i loro destini si incrociano, senza mai intrecciarsi seriamente. Come in un ballo sensuale, le loro vite si sfiorano, si cercano, ma non riescono mai ad afferrarsi, a rimanere avvinghiate, vicine. Nonostante i sentimenti che entrambi provano, le loro due esistenze, seppur vicine, rimangono separate da un insieme di cose non dette, di timori e paure. Cose che sembrerebbero così facili da superare, ma impossibili da scavalcare. Come quel numero pari che si frappone sempre tra quei numeri primi, destinati a non toccarsi mai. Un romanzo toccante, triste, tragico, ma insieme intriso di una strana quanto inaspettata dolcezza. La fluidità della scrittura poi incolla il lettore alle pagine, senza che questi abbia la forza di allontanarsene mai. Tutto scorre in linea retta, con una costruzione talmente geometrica da far pensare che sia stato il genio di Mattia a costruirlo, con tesi, ipotesi e risoluzioni. Tutto con un filo logico, perfetto, coerente. Un ottimo libro, che merita la sua posizione di prestigio nelle classifiche.
bello
Scritto da rob.rinaldi85 il 18 settembre 2010
Scritto benissimo, storia forse un pò adolescenziale, ma comunque accattivante. Ho avuto la fortuna di leggerlo prima del film, che ancora devo andare a vedere... Lo consiglio
POCO AMORE, TROPPE PRETESE
Scritto da japanesegirl il 16 settembre 2010
I numeri primi sono numeri divisibili solo per uno e per sè stessi, divisi da un solo numero pari, vicini ma non abbastanza per toccarsi. In questa metafora l'autore racchiude il senso di questo romanzo, paragonando i suoi due protagonisti a dei numeri primi per l'appunto. Alice e Mattia, due bambini, poi adolescenti e infine adulti, percorrono la loro esistenza pervasi da stati di inquietudine e angoscia, determinati da eventi tragici che hanno segnato irreversibilmente la loro infanzia. Alice odiava sciare, ma è costretta a farlo per assecondare un padre arrivista e ansioso di vederla campionessa di scii: un giorno però ha un brutto incidente che le compromette seriamente l'uso di una gamba costringendola cosi in seguito a trascinarsi per la vita un dolore fisico e interiore( peggiorato dall'appellativo "zoppa" con cui viene chiamata dagli amici di scuola) che la fa cadere in grave anoressia e bulimia dall'adolescenza fino all'età adulta. Mattia era un bambino intelligente e dotato, ma sovraccaricato dalle responsabilità dategli dai genitori nei confronti di una sorella ritardata; un giorno, invitato ad una festa di compleanno di un amico di scuola, decide di non portarla per godersi la serata tranquillamente ed evitare imbarazzi per le continue crisi di cui la sorella soffre; la abbandona quindi in un parco con la promessa di tornare ma al suo ritorno non la trova più. Questo episodio porta dentro di lui alla crescita esponenziale di un enorme senso di colpa, che si traduce in atteggiamenti violenti verso sè stesso. In entrambi i casi, ruolo cruciale giocano i genitori e la società: i primi responsabili sia nell'esigere troppo dai figli, sia nel donare loro poco amore; il padre di Alice infatti dopo la caduta che compromette del tutto la carriera sportiva della figlia, diventa più freddo e severo, e si allontana sempre più dalla figlia e dalla moglie, creando sofferenza in entrambe; i genitori di Mattia gli danno troppe responsabilità per un bambino della sua età al punto di portarlo a scoppiare, quindi anche in questo caso troppe pretese e poco amore. La società ( scuola e amici) peggiora il tutto, punendo amaramente questi ragazzi per la loro triste sorte etichettandoli come "diversi" facendoli cosi sentire sempre più ai margini. Alcie e Mattia si riconoscono l'uno nel'altro a pirma vista, ma non riescono a condividere il loro stato d'animo perchè troppo alto è il muro che li circonda, per questo camminano vicini ma non abbastanza per toccarsi, come due rette parallele e dandosi dei piccoli segnali di amore reciproco ma represso dalla loro morte interiore.
Affinità problematiche
Scritto da mariafortuna il 09 settembre 2010
La lettura di questo libro mi ha arricchita perché ho scoperto l'esistenza dei numeri primi gemelli: questo già è un fatto importante. Ho scoperto poi di avere qualche affinità con i protagonisti: anch'io una volta me la sono fatta addosso, per fortuna ero al mare e, a parte l'imbarazzo enorme, non ho avuto altri problemi. Ora devo fare un'altra confessione: anch'io da piccola ho avuto la tentazione di portare a sperdere mia sorella che era ed è una vera rompiscatole, ma poiché ero e sono masochista non l'ho mai fatto. Tutto sommato la lettura di questo libro è stata piacevole, ma per carità non chiamatelo capolavoro.
Toccante
Scritto da Satoko78 il 08 settembre 2010
Il libro, scorrevole e scritto davvero perfettamente, racconta la storia di Alice e Mattia, due ragazzi inadatti, “immobili”, condannati a farsi del male. Le loro esistenze, segnate ineluttabilmente da un evento traumatico primigenio che le ha portate a discostarsi dall'ordinarietà, sono due mancanze, due solitudini che s'incrociano, si cercano, si rincorrono, illudendosi – invano – di potere, attraverso la loro affinità, riassegnarvi un senso. La loro struggente storia, così potenzialmente vera, si sente sulla pelle, e toglie il fiato, e spezza il cuore; lascia l'amaro in bocca come solo la realtà, in tutta la sua spietatezza, sa fare. Perché non tutte le vite hanno un percorso lineare e un lieto fine, e non tutte le ferite smettono di sanguinare.
Interessante
Scritto da SERGIO_78 il 07 settembre 2010
Paolo Giordano descrive la parabola di queste due giovani esistenze attraverso parole commosse eppure lucidissime. Il tono del romanzo cresce non appena ci si inoltra nel racconto e nelle vite dei protagonisti. Anche la sintassi e la complessità della frase si evolvono a mano a mano che i due ragazzi crescono, guidandoci in un percorso che conduce lentamente verso significati più acuti. Le descrizioni quasi elementari dei primi capitoli, quando le vite di Mattia e Alice devono ancora incrociarsi, lasciano il posto a una profondità di pensiero imprevedibile e inaspettata. Il linguaggio si affina, le frasi si intrecciano, i pensieri si complicano. La solitudine dei numeri primi è un romanzo che ci cresce tra le mani, che parte in sordina per esplodere nel finale, è un'opera delicata e terribile allo stesso tempo in cui, al posto degli adolescenti belli e perfetti che affollano le pagine dei romanzi contemporanei, emergono due protagonisti imperfetti e marginali. I turbamenti e le cicatrici, i fallimenti mai confessati e l'incapacità di vivere quelli che normalmente sono considerati successi, insomma tutta l'umanità scartata dagli altri scrittori, entra nelle pagine di Paolo Giordano. Questo giovane fisico torinese, con la sua opera prima, sposta il baricentro del mondo verso l'angolo oscuro e disprezzato della società, facendo leva, come un moderno Galileo, sulla vita dei suoi ragazzi speciali. L'ennesima dimostrazione della vivacità che caratterizza la generazione dei trentenni italiani, un esperimento ben riuscito che conferma una regola elementare: a volte basta spostare il punto di osservazione perché un altro universo ci esploda, meravigliosamente, tra le mani.
sembra un po' la storia di tutti..
Scritto da Maryg. il 07 settembre 2010
Si, sembra un po' la storia di tutti questo romanzo di Giordano. Ti catapulta nella vita di questi due ragazzi..così fragili...così simili tra loro. Pagina dopo pagina inevitabilmente tende a far cercare dentro di sé quell'episodio, quella circostanza che costringe un po' ad isolarti dal resto del mondo ma ad avvicinarti, a legarti ad un'altra persona. Una vicinanza che è destinata a non unirsi. Meraviglioso romanzo.
Numeri primi
Scritto da emiliana il 05 settembre 2010
Questo romanzo ci mette di fronte a una dura e reale constatazione: che la vita, anche umana, è retta sulle leggi della logica matematica e fisica. I due protagonisti, con due vissuti molto particolari, ne sono l'icastica rappresentazione. Numeri primi solitari lo siamo tutti, a ben guardare. Sterili alla vita o incapaci di viverla fino in fondo, che ricorda, in certo qual modo, il pensiero gaddiano.
Un bel regalo
Scritto da cutigliano il 04 settembre 2010
Il libro mi è stato regalato per il compleanno e debbo dire che è stato un regalo più che piacevole. Un libro diverso che racconta la vita di due persone così vicine e allo stesso tempo così lontane e sottolinea alcune fragilità che ognuno di noi può avere.
La Solitudine Dei Numeri Primi
Scritto da Giulia.24 il 29 agosto 2010
Il libro, pur non avendo un lieto fine o una trama facile, è il miglior libro che abbia mai letto. I protagonisti, che come i numeri primi sono destinati ad essere soli, si ritrovano a tutte le età nonostante il fatto che non riescono a stare insieme. Le loro storie sono molto travagliate a causa della loro difficile infanzia, e forse è proprio questo il motivo che li unisce e li divide. Non ci sono abbastanza parole per descrivere questo libro, e l'unica cosa che si può fare è leggerlo, appassionarsi alle storie dei protagonisti, ai loro caratteri e alla loro storia travagliata, e rimanere assolutamente sorpresi dalla bellezza di questo libro, e dal talento di Paolo Giordano.
bellissimo
Scritto da molder2k il 23 agosto 2010
L'incanto dei desideri imbrigliati in una vertigine di anestesia. Un libro che racconta il groviglio di sentimenti, passioni, dubbi e tensioni che abitano l'animo umano.
numeri primi
Scritto da deborarpg il 22 agosto 2010
i motivi che mi han spinto a leggere questo romanzo: - titolo anticipa che viene coinvolta la matematica - scrittore mio coetaneo e della mia città - curiosità come un laureato in matematica possa scrivere un romanzo ora motivi per i quali non l'avrei mai letto: - è un romanzo - ha vinto il premio strega cmq ci sono volute poche per leggerlo.
commovente
Scritto da xvalix il 21 agosto 2010
mi è piaciuto molto, già il titolo incuriosisce molto,è un racconto dolce e commovente,una c'è anche grande solitudine, tanta sofferenza, difficile da non capire.
Parlando di numeri...
Scritto da Anci il 17 agosto 2010
coninvolgimento emotivo: zero periodico. antipatia provata per la protagonista: più infinito. Lati positivi? La spiegazione dei primi gemelli e la foto di Giordano in terza copertina.
Interessante...
Scritto da miriambruni il 09 agosto 2010
Ci sono degli spunti e delle idee molto originali, ma forse sarebbe stato sufficiente ridurlo ad un racconto meno voluminoso, comunque si legge bene, passando ore piacevoli.
emozionante
Scritto da 21apr01 il 23 luglio 2010
mi è piaciuto gia' dal titolo, l'ho letto in poche ore, non riuscivo a smettere........molto duro, ma anche ma anche dolce e commovente, una storia in cui molti di noi si possono riconoscere, anche se in maniera diversa, una solitudine, un'avvicinarsi ma non abbastanza, un ricordo sempre nel cuore anche a distanza di anni.......tanta sofferenza, difficile da non comprendere, specie per chi ha percorso strade buie e altrettanto dolorose......, un libro che fa riflettere, soffermarsi a pensare alla vita che purtoppo è fatta anche di problematiche tanto forti........, mi restera' nel cuore.
DIVINO
Scritto da libertyevent il 22 luglio 2010
Sarà che adoro visceralmente leggere.....sarà che ero nella sala d'attesa di un ospedale in attesa che mi dicessere che mia madre aveva sconfitto il suo male....sarà che qualsiasi cosa avessi letto quel giorno probabilmente mi sarebbe sembrata migliore di quegli attimi....ma c'è da dire che Alice e Mattia mi hanno tenuto compagnia per quelle interminabili 13 ore e quindi non posso dire altro che DIVINO. Grazie Paolo Giordano
vi dico che penso...
Scritto da Sunshine93 il 06 luglio 2010
Dunque... lessi questo libro più di un anno fa, adesso non ricordo con precisione quando... era stato pubblicato da poco comunque... Lo comprai principalmente per due motivi: il primo era per il titolo, curioso, singolare... mi catturò subito, prima ancora di leggere la trama, il secondo era per la storia stessa... ho sempre avuto una certa propensione per il genere drammatico-riflessivo... mi incuriosce immedesimarmi in situazioni difficili, complicate... e quando lessi la trama di questo libro pensai subito che mi sarebbe piaciuto. Cominciai la lettura tutta di un fiato, l'inizio prometteva bene, scorrevole, coinvolgente, dinamico... poi, mano a mano che procedevo, ma in particolar modo quando i due protagonisti raggiungono l'età adulta, la storia comincia a rallentare, a perdere d'impatto, e lo stesso autore appare più distaccato verso i personaggi... la narrazione in conlusione ne trae svantaggio, fino a terminare con un finale quasi troncato, breve e risoluto... in conclusione, lettura nel complesso piacevole e in principio persino coinvolgente... l'unica pecca è che alla fine quando leggi il finale tichiedi se possa concìncludersi veramente così o se sia solo il tuo libro difettato e partanto mancante della vera conclusione. Non che mi aspettassi un bel lieto fine della serie "vissero tutti felici e contenti", anzi, ma nemmeno un epilogo così brusco e soprattutto poco profondo!
La solitudine dei numeri primi
Scritto da lorella77 il 01 luglio 2010
Bello bello, non c’è che dire. È già stato detto di tutto e di più su questo libro e non voglio aggiungere commenti che sarebbero simili ad altri già pronunciati. L’unico dubbio che rimane è questo: come sarebbe questo romanzo senza la sfiga totale dei protagonisti? Cioè, ha senso basare tutta una storia, anzi due, su una tragedia infinita? Non ho la risposta, comunque ciò non cambia il mio giudizio positivo. Voglio solo sottolineare come questo romanzo sfati definitivamente il falso mito dello scienziato (Paolo Giordano ha da poco finito il dottorato in fisica) come individuo estremamente razionale e privo di senso letterario. Del resto, basta pensare a Galileo, ad Isaac Asimov, come esempi di scrittori-scienziati, ed al recente romanzo scientifico di Max Wells, che, con la sua “Freccia oscura del tempo”, ha dato prova di essere un avvincente narratore, oltre che uno scienziato coi fiocchi.
coglierne l'essenza
Scritto da riflexioni il 17 giugno 2010
Ho iniziato a leggere questo libro per caso, un po’ spinto dalla mania per i numeri, un po’ spinto dal tam tam che diceva “è un libro che parla di adolescenza” Mi sono ritrovato appeso a queste pagine legato da quell’amalgama speciale i cui ingredienti sono incomunicabilità, discrezione, passione. Leggendo il libro sono passato dal me adolescente al me padre, dal me ragazzo al me uomo, sfilando dentro quegli stretti passaggi costituiti dai numeri primi gemelli, così vicini ma così lontani da non potersi mai toccare. E dentro questi passaggi l’essere elemento di unione e di divisione – insieme - mi ha spinto a confrontarmi, a riflettere. Alice e Mattia non hanno storie di vita riconducibili direttamente alla mia, ma hanno - con la penna di Giordano – quell’amalgama di incomunicabilità, discrezione e passione che guida la loro vita. E la mia. E questo mi piace, li rende vicini e però lontani. Molti hanno parlato di finale strano, monco. Ma il finale è quello che diamo noi, quello che lascia dentro. Forse è questo il saper cogliere l’essenza, la forza del libro. Quella di spingerti a confrontarti, a riflettere. E un buon libro questo deve fare.
Alice e Mattia
Scritto da CATIADELL il 04 maggio 2010
scorrevole, denso, malinconico, duro, dolce. Ne vale davvero la pena.
La solitudine dei numeri primi
Scritto da rossana95 il 06 aprile 2010
Questo libro mi è molto piaciuto perchè mi ha dato delle forti emozioni e perchè affronta delle situazioni che ognuno di noi più o meno trova nel corso della vita. Inoltre l'autore esprime i propri pensieri in parole semplici e a volte forti, utilizzando anche delle terminologie volgari che però nel contesto servono, e penso che ognuno di noi a volte usa certe terminologie per sfogarsi o per far capire un concetto in modo più semplice e realistico.
Ci si era attaccata con l'ostinazione con cui ci si attacca soltanto alle cose che fanno male
Scritto da kebranagast il 05 aprile 2010
Intenso e commovente. Quando capisci che nella vita non ci saranno solo le rose ed i fiori che hai immaginato da piccolo. Due ragazzi, Alice e Mattia, segnati da un triste destino che li porterà ad incrociare le loro vite. A tratti ricorda certi personaggi Ammanitiani.
finale deludente
Scritto da francy85ape il 10 febbraio 2010
Mi aspettavo di più da questo libro, partito benissimo ma sul finale si è un po' sciupato. non che dovesse finire bene, ma forse è stato lasciato un po' lim troncato, tirato un po' via lasciandomi lì a chiedermi "ma che finale è? Tutto qui? Non c'è un'altra pagina per caso?". In fondo comunque lo trovo un buon libro, che si può leggere, sopratutto per comprendere i problemi adolescenziali (leggi anoressia) che in alcuni casi non vengono del tutto superati anche nell'età più adulta, ma ne porti dietro i segni, sopratutto interiori. Non sono per niente d'accordo con l'accostamento della "Pietà" di Michelangelo con questo libro; come il cavolo a merenda si dice dalle mie parti.
La Solitudine Dei Numeri Primi
Scritto da samamuna il 02 febbraio 2010
Forse mi ero creata troppe aspettative sentendone parlare così tanto... Diciamo che è scorrevole e in alcuni punti triste al punto da far riflettere ma c'è poca azione, è più che altro poetico, malinconico. Carino, ma niente di imperdibile.
La solitudine.
Scritto da rosscla il 23 gennaio 2010
L'ho trovato coinvolgente, denso, ricco di ottimi spunti. Però un po' frettoloso, per non dire superficiale rispetto a questioni che, se evocate, meritano una trattazione più convincente e approfondita. Bilancio finale: non ottimo, ma buono.
colpito al segno...
Scritto da Lulùce il 15 gennaio 2010
Non so se capita anche ad altri,a me sempre!Quando sto giù di morale,ed ultimamente troppo spesso:ascolto musica triste,guardo film strappalacrime cerco libri emotivamente coinvolgenti...(eppure mi dicono che il mio più gran pregio è la solarità)questo libro l'ho letto in pochissimi giorni (3 gg) mi ha coinvolto,ha colpito nel segno,forse perchè mi sentivo sola cm Alice e Mattia.Ho fatto il tifo per loro,per un finale felice,romantico ma il finale scelto dall'autore mi è piaciuto ancora di più:Alice da sola si rialza e và avanti come tutti possono e devono fare.
Incognite matematiche
Scritto da alba_z il 24 novembre 2009
Non credo che l'artista crei per generosità e altruismo; tuttavia, quando un'opera d'arte mi emoziona, la considero un dono prezioso da parte del suo autore. È un regalo, per esempio, la "Pietà" di Michelangelo; lo è anche "La solitudine dei numeri primi". L'accostamento, forse un po' arduo, scaturisce, per antitesi, dalla relazione "pietà/madre": nucleo incorruttibile della rappresentazione michelangiolesca; "assenza" nella "spietata" vita dei personaggi di Paolo Giordano, solo tentati, e non tutti, da spiragli d'amore. Lo scrittore riesce a sbriciolare la crosta mortificante della banalità; proprio per questo la sua creatura lascia in noi impronte difficili da rimuovere, immagini ancorate più all'anima che alla mente. Non dico altro, per non attenuare il piacere della lettura in chi ha intenzione di avventurarsi in queste pagine.
fa riflettere
Scritto da DolceMemole il 31 ottobre 2009
su questo libro ho visto pareri estremamente discordi per fortuna non mi lascio influenzare .. ottimo libro! è vero l'autore è cinico e distaccato ma ho trovato in questo suo distacco molto più spazio per me per lasciarmi coinvolgere dalle emozioni e dai personaggi stessi.. è molto attuale... e per chi dice che è "triste e angosciante" beati voi che vivete una vita facile e felice, per tutti gli altri non è così! se c'è una cosa che insegna proprio questo libro è andare avanti liberarsi delle paure.. liberarsi dalle scelte sbagliate e dal destino crudele... fantastico e profondo.. !
frasi
Scritto da biondog il 14 settembre 2009
- "Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante." - "... Perch'e' l'amore di chi non amiamo si deposita sulla superficie e da li' evapora in fretta..."
Pessimo
Scritto da mariomio il 25 agosto 2009
Una noia mortale,non è mia abitudine posare i libri senza averli letti integralmente ma questa volta ero proprio tentato a farlo!Tutta pubblicità
Niente di eccezionale
Scritto da Cristina2210 il 28 luglio 2009
E' una storia tranquilla, si legge senza difficoltà; piuttosto coinvolgente. Le storie raccontate sono un po' tristi, ma comunque sono un buono spunto di riflessione. Una lettura leggera e poco impegnativa. Bel libro, ma c'è di meglio.
indimenticabile
Scritto da contessa23 il 28 luglio 2009
L'ho letto tempo fa e lo conservo ancora nel cuore e nella memoria.
BELLIXIMO!!
Scritto da Giulia497 il 27 luglio 2009
il libro è belliximo mi piace tantiximo,spero solo ke ci sia un seguito xkè la conclusione te lo fà pensare
vicini ma non abbastanza!
Scritto da saragazzera il 02 luglio 2009
è l'unico libro che ho letto 2 volte..! ogni tanto a fine lettura mi piace scrivere sulla prima pagina, un piccolo commento che descrive in poche righe quello che mi è rimasto o un'emozione. eccolo qui: "perchè questo libro è la dimostrazione che è possibile innamorarsi di pagine bianche macchiate di nero"
sonia
Scritto il 29 giugno 2009
un buon libro, anche se avvolte nei problemi principali quali anoressia,autolesionismo il passaggio è stato un pò troppo superficiale. Mi ha preso molto perchè scritto con chiarezza e fluidità, ma devo essere sincera non mi sarei aspettata il finale cosi come è stato perchè dopo tanto dolore mi aspettavo non solo l'accettazione della solitudine da entrambi i prottagonisti, ma un po di felicità. Poi francamente non riesco a capire se Michela è veramente morta , o quella ragazza vista da Alice in ospedale era lei? e perchè non ha detto nulla a matteo? comunque se devo dare una valutazione numerica alla lettura, un 7,5 è più che sufficente.
Un numero primo
Scritto da inggabry il 25 giugno 2009
Molto intenso... da consigliare a chi è genitore
Bello ma non eccezionale!
Scritto da halba il 20 giugno 2009
Mi aspettavo di più... Non mi è dispiaciuto, anzi ho trovato in questo libro molti spunti interessanti e motivi di riflessione. Prima di leggerlo mi ero fatta l'idea(non so perchè)che potesse essere la storia di uno qualunque di noi, invece narra le vite parallele di due giovani segnati da bambini da due tragedie diverse, ma al contempo simili perchè foriere di un disagio lungo e doloroso che segnerà per sempre le loro esistenze.
Favoloso
Scritto da Kartika il 13 giugno 2009
Ogni episodio di questo romanzo, come il tocco di una mano leggera, riesce a sfiorare l'anima. Un vero capolavoro...
piatto
Scritto da superciotty il 07 giugno 2009
niente da fare, il giovane giordano non ha nè stupito nè colpito. Un libro piatto che finisce così come è iniziato senza sviluppo, senza percorso e senza meta. sentimenti, problemi e intimi disagi descritti in modo troppo artificioso per comunicare, volutamente troppo profondi e troppo sfuggenti per essere compresi.
CAPOLAVORO
Scritto da gianlupianist il 01 giugno 2009
Poche parole per descrivere questo libro: STRUGGENTE PROFONDO SUBLIME
Doloroso
Scritto da purplemoon il 24 maggio 2009
Questo libro? Un duro boccone...triangolare, tagliente come un vetro rotto...
un bel libro con un finale aperto
Scritto da graziani il 19 maggio 2009
Un bel libro, che si legge con attenzione ed avvolte con un po di malinconia assale, pero cmq un bel libro. Il finale da l'impressione che lasci aperto per un seguito. graziani cinzia
INATTESO
Scritto da MarioDAndreaMI il 06 maggio 2009
A volte i "bestsellers" deludono: non è questo il caso. Scrittura affabulatoria e magica. Una saga al femminile con la brillante intuizione di "ri-legare", cioè mettere insieme in a logica valoriale, la capacità manuale del cucito e quella del racconto. Inatteso e piacevole.
Bel libro
Scritto da ivan.peotta il 22 aprile 2009
Per essere opera di un ragazzo nato nel 1982 mi viene da pensare "quanti altri bravi scrittori ci sono in Italia ma che non hanno le conoscenze giuste o gli appoggi giusti". Va sicuramente letto anche perché così finalmente anche i giovani avranno una loro voce nel mondo della letteratura. Una interessante analisi dei ragazzi di adesso, della vita di due "emarginati" che nonostante tutto riescono ad avere un'esistenza normale. Bello, da leggere tutto d'un fiato!
Un capolavoro
Scritto da Ellissi il 15 aprile 2009
Un romanzo affascinante e coinvolgente. Si legge tutto d'un fiato. Narra della vita di un ragazzo ed una ragazza le cui storie sono destinate ad intrecciarsi. Due ragazzi apparentemente "anormali" rispetto alla gente comune, ma è un semplice espediente utilizzato dall'autore per mostrare quell'incompatibilità che ognuno di noi mostra con il mondo esterno. Lo dico da subito: non è a lieto fine; ma credo che proprio questa sia la metafora che mette a paragone la storia di Alice e Mattia con quella di chiunque di noi. Buona lettuta.
Non mi è piaciuto
Scritto da AntonioC il 03 aprile 2009
L'ho voluto comprare vedendolo sempre al primo posto in classifica e non solo...Questo libro ha vinto il premio Strega...Credevo fosse un buon libro, non vedevo l'ora che finisse, triste e malinconico.
delusione
Scritto da giulia_noc il 01 aprile 2009
Decisamente un libro molto mediocre, sia nella forma che nei contenuti.
I Primi
Scritto da siryo il 01 aprile 2009
Un libro che ho letto tutto d'un fiato, mi ha commosso, fatto pensare, accennare un sorriso. Bello molto bello!
TRISTE
Scritto da ANGY81 il 29 marzo 2009
Triste,non lascia spazio alla speranza,si legge molto bene, ma spero non voglia essere rappresentativo di una fetta di società. Se così fosse stiamo costruendo una società che va verso l'autodistruzione.
Bello!
Scritto da missjo il 18 marzo 2009
è trascorso un po' di tempo da quando l'ho letto ma sicuramente è stato un libro che mi è rimasto dentro...forse per questa malinconia che avvolge tutto e tutti o forse per la drammatica consapevolezza che taluni, seppur non volendo , sono semplicemente irragiungibili...
Il primo libro...
Scritto da simona78 il 02 marzo 2009
Inizialmente molto angosciante ma cmq scorrevole poi... lo scrittore mi ha fatto perdere quell'interesse iniziale al punto da scorrere spesso il liro per vedere quante pagine mancassero alla fine. Evidentemente "Gli amici della domenica" quest'anno hanno voluto dare il premio puntando su un giovanissimo uomo ... aiutandolo ad intraprendere il difficile cammino dell'arte della scrittura. Buona lettura a tutti
non l'ho ancora finito ma...
Scritto da alessandroadami il 20 febbraio 2009
Non ho ancora terminato di leggere questo libro, sono appena ad un terzo, ma credo di poter dire che l'autore sia una buona promessa della nostra categoria di scrittori romanzeschi italiani. Non è un difetto, ma un pregio. Ho voglia di terminarlo, ma allo stesso tempo so che mi dispiacerà leggere l'ultima pagina perchè significa: fine! Chi ha un minimo di conoscenza di elementi psichiatrici/psicologici potrà rendersi conto che alle spalle c'è un lavoro di ricerca non indifferente. Lo consiglio.
manca un pezzo
Scritto da Sikky il 16 febbraio 2009
Il libro in se per se non è male, scorre via...l'ho letto in soli due giorni. Sono le atmosfere ad essere surreali, per non parlare del finale che è davvero scarso...sembra ci manchi un pezzo. C'è di meglio! Inogni caso non male per essere un primo romanzo!
e che angoscia!!!!
Scritto da priscillalucente il 15 febbraio 2009
capisco che i premi (come il premio strega vinto da quest'ultimo) li danno a chi riesce a distinguersi.. ma sto libro per me è una delusione infinita...descrivere situazioni assurde e cosi tristi che non mi facevano andare avanti nella lettura.. ho conosciuto persone con personalità simili a quelle descritte nel libro (come Fabio il medico e lo capisco)...nella vita bisogna lottare per avere quello che si vuole..è troppo comodo aspettare immobili che gli eventi cambiano intorno a noi.. A me non è piaciuto
L'età dell'innocenza (Le affinità elettive)
Scritto da erbavoglio_70 il 04 febbraio 2009
Da ragazza desideravo danzare sulle punte, poi, si sa, l'università, il lavoro, i bambini... Alla non trascurabile età di trentotto anni ho pensato di rispolverare la mia passione adolescenziale, e il fatto che accanto a me alla sbarra faccia il plié una bella ragazza di diciotto anni non suscita in me invidia o frustrazione, piuttosto, direi, ammirazione. Ammiro Giulia perché nei suoi occhi estremamente mobili, che al più si concedono un po' di tregua sulla loro stessa immagine riflessa allo specchio, c'è la luce che forse i miei non hanno mai avuto. Gli occhi di Giulia tradiscono la sua consapevolezza di essere onnipotente e di considerare il tempo un alleato per la realizzazione di progetti dorati. Lei, fascia rosa e pantajazz Dimensione Danza, non sa cosa siano la sconfitta, l'insuccesso, l'abbandono e la morte. Terminata la lezione scioglierà i capelli ondulati, indosserà le Nike e uscirà con le amiche; forse, prima di dormire, chatterà su Facebook. Giulia è un'adolescente, così i suoi occhi sanno anche fermarsi e riempirsi di lacrime perché Marco l'ha tradita, ma il suo è un dolore lieve, di quelli che lasciano solo il ricordo su un diario rosa pastello. Ecco, io non ero come Giulia, avevo però amiche come lei. Per questo motivo, leggendo il libro di Paolo Giordano, mi sono sentita a mio agio, quasi rassicurata dalla lettura di ansie ineffabili. Certo, una sensazione voyeuristica mi ha pervasa pagina dopo pagina, perché, ormai, quelle ansie non mi appartengono più. Sono adulta, e ho imparato a domarle, o forse sono troppo stanca per consentire loro di solidificarsi ancora. In effetti anche l'autore appare distaccato, a tratti direi cinico, al punto da non proteggere pietosamente i suoi personaggi. Se è vero che gli eventi scatenanti della vicenda sono preservati dalla pruderie del lettore, talvolta sono insignificanti dettagli ad annichilire. La vicenda è sostanzialmente nota a tutti e questo è il genere di libro per il quale non si può scrivere un epilogo, così come non si possono conoscere tutti i numeri primi. C'è una sottesa calma fin dalle prime righe, nonostante il dramma (perché in fondo il dramma è unico), capace di inchiodare il lettore, di imbrigliarlo in una storia nella quale troverà uno, o due, o troppi motivi di immedesimazione. Nomi diversi da dare a persone che ci hanno segnati, a coercizioni più o meno palesi che abbiamo subito, a silenzi e incapacità che ci hanno immobilizzato. Alice e Mattia crescono e non hanno, credo, rimpianti, sono abili nell'arte di rassegnarsi alla diversità, paradossalmente sono incapaci di piegarsi all'istinto di sopravvivenza civile, comunemente definito logica (o buonsenso): mi sembrano liquidi per la capacità che hanno di assumere la forma cui la loro sensibilità li ha condannati. Liquidi sono pure i personaggi minori: non vi è mai veemenza, o almeno convinzione, nei loro approcci con la solitudine e il senso di estraneità dei protagonisti. Spesso, se il lettore è a suo modo un punto isolato, uno che non solo non ha un primo gemello, ma neppure un lontano cugino, sguazza in fratture, immobilità, imbarazzo e, sorpresa, ritiene i due antieroi prodi rivoluzionari, capaci come sono di anelare alla libertà, impermeabili alle convenzioni. Intendiamoci, la loro accezione di libertà, lasciando spazio esclusivamente all'empatia verso un unico essere umano, li isola. Ma non è forse quello che fa, con meno clamore, ciascuno di noi, legando indissolubilmente la propria esistenza a quanti per ragioni di sangue o casuali ci gravitano intorno? Direi, anzi, che è più triste il domani di chi, incapace di usare l'abito da sposa come travestimento in un tedioso pomeriggio domenicale o di inseguire imponenti teorie matematiche, compie scelte definitive, consacrando la vita a persone o passioni casuali, anziché elettivamente affini. Alice, Mattia e i loro nomi un po' infantili e conformi stigmatizzano la condizione di genio, di invalido, di anoressico, di autolesionista, concedendo al senso di colpa e alla paura ruoli da comprimari. Giulia, invece, è eterna, non è stanca, sorride al futuro.
per la copertina
Scritto da gabriellap il 29 gennaio 2009
ho comprato e letto questo libro appena è stato pubblicato, in verità l'ho comprato perchè la ragazza in copertina è identica a mia nipote,poi ho iniziato a leggerlo e sono stata folgorata dai personaggi e dalla loro storia tragica e struggente,ha meritato in pieno i premi che si è aggiudicato.
delusione
Scritto da francescats il 22 gennaio 2009
sinceramente mi aspettavo molto di più da questo libro, considerando che ha vinto il premio strega...la storia è triste e ti coninvolge soprattutto quando sono ancora bambini e la lettura è scorrevole ma la fine mi ha deluso un pò. insomma hanno parlato tanto ma nn merita tanto...
buon libro
Scritto da terry72 il 20 gennaio 2009
prosa scorrevole..... personaggi forse un pò troppo statici, mi aspettavo qualcosa in più nel finale, forse si poteva fare di più considerato che ha vinto il premio strega
La solitudine dei numeri primi
Scritto il 12 gennaio 2009
Un buon libro, ma troppo osannato.
Coinvolgente
Scritto da pheebe il 05 dicembre 2008
E' coinvolgente ed attuale. Non si perde in ricami e infiocchettamenti, ma è sempre vero e duro a volte. Un libro senza dubbio da leggere, ma che lascia l'amaro in bocca. Un finale obbligato forse, ma soprattutto triste.
LA SOLITUDINE
Scritto da sugar73 il 03 dicembre 2008
L'ho letto in un week-end,scorrevole,attuale,molto molto bello.lo consiglio.
da divorare
Scritto da Penelope74 il 27 novembre 2008
semplicemente strepitoso... scorrevole, accattivante, mai scontato e in fondo ci regala la speranza di potersi rialzare con le proprie gambe!
Coinvolgente
Scritto da turirubino il 10 novembre 2008
Si legge d'un fiato, coinvolti e spesso emozionati dalle vicende e dalle caratteristiche interiori dei due personaggi, Alice e Mattia, iperbolici e tremendamente bloccati, torturati dai loro fantasmi. E' vero, come leggo in una recensione precedente, che il finale lascia un po' d'amaro in bocca, come "in sospeso", ma forse è giusto così; non sempre la traiettoria della vita è rettilinea, edificante ecc...
il premio Strega
Scritto da graziellamazzoni il 04 novembre 2008
Il libro vincitore del premio Strega m'incuriosisce sempre. Mi chiedo cosa ha colpito la giuria per premiarlo. Per questo ho letto "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano. E' il racconto dei vinti, degli antieroi, degli umili. Mattia e Alice, i due protagonisti, sono lontani dai personaggi mocciani, e hanno qualcosa d'irreale, di stridente e stonato. La loro vita segue un percorso interiore difficile che li fa agire con lentezza, trasformando anche i successi e le capacità personali , in ostacoli da superare. In questo mondo dell'uso e getta, dell'affermazione a tutti i costi, le loro fragilità commuovono. Ti viene voglia di aiutarli, questi due adolescenti che diventano a fatica adulti. Ti viene voglia di tendergli una mano, di allontanarli dal baratro a cui sono sempre affacciati. Graziella
una fregatura
Scritto da cattiveabitudini il 31 ottobre 2008
Inconcludente. L'autore poteva approfondire tanti di quegli argomenti. e invece si è limitato ad un racconto vuoto. non si afferra davvero questa ''solitudine'' si sa solo che c'è. secondo me è un libro sopravvalutato. sembra una montatura voluta, come i famosi Cento colpi di spazzola... lo portano tanto e invece non c'è nulla sotto la copertina.
Amarezza
Scritto da antinea il 30 ottobre 2008
Sarò impopolare, ma a me il libro non è piaciuto. L'ho letto in soli due giorni provando continuamente un senso di profondo disagio, quasi fastidio. Lo stile è troppo freddo, asciutto ed in ogni pagina trionfa l'amarezza.........
La solitudine dei numeri primi
Scritto da MaristellaCopula il 25 ottobre 2008
“Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.” Premio Strega 2008. Se lo aggiudica il giovane esordiente Paolo Giordano, laureato in Fisica presso l’Università di Torino, con questo libro dal titolo indubbiamente intrigante: “ La solitudine dei numeri primi”, scelto sapientemente dall’editor Mondadori Antonio Franchini. In Matematica i numeri primi sono dei numeri che hanno la particolarità di essere divisibili solo per se stessi e per uno. Ma ci sono dei numeri primi ancora più singolari: i numeri primi gemelli. Essi sono coppie di numeri primi vicini ma separati da un unico numero pari che si frappone tra loro. Gli studiosi ci dicono che, proseguendo nella sequenza numerica, i primi gemelli sono sempre più rari ma, ogni tanto, ecco che possiamo sempre incontrarne una coppia che cerca di abbracciarsi senza mai incontrarsi per davvero, pur viaggiando sulla stessa strada. Così sono i protagonisti di questa storia: Mattia e Alice. Due persone speciali che pur trovandosi molto vicine sono predestinate a non incontrarsi mai sul piano relazionale. Alice, costretta dal padre a frequentare una scuola di sci, dopo un brutto incidente rimarrà menomata. Mattia si porterà dentro l’intensa colpa di aver abbandonato la sorellina handicappata che scomparirà senza che di lei si sappia più nulla. Seguiremo la loro vita attraversando la loro infanzia, l’adolescenza e l’età adulta con tutto il carico di problemi consequenziali ai loro traumi infantili e partecipando a tutte le loro fragilità, alla loro incapacità di esprimersi e comunicare, alla loro diversità che li fa riconoscere ed attrarre, al loro rifugio nel rifiuto, sia esso del cibo, dell’amicizia o dell’amore, al loro precario equilibrio, alla loro lenta emancipazione che si avvererà solo con un’accettazione totale della propria solitudine, delle proprie forze e dei propri limiti. Sicuramente interessanti i capitoli dedicati all’adolescenza: il “ non detto”, le chiusure in silenzi tenaci, le scelte prese d’impulso che avranno la capacità di condizionare il futuro, l’inquietudine che opprime, le relazioni familiari prive di parole, incapaci di contenere dolore e rabbia costretti così ad implodere frantumando l’anima. Il libro è carico di tematiche importanti, come l’anoressia, l’omosessualità, l’autolesionismo, l’emarginazione, il bullismo, le problematiche familiari, l’insoddisfazione nei rapporti di coppia, spesso però vestite più da luoghi comuni che da vere e proprie esplorazioni interiori. Il mondo adulto, poi, è evanescente o quasi inesistente, inesplorato, con personaggi non delineati, scoloriti, dai contorni vaghi ed imprecisi. La scrittura è scorrevole e lineare, alcune metafore e similitudini indovinate, il lessico non particolarmente ricco ed entusiasmante, i ritmi scanditi in sezioni temporali cadenzate in capitoli brevi, ognuno contrassegnato dall’anno e strutturato intelligentemente in modo da invogliare il lettore a non interrompere la lettura ed è anche per questo che si legge molto velocemente. Il finale è aperto e sapientemente ci sottrae ad un tragico epilogo o a un irreale coronamento di felicità anche se è scarno nei particolari e non completamente coinvolgente. Un autore giovane che, per la sua scrittura semplice ed essenziale e per le tematiche affrontate, si rivolge soprattutto ad un pubblico giovane, lasciando però ai lettori più adulti numerosi spunti di riflessione sicuramente degni di un maggior approfondimento, in attesa di una sua seconda opera per meglio giudicarne il talento.
La solitudine dei numeri primi
Scritto da Ilaria92 il 21 ottobre 2008
Il grande pregio di questo romanzo è il saper svelare le emozioni, facendole vivere. Molto coinvolgente, ma cruento e infinitamente malinconico.
Brividi .....
Scritto da riccardo.masciello il 19 ottobre 2008
Libro forte, crudo, scritto spietatamente bene, tanto bene che ti trovi accanto a Mattia ed Alice, partecipi, soffri, ti arrabbi, non comprendi la loro vita, ma cresci, alla fine, con loro ! Le pagine da leggere e rileggere più volte: 1; 129; 137; 231; 250-251; 272-273; 296.
Buono, ma....
Scritto da michela980 il 18 ottobre 2008
Lettura scorrevole, veloce, il libro si legge facilmente in un solo giorno. Nel complesso posso dire che mi è piciuto, ma il libro pecca in due cose: un finale troppo sospeso e una scrittura poco incisiva. Interessantissimo invece il filo conduttore della storia, la responsabilità che ha anche un solo momento piccolissimo nel susseguirsi delle vita di ognuno di noi.
Profondità di pensiero
Scritto da Mezzanotte il 14 ottobre 2008
E' un libro semplicemente SPLENDIDO, di una grandissima profondità di pensiero. L'autore dimostra un'abilità rara nel tratteggiare i pensieri, le paure, i disorientamenti, le illusioni ed i dolori dell'anima dei due protagonisti nei quali non è davvero difficile riconoscersi ed immedesimarsi. Geniale l'analogia che da il titolo al romanzo fra i numeri primi e la solitudine. Molto saggia e profonda una frase che compare verso la fine dell'opera: spesso siamo chiamati a prendere in un istante decisioni che ci segneranno (che noi in quel momento lo si sappia o meno) per il resto della vita, le adottiamo in un minuto e passiamo il resto dell'esistenza a pagarne le conseguente, belle o brutte che siano... Un bellissimo romanzo, scritto da una mano attenta, capace di scegliere con infinita cura ogni singola parola, e di costruire con meticolosità ogni singola frase. Una trama attuale, originale, per nulla prevedibile, avvolta in un velo di poesia. Aspettavo da tempo un libro contemporaneo così bello. Questo scrittore ha davvero talento. Il premio Strega è meritatissimo.
Interessante
Scritto da Orazio77 il 11 ottobre 2008
Mi è piaciuto tantissimo, anche se il finale è stato molto deludente. Comunque secondo me non esiste al mondo una persona così egoista da lasciare la propria sorella, andicappata, in un parco perchè si vergogna dei compagni.
La solitudine dell'essere umano
Scritto da Ylenia il 09 ottobre 2008
"I numeri primi sono divisibili per sè stessi e per uno". Con questa frase, lasciata aleggiare a metà racconto, è lo stesso Giordano a spiegarci il senso del libro. Lo fa attraverso la storia di due ragazzi, Alice e Mattia, che apparentemente conducono delle esistenze uguali a quelle di tutti noi, ma che in realtà si portano dentro una solitudine che è soltanto loro. Potrebbero aiutarsi a vicenda a superare il senso di vuoto che provano, si, ma scoprono ben presto che non è possibile, perchè ci sono alcune persone per le quali la solitudine è una condizione di vita che non può risolversi nè cambiare. L'accettazione di questo non significa abbandonarsi al destino, ma semplicemente prendere coscienza delle possibilità della propria vita, secondo un percorso che è simile per tutti noi. Alla fine non ci rimane che un dubbio: i numeri primi, quelli divisibili solo per sè stessi o per uno, sono solo Alice e Mattia, oppure, in fondo, lo siamo tutti noi? Lo splendido esordio di un giovane uomo che speriamo ci regalerà presto altre perle come questo libro.
ritagli di un pensiero
Scritto da C.Sherazade il 02 ottobre 2008
Credo questo libro non sia così prevedibile come è stato detto più volte,nonostante la successione piuttosto lineare di queste vite destinate a non legarsi mai.Mi soffermerei innanziututto sul ruolo dei due protagonisti,due personalità ai margini della società sempre più basata sulle apparenze.Finalmente viene ridata dignità ed "umanità" a noi giovani,identificati e bollati talvolta come sfaccendati privi di personailità dei"romanzi"che spopolano nelle librerie da un bel pò di tempo...In quanto giovanissima,questo libro è stata una boccata d'aria,il sollievo di non scorgere nè affermazioni patetiche nè luoghi comuni...Insomma un gran bel libro.
Buono
Scritto da simona-napoli il 02 ottobre 2008
La lettura risulta facile ed interessante. Ci parla di un mondo che non tutti conoscono. E noi genitori riflettiamo e cerchiamo di migliorare il "nostro mestiere"... il piu' difficile. Simona
La solitudine dei numeri primi
Scritto da editaguidolin il 25 settembre 2008
Inizio molto accattivante, poi tutto il libro diventa banale e prevedibile con un finale davvero deludente. Mi chiedo con che criterio vengano assegnati certi premi prestigiosi.. come altri hanno scritto: la parte migliore è il titolo, che non è neppure merito dell'autore ! Di agile lettura , ma poi non lascia nulla.
La solitudine dei numeri primi
Scritto da Lilyce il 22 settembre 2008
Vorrei scriverla io una cosa così bella.
La solitudine
Scritto da lelahach il 16 settembre 2008
Quello che colpisce è l'immobilità dei personaggi: impressionante!
...?!
Scritto da beneG il 14 settembre 2008
...originale il titolo e l'allusione ai numeri primi per poter trattare il tema della solitudine, ma dovrei rileggerlo soprsttutto per capire cosa veramente Giordano vuole trasmettere a noi lettori.
...triste
Scritto da minoo il 14 settembre 2008
Il titolo mi ha colpito. Il contenuto a volte troppo scontato. Si lascia leggere agevolmente. Il finale poteva essere più intrigante.
un pensiero
Scritto da esperide il 12 settembre 2008
La solitudine in cui Giordano accompagna è una solitudine piena di solitudini...ho avuto la sensazione che al di là di Alice e Mattia, tutti i personaggi siano avvolti da questa coltre di isolamento..interagiscono senza sforzarsi della minima empatia, ognuno perso e preso dalle proprie incapacità di comunicare con l'altro...sotto questo punto di vista l'ho trovato crudo, crudele...di quella crudelta che è tipica dei bambini o dei pre-adolescenti..quella crudeltà di dire le cose senza filtrarle, di dirle nella loro piena, ineluttabile linearità...è una cosa che mi ha fatto venire i brividi. Il libro scorre, scorre veloce e quasi ti fagocita..io mettevo un freno perchè quando mi facevo prendere dalla sua "folle corsa" avevo la netta sensazione di stare a perdere particolari importanti. L'ho trovato un buon libro e l'ho trovato perfetto..perfetto per me in questo momento
Operazione riuscita
Scritto da Giuliett@ il 11 settembre 2008
Libero, enigmatico, sorprendente, dolce, reale, attuale, lettura scorrevole..insomma...BELLA GIORDANO!!!!!! (che oltretutto non è neanche niente male...)
carino..
Scritto da Arwennn il 11 settembre 2008
Per essere il suo primo libro è stato molto bravo, la trama è bella anche se la fine molto affrettata..il senso è molto profondo ma odiavo la presenza di metafore su ogni pagina,molte sembravano messe lì a caso solo per far scena..Il titolo è stupendo,forse + del libro :)
Enigmatico
Scritto da carmine1967 il 10 settembre 2008
Enigmatico,ma bravo x Giordano alla sua prima opera, salta come angoli alterni/interni da un capitolo all'altro alterna la vita dei personaggi. Crudo ma allo stesso tempo esistenziale attuale. Sono sospese alcune figure nel romanzo, Michela che sembra essere per un attimo stata riconosciuta, Fabio il marito di Alice,L'amico Gay di Mattia. Il Titolo è bello da matematico. Tanto quanto poteva essere "L'Unicità dei numeri primi" che è un teorema che siu studia in Analisi Matematica.Il testo è scorrevole ma...fate attenzione proprio a questa semplicita della scrittura, per leggerlo bene e capirlo con la giusta attenzione. Merita il Premio secondo me !!
triste ma vero
Scritto da leonardo1975 il 09 settembre 2008
anche a me il libro è piaciuto. confermo la tristezza di fondo che ti accompagna per tutto il racconto. la cosa che mi ha colpito? il fatto di rivedere nei personaggi descritti nel libro le storie di alcuni miei compagni di scuola. chi di noi non ha conosciuto personaggi un pò stralunati, conla mente pervasa dai numeri, bravissima nel calcolo ed assolutamente imbranata nella vita quotidiana? ho rivissuto uno spaccato della mia adolescenza. sicuramente ne esce un film!
Bello
Scritto da pancettosa il 09 settembre 2008
IL libro mi è piaciuto: non tanto per la storia, nulla di troppo originale e a tratti scontata, ma per lo stile di scrittura, per come le situazioni sono state descritte e per la caratterizzazione dei personaggi. Profondo, anche se molto triste.
Bello
Scritto da uzza il 08 settembre 2008
Mi è piaciuto soprattutto la prima parte, verso la fine diventa un pò lento e scontato.
la solitudine dei numeri primi
Scritto da francesca70 il 06 settembre 2008
...alla fine e' la semplice storia di due disadattati sociali...non so ho ancora molte perplessita' su questo libro.
Toccante
Scritto da dora87 il 03 settembre 2008
Un bellissimo libro, triste ma proprio per questo toccante. Chiunque abbia un po' di sensibilità e non si fermi alla prima impressione, non può fare a meno di vivere con i personaggi, e condividere il loro dolore. Davvero un ottimo inizio per il giovane autore.
Molto bello
Scritto da frafrasne il 02 settembre 2008
Ho avuto il formicolio allo stomaco per tutto il libro. Una storia importante, scritta con maestria.
...BAH....
Scritto da DariaLettrice il 31 agosto 2008
non capisco tutto il clamore attorno a quedto libro. L'unica cosa bella secondo me è il titolo. Sarà che a me piacciono le storie semplici, non così tanto drammatiche... o sarà che un BEL libro non può (secondo regole che dvo ancora comprendere) vincere un premio letterario... :-) In ogni caso l'ho trovato troppo cervellotico e, benchè di queste storie se ne sentano spesso... ragazzi su con la vita!!!
un bel libro, con alcuni limiti
Scritto da alfonso77 il 31 agosto 2008
Ho letto velocemente questo libro in una sola mezza giornata, dato che è abbastanza breve e molto scorrevole nella letttura. il mio giudizio è che si tratta sicuramente di un bel libro, ma con alcuni limiti, per cui non l'ho trovato un vero capolavoro. Di sicuro è molto originale la trovata dei numeri primi come similitudine per rappresentare la solitudine, infatti credo che, nel tempo l'espressione "la solitudine dei numeri primi" diventerà di uso comune un pò com "va dove ti porta il cuore" di Tamaro. La storia è indubbiamente bella, cruda e reale e penso ke l'autore si sarà molte volte immedesimato nel protagonista, Mattia, un genio solitario della matematica e probabilmente anche Alice, la ragazza zoppa ed anoressica sarà qualche reminiscenza di qualche amicizia o amore personale dello scrittore, infatti il tutto è molto diretto, vissuto, come se l'autore ed il protagonista del romanzo fossero un unica persona. La storica scorre veloce, mettendo in luce un pò tutti i drammi e le difficoltà dell'adolescenza, la solitudine di quelle persone un pò speciali e un pò diverse dalla massa, e penso che ognuno di noi, anche se non dotato dell'intelligenza straordinaria del protagonista a volte si è sentito come lui, come cosa sola, dimenticata tra le cose. I limti del romanzo, stanno, a mio avviso, nella incompiutezza dello stesso: ci sono molte storie ke si intrecciano con quella dei protagonisti, come quella di Michela, la sorella Handicappata di Mattia, o quella del suo compagno di classe gay, nonchè quella di Fabio, il marito ma non riamato sposo di Alice, che rimangono solo sullo sfondo, ed anche il finale del romanzo, pur se concettualmente coerente con l'iter della narrazione, appare molto riduttivo, lasciando molte cose sospese, tra cui il poco credibile ritorno di Mattia dal nord europa solo per vedere Alice, senza approfondire molto i motivi della sua lettera con la quale lo richiamava in italia. I pregi del romanzo stanno nella capacità molto realistica dell'autore di disegnare con le parole ambienti, solitudini e passioni, senzazioni, angosce e paure, ed a volte mi è sembrato davvero di toccare con mano le emozioni provate dai protagonisti. DI sicuro non è un opera banale, anche se alcune delle parti narrate sono di vita comune , ma forse proprio questo lo rende molto vicino al lettore. Nel complesso penso di poter assegnare come voto un bel 8+, e mi attendo ancora buone cose da questo scrittore che come esordio non poteva averne di migliori.
da leggere!
Scritto da ellierre il 29 agosto 2008
un gran bel libro, al punto che viene difficile credere che sia l'opera prima di un ragazzo! e nonostate il dolore che c'è dentro, lo si legge subito, non si può fare a meno di arrivare al più presto alla fine! Bello.
LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
Scritto da nada_z il 28 agosto 2008
bellissimo! l'ho divorato! anche se il finale non ha esaurito il libro secondo me.. comunque scorrevole, coinvolgente, giovane! ne sono rimasta entusiasta.
Da leggere
Scritto da celu il 26 agosto 2008
sinceramente pensavo fosse meglio. Giordano è stato molto bravo a trattare temi importanti come l'anoressia, con assoluta semplicità ma rendendo partecipe il lettore. Il libro è molto scorrevole, ma non mi ha lasciato nessun segno. Penso che alla fine molta della fortuna di questo libro sia dipesa dalla pubblicità che ne è stata fatta. Comunque è buono.
CAPITO IL RAGAZZINO?!?!?!?!?
Scritto da giuseppe.piccarreta il 25 agosto 2008
LIBRO SEMPLICEMENTE BELLISSIMO CONSIDERANDO ANKE IL FATTO KE SI TRATTA DI UN RAGAZZO GIOVANISSIMO ALL'ESORDIO....SECONDO ME SENTIREMO ANKORA PARLARE DI LUI....C'è DA CHIEDERSI COME SIA RIUSCITO A DESCRIVERE ED ARGOMENTARE ARGOMENTI NON FACILI DA NARRARE E TRATTARE COME I SENTIMENTI DELLE PERSONE SCOSSE DA VICENDE DEL GENERE, A MENO CHE NON SI TRATTI DI UNO STRIZZACERVELLI. DAVVERO BRAVO.....COMPLIMENTI!!!!
Bello!
Scritto da SOLEMAREXX il 25 agosto 2008
Bel libro nel contenuto e nella scrittura, è molto scorrevole l'ho letto tutto d'un fiato perchè appassionano le storie dei personaggi che si intrecciano! Consigliato!
Meritato Premio Strega
Scritto da gamberovivo il 24 agosto 2008
Opera prima molto interessante. Dopo Ammaniti, un altro giovane scrittore premiato con lo Strega. Da leggere (non foss'altro) perché è il libro del momento.
si può leggere
Scritto da aresroja il 23 agosto 2008
Molto scorrevole, si legge tranquillamente tutto d'un fiato. Interessante la prima parte, le seconda, quando i due protagonisti sono adulti è un po' fredda lasciando un senso di amaro in bocca.Mi ha un po' delusa nel finale.
da divorare...
Scritto da mawelucy il 22 agosto 2008
Ho dato come voto solo buono e non ottimo perchè quest'estate è il primo libro che leggo e prima di esagerare mi voglio raffrontare con altri libri.L'ho divorato in 2 settimane..considerando che lo leggevo solo la sera...l'unica cosa che mi ha fatto rimanere un pò male è il finale, sembra incompleto...
grossa delusione
Scritto da luisamezzadri il 20 agosto 2008
Non mi è piaciuto. L'ho letto in due giorni ed è molto scorrevole, ma ho trovato un modo di scrivere anonimo e freddo. Quando leggo un libro mi piace quasi essere costretta a fermarmi per capire, riflettere, gioire, soffrire ... Leggendo questo invece non mi sono mai fermata. I personaggi poi sono inverosimili, credo che un malessere di quel grado (autolesionismo e anoressia) non possa protrarsi per così tanti anni senza evolversi in positivo o negativo. Non capisco che motivazioni ci siano per la vincita dei premi che sono stati dati a questo libro. Forse i suoi concorrenti erano peggio?
bello ma...
Scritto da pupaj il 17 agosto 2008
un bel libro,scorrevole,veloce,ma ....poco probabile. Mattia ed Alice sono due anime in pena, così vicini eppure così lontani, egoisti fino a rimanere soli per forza.... Sinceramente pensavo in qualcosa di meglio!
Un'abile operazione di marketing
Scritto da robandy il 14 agosto 2008
Incuriosita dal titolo, senza aver letto la benchè minima recensione, ho trovato questo libro bello nella parte iniziale, scorrevole (si legge in due-tre giorni), ma che via via si è sfaldato nella trama: un'anoressica e un autolesionista ai limiti della distruzione fisica e mentale, con un finale buttato lì in fretta, mi hanno fatto pensare ad un'abile operazione pubblicitaria e di marketing... peccato!
La solitudine!!!!!
Scritto da Igor71 il 12 agosto 2008
Credevo meglio, così mi sento di giudicare questa lettura. Affronta sicuramente temi attuali, ma non credo che si possa arrivare a un tale punto di solitudine. Due personaggi che si cercano e che alla fine non trovano mai un contatto (come effettivamente sono i numeri primi), se non un timido bacio. Nella narrazione non mi sono piaciuti i salti temporali, sembra che l'autore voglia tagliare i tempi per arrivare prima alla conclusione. Nel complesso il libro si legge agevolmente.
Si sostiene
Scritto da marco_settembrini il 05 agosto 2008
Lo stile è bello, sobrio, scorrevole, ma anche freddino: a tratti pare un po' monocorde, o quantomeno privo di coinvolgimento emotivo. Si lascia comunque leggere molto facilmente e con piacere. La storia è discretamente sensata, anche se i personaggi appaiono un tantino improbabili (Mattia soprattutto) oppure troppo stereotipici (Viola in particolare), o appena accennati (Denis). Alice mi sembra tutto sommato la più sfaccettata e la più credibile (a parte l'anoressia che dura decenni). Il romanzo funziona soprattutto perchè "rischia" poco, ma per i tempi che corrono non è da buttare...
Pienamente soddisfatta
Scritto da danielamarangelo il 05 agosto 2008
L'ho letto in 24 ore! Fantastico.
convincente!
Scritto da simona.a77 il 05 agosto 2008
Struggente, doloroso, avvincente...si legge in poche ore. Fa riflettere. Per me ha superato pienamente l'esame!
Non è un libro da scrittore
Scritto da MarcoBusatto il 04 agosto 2008
Non è un libro da scrittore. Uno che vive con le parole. Ma piuttosto di uno che ha provato a buttar giù quattro righe. Buona la prima parte: l'infanzia. Il resto non doveva essere scritto.
poco convincente
Scritto da Fasalia il 01 agosto 2008
L'inizio dellla storia è molto coinvolgente, anche se Alice non mi convince fin dalle prime righe, troppo stereotipata tanto da non sembrare reale. Mattia invece è un personaggio affascinante e poco scontato. Peccato per la fine, mi sembra una chiusura affrettata non degna del resto del racconto.
bello ma...
Scritto da saverio26 il 01 agosto 2008
Il libro è bello e lo si legge tutto d'un fiato. Tuttavia vorrei esprimere un giudizio nei confronti dei 2 protagonisti che a mio avviso sono 2 eroi decisamente negativi che non andrebbero affatto imitati nei loro comportamenti: egoisti e presuntuosi.
riflessivo
Scritto da roby4 il 29 luglio 2008
un libro che induce la riflessione.... uno sprono a prendere atto delle difficoltà sociali e non... un messaggio per i giovani a non reprimere difficoltà e sentimenti frustranti. consiglio di leggerlo ....
Inverosimile
Scritto da Gattaccio il 27 luglio 2008
Ho trovato il libro melenso. Plot assolutamente inverosimile (ma è mai possibile che Alice e Mattia siano così sfortunati da riunire in sè, nelle loro vite tutti i "mali" che affliggono il nostro tempo - anoressia, matrimoni falliti, genitori non comprensivi, egoismo etc. - e che incontrino prevalentemente o persone vuote o persone che in un modo o nell'altro vogliono cambiarli?). Devo comunque ammettere che P. Giordano ha una scrittura molto scorrevole e non monocorde, che riesce ad adeguarsi alle età che descrive (prima di Alice e Mattia bambini,poi adulti)peccato che questa bella scrittura si perda nel finale (fin troppo scontato e frettoloso).
Attuale
Scritto da Lunatica il 23 luglio 2008
Ritrae molto bene i problemi dell'odierna generazione. Mi lascia perplessa il finale, forse perchè non l'ho capito, in quanto credo che una fanciulla anoressica abbia bisogno di più di un mano per alzarsi.....
doloroso
Scritto da sofiamarc il 22 luglio 2008
Un bel libro, scritto in maniera intensa ma scorrevole, per alcuni versi molto difficile da digerire. L'ho divorato in qualche ora.
Un'occasione persa
Scritto da Enricog il 18 luglio 2008
Il libro tocca sensibilita'profonde e si fa leggere volentieri. Mi sono piaciuti i due protagonisti, soprattutto Mattia. Peccato pero' che tutto graviti intorno a una storia poco fluida e piena di luoghi comuni. I personaggi secondari vengono identificati con degli stereotipi banali e sono grossolani, delineati senza sfumature. Finche' il romanzo si mantiene sul rapporto fra i due protagonisti riesce a tramettere emozioni, ma appena se ne allontana sembra di assistere ad una fiction banale e prevedibile. Peccato per l'occasione persa perche' l'idea di fondo era buona e tutto sommato il libro lascia comunque qualcosa dentro. Ghigo 70
DOLORE
Scritto da VIRTUALE il 05 luglio 2008
il destino sembra gia' segnato dove il dolore e l'incomprensione diventano protagonisti di un'intera vita..questa lettura suggerisce un invito all'impercettibile speranza di deviarlo,un invito a tutti.lo rileggero'.
la solitudine dei numeri primi
Scritto da squiki il 03 luglio 2008
Un buon libro, scritto molto bene e dalla lettura scorrevole, un racconto dove talvolta ci si rispecchia in certe situazioni! La protagonista è un personaggio fragile e testardo che comunque tende la mano per cercare di farsi aiutare peccato che LUI non lo capisca.....! Lo cosiglio come lettura
SOLI E VICINI
Scritto da LucaG il 06 giugno 2008
Capita di sentirsi soli, spesso però non di esserlo assieme ad altri, può sembrare una contraddizione ma così non è. Il romanzo ce ne offre un esempio: due bambini poi ragazzi poi adulti sempre soli ma vicini nella loro inquietudine e uniti nella loro insoddisfazione. Racconto piacevole e di spietata realtà.
una semplice storia di vita..molto ben scritta
Scritto da simona.m il 22 maggio 2008
Sto finendo di leggere il libro di Paolo Giordano e sinceramente ...mi piace.E' un libro che tratta di tematiche e situazioni di vita comuni,però descritte con molta cura e rispetto. E' un libro coinvolgente,appassionante, forse per qualcuno anche semplice..ma considerato che è il primo libro di Giordano..bè..complimenti. Lo consiglio vivamente a tutti coloro che amano leggere.
La solitudine dei numeri primi
Scritto da luisamaulella il 15 maggio 2008
Il romanzo presenta dall'inizio alla fine un senso di malessere e malinconia che, tuttavia, non affatica la lettura. Nonostante la storia non sia ricca di colpi di scena, i personaggi, inseguiti dai propri errori e dalla propria inadeguatezza al mondo, riescono alla fine a prendere una decisione diversa da quella che il lettore si aspetta. Forse proprio questo lascia sperare in una liberazione dalla propria condizione. Lo consiglio vivamente
Carino, profondo...ma...
Scritto da lucabion il 13 maggio 2008
Scritto molto bene, scorrevolissimo...storia profonda. Unico dubbio, finale frettoloso...non degno della storia...e quindi alla fine deludente!
deludente
Scritto da manuve il 11 maggio 2008
scorrevole da leggere, ma deludente, soprattutto nel finale ( ma c'è un finale?). Mi è sembrato che l'autore abbia forzatamente voluto applicare alla scrittura principi matematici. Insomma la teoria dei numeri primi gemelli ha accompagnato tutta la storia per poi concludere nella solitudine con il piu dei banali "come volevasi dimostrare"..
Mediamente deluso
Scritto da Riccardo.Benussi il 06 maggio 2008
L'ho trovato un libro abbastanza piacevole da leggere, in certi punti dolce e poetico, in altri decisamente cinico e angosciante. All'inizio ha la capacità di coinvolgerti ma con il proseguire della storia e il susseguirsi di avvenimenti scontati l'interesse va scemando finchè la fine della storia non ti lascia con l'amaro in bocca. E' sicuramente un libro scritto bene ma ha il sapore di un'osservazione distaccata della storia dei due protagonisti, senza aggiungere nulla ne' a livello di intreccio, ne' a livello morale. Non reputo di aver buttato via i soldi ma sicuramente non mi verrà voglia di rileggerlo.
Attuale
Scritto da Marcolla il 31 marzo 2008
Libro attento all'incomunicabilità moderna. Per quanto provenienti da esperienze familiari singolari, entrambi i protagonisti trovano il modo di sopravvivere: vicini nel dolore ma lontani nell'amore. E' la semplice difficoltà di riuscire a dirsi le cose più ovvie. Libro scritto con una toccante tenerezza.
Pedantemente banale
Scritto da Bernardo il 23 marzo 2008
Sono rimasto deluso da questo libro. L'intreccio è scontato, pesca nell'oceano del luogo comune e dello stereotipo. I protagonisti del libro schizzano dalle pagine inebetiti, apatici, irritano nella loro rassegnazione a un destino prevedibile come una "fiction" televisiva. Non credo che sia sufficiente scegliere due persone che hanno uno scheletro nell'armadio (più o meno terribile), appiccicargli una nevrosi ciascuno (a lei l'ordinaria anoressia quasi d'obbligo, a lui l'autolesionismo), farli correre lungo i binari di una trama già fritta e rifritta (l'amore non vissuto, l'occasione mancata...) e infine condire tutto con una foto accattivante nel risvolto di copertina per fare un romanzo.








