Firmino
di Sam Savage
€ 5,94
( -15%)- Listino€ 6,99EditoreEinaudiData uscita07/10/2010Pagine-
- LinguaItalianoEAN9788858400500FormatoEPUB con Adobe DRMDimensione3243650 B
Sinossi
Firmino è un topo nato in una libreria di Boston negli anni Sessanta. È il tredicesimo cucciolo della nidiata, il piú fragile e malaticcio. La mamma ha solo 12 mammelle e Firmino rimane l’unico escluso dal nutrimento. Scoraggiato, si accorge che deve inventarsi qualcosa per sopravvivere e comincia ad assaggiare i libri che ha intorno. Scopre che i libri piú belli sono i piú buoni. E diventa un vorace lettore, cominciando a identificarsi con i grandi eroi della letteratura di ogni tempo. In un finale di struggente malinconia, Firmino assiste alla distruzione della sua libreria ad opera delle ruspe per l’attuazione del nuovo piano edilizio.
Recensioni
Storie per la buonanotte
Scritto da Marta_legge il 07 dicembre 2011
Chi ha detto che i grandi non si leggono una storia, prima di andare a dormire? Firmino è un racconto per la buonanotte, uno di quei libri da portare in treno, che se anche il vicino di posto parla al telefono, si è certi di non perdere il filo. Contenuti, più di tanto, non ce n'è, svaga la mente, lasciando un poco di amaro in bocca.
UN LIBRO PER RIFLETTERE
Scritto da -valeria- il 05 novembre 2011
Non credo di poterlo classificare una delusione, come ha fatto qualcuno prima di me. Non è sicuramente una di quelle storie spensierate che hanno come protagonisti gli animali. C'è Firmino, un topo che si rende subito conto di essere diverso dai suoi fratelli. Nascendo in una libreria, imparerà ben presto ad apprezzare la letteratura e la cultura in tutte le sue sfumature. Questo sviluppo innaturale della sua personalità, lo porterà inevitabilmente a trovarsi in sintonia più con gli uomini che con i suoi simili e da qui nascerà il suo senso di frustrazione dovuto a limiti che non potrà mai superare: soffrire e non poter piangere o non avere delle corde vocali che gli permettano di esternare i propri sentimenti. Un mero topo agli occhi del mondo, ma qualcosa di più esclusivamente ai suoi occhi e a quelli del lettore. Lo credo bene che emerga il pessimismo. Non sarebbe un buon libro se il lettore non si rendesse conto di quanto possa essere frustrante avere tanto da dire e non poterlo fare a causa di limiti fisici o di pregiudizi. E non sempre le cose finiscono con un happy ending. La vita, quella vera, a volte è cruda. Se nasci topo, non potrai mai parlare. Se nasci uomo non potrai mai avere delle ali per volare, per quanto intelligente e colto tu possa essere. E anzi! Forse è proprio tutta questa intelligenza che ti rovina. Riduce la parte istintiva in te, soppiantandola con quella razionale, finendo per farti desiderare ciò che non potrai mai essere. Alzi la mano chi non si è mai rammaricato di non essere abbastanza stupido.
Il male di vivere non risparmia i roditori
Scritto da susannadellungo il 29 dicembre 2010
Il libro mi aveva incuriosito perchè molto ben pubblicizzato in libreria. Iniziata la lettura, sono rimasta in un primo momento perplessa, perchè mi aspettavo forse, data la materia e l'immagine di copertina, una storia molto più scanzonata e ironica, che forse adombrasse nella vita del simpatico topino da biblioteca, vizi e virtù della specie umana. Invece la prospettiva era del tutto diversa, e anche il tono della narrazione. Mi sono ritrovata davanti al dramma esistenziale di un ratto disadattato, dotato di incredibile capacità intellettuale rispetto ai rappresentanti della propria specie (che pure, pare siano estremamente intelligenti, a dispetto della repulsione che noi umani proviamo nei loro confronti), e proprio per questo condannato ad una vita di solitudine e introspezione. Incapace di godere dei privilegi dell'incoscienza delle vita istintuale, come la maggioranza dei suoi simili, e però incompreso dagli esseri umani, che egli ammira ed emula, pur conoscendoli quasi esclusivamente attraverso le parole divorate dei libri con cui fin da piccolo ha nutrito corpo e spirito, Firmino vede scorrere la propria esistenza da topo rinchiuso nell'angusto spazio di una soffitta, pur aspirando alle vette eccelse del sapere che la sua mente gli apre dinnanzi. Firmino non è una metafora, è l'immagine della miseria del vivere rinchiusi entro i propri intrascendibili limiti. Amarissimo resoconto della caduta delle illusioni e dell'untusiasmo giovanili, delle aspettative tradite, della difficoltà di relazionarsi con il mondo. Giunto al termine della sua vita, Firmino vede letteralmente il mondo che aveva sempre conosciuto e amato, sgretolarglisi intorno, e rovinare in un'apocalittica visione di distruzione. La fine della vita, dell'illusione, di tutto.
Pessimista, fatalista.
Scritto da sonyas il 27 dicembre 2010
C'è stato un lungo periodo in cui questo libro è stato pubblicizzato ovunque. Ho avuto la possibilità di leggerlo non molto tempo fa e avrei invece dovuto spendere quei soldi in altro modo. Protagonista è un ratto fatalista e pessimista forsennato "divoratore di libri", forse l'alter ego dello scrittore (non ha avuto una vita facile e felice). Non è il primo romanzo che vede un topo come protagonista, quindi non mi stupisco della scelta. L'angoscia che queste pagine lasciano è imparagonabile. Comprendo il messaggio del "colto" ratto, del dolore di non essere accettati, della voglia di fuggire senza trovare fino alla fine un mondo felice, ma il piacere di crogiolandosi nel pessimismo è troppo. Pesante, pesante, pesante.
Non perdetelo!
Scritto da marghe1 il 16 novembre 2010
La storia di un topo? Sì, un topo, come il tenero Remy di Ratatouille, anche Firmino è un topo. Che non impara a cucinare, ma a leggere. La cultura che mette insieme, leggendo i volumi della vecchia libreria dove è nato, lo allontana per sempre dal mondo dei ratti, ma non lo avvicina ad essere un uomo: sempre topo è! Si isola dal mondo dei suoi simili, ma il mondo degli umani lo respinge, nonostante i suoi tentativi di comunicare, di farsi apprezzare. È umanizzato al punto di soffrire delle nostre nevrosi: “Avevo appreso dalle mie letture che si possono fare cose davvero orribili quando si è annoiati, cose che fatalmente ci rendono infelici. In realtà quelle cose si fanno proprio con l'intento di diventare infelici, in modo da non essere più costretti a provare noia.” E resta isolato in un mondo che si sta sgretolando intorno a lui, ma nello sfacelo generale Firmino, come un uomo – più di un uomo - non si perde d’animo e rimane padrone fino all’ultimo del suo destino. Impossibile non amarlo, impossibile restare indifferenti alla lettura di questo piccolo bellissimo libro. M.
Da leggere
Scritto da turirubino il 05 ottobre 2010
“Il resto della mia famiglia, in un certo senso, aveva avuto fortuna. Grazie a un'immaginazione da nanerottoli e a una memoria corta, non chiedevano molto, più che altro soltanto mangiare e fornicare. Ma non era questa la vita che faceva per me. Come un idiota, io avevo delle aspirazioni”. Ecco: per quest'idiozia, pur essendo un ratto, Firmino legge libri e sogna. Non gliene deriverà alcuna felicità, bensì una malinconica saggezza. “In realtà niente esiste per più di un istante, tranne ciò che custodiamo nella memoria”. Calato in una realtà desolante, da imminente fine del mondo (il vecchio quartiere in cui si sviluppa la storia è destinato alla distruzione) e narrato in prima persona dal ratto-protagonista, Firmino è un libro coinvolgente, interessante, e non si dimenticherà facilmente.
Firmino - Sam Savage
Scritto da davidepuccini@msn.com il 03 febbraio 2010
Firmino non è solo un tenero e amabile ratto...E' una dotta e malinconica riflessione sulla diffusa e delicata incomunicabilità del sapere e spesso non poter dire...L'invisibile ma rumorosa implosione-esplosione intima che questa condizione produce coincide con la parola "spleen"...E con un cane che si morde la coda, dentro a un topo come in noi...Firmino è un antieroe, docente di vita all'università della melanconia del sopravvivere...E' il nostro guerriero che resiste e spera...E che alfine muore come e dove è nato...A far coincidere i due estremi dell'esistenza di ogni essere...Vita e morte...Come a dire che poi sono in fondo un po' la stessa cosa...E che a renderle di fatto categorie di valore non può essere certo un dizionario bensì ciò verso cui si nasce e soprattutto ciò da cui si muore...Firmino è un roditore infelice perché saprebbe come poter esserlo di meno senza però poterlo fare...E' il meraviglioso brutto ratto-anatroccolo che spesso abita in noi e che altrettanto sovente non sappiamo come alimentare sapientemente...E' un amoroso e empatico genio del sapere e del sogno che ama il sad jazz di Milt Jackson, suona Gershwin su un piano giocattolo e conosce Verlaine, lasciandosi poi morire mano nella mano con Joyce...E' il simbolo dell'ostinata fame di conoscenza e della cugina di lei: la voglia di comunicare e di vivere il senso di libertà che ne deriva...Firmino è la fiaba nera che leggerei commosso ai miei figli, perché conoscere e rispettare la tristezza penso sia il modo migliore e più saggio per renderla a noi parallela...Con amorevole e rosicante affetto, buona imperdibile lettura, D.




