La strada per Los Angeles

di John Fante

Prezzo online:

€ 5,94

(€ 6,99 -15%)
  • Listino€ 6,99EditoreEinaudiData uscita07/10/2010Pagine-
  • LinguaItalianoEAN9788858401743FormatoEPUB con Adobe DRMDimensione1434384 B

Sinossi

Arturo Bandini, immigrato, attaccabrighe, ribelle, megalomane, sprezzante, sempre in lite con tutti, è in cerca della donna giusta. "La strada per Los Angeles" è il primo capolavoro di Fante. Arturo Bandini è alle prese per la prima volta con quelli che poi i lettori si abitueranno a riconoscere come i suoi eterni problemi: essere amato dalle donne e diventare un grande scrittore. Ma una cosa è la realtà, un'altra i sogni, e il romanzo, nonostante il tono spassoso, è anche un bruciante documento autobiografico, il resoconto di una difficilissima gavetta artistica e sentimentale. Poco piú che adolescente, è costretto, per sopravvivere, a lavori umilianti e faticosi, Arturo è armato solo della forza dei suoi desideri. Rifiutato dagli editori per i contenuti sessuali che, a metà degli anni Trenta, rendevano rischiosa la pubblicazione, il romanzo rimase sepolto in un cassetto fin dopo la morte di Fante, e venne pubblicato solo nel 1985. Oggi "La strada per Los Angeles" è considerato, dai lettori e dai critici, uno dei vertici dell'arte comica di John Fante, e un tassello indispensabile della saga di Bandini.

Recensioni

gli mancano solo i miracoli..

Scritto da penel0pe il 30 luglio 2011

Saprebbe fare tutto, sarebbe il migliore in assoluto se solo ci si mettesse,potrebbe risolvere ogni conflitto mondiale,emergenza umanitaria,disastro ecologico...Ma perchè scomodarsi? I libri di Fante come quelli di Bukowski sono solo da leggere non da raccontare.

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Irresistibilmente antipatico

Scritto da cozzataddeo il 11 novembre 2010

Supponente, arrogante, mitomane: Arturo Bandini è uno dei personaggi piú antipatici e scostanti della letteratura mondiale. Sedicente scrittore di successo senza aver pubblicato né scritto neppure un solo rigo, questo giovinastro di origini miserevoli pretende di farsi largo nella competitiva società americana a spallate. Figlio di immigrati italiani, ostenta il piú meschino disprezzo per neri, orientali, ebrei ed ispanici (messicani in special modo). Incapace di mantenere un posto di lavoro per piú di qualche giorno, deride ed insulta madre e sorella che, dopo la morte del capofamiglia, si aspettano un comportamento piú responsabile dall'unico uomo di casa. Arturo invece se ne frega bellamente e si rifugia nel suo personale universo dove vive ardenti storie di passione con le modelle ritagliate dalle riviste di biancheria intima, dove può credersi un esperto conoscitore di Nietzsche e Spengler e dove può attingere facilmente a fama, soldi e gloria grazie alle sue indiscutibili qualità letterarie. Qualità tutte da provare visto che il suo primo romanzo, scritto d'impulso in uno slancio di furore creativo, si dimostra un mattone illeggibile che gli vale lo sberleffo della sorella e la riprovazione della madre. Ma sarà proprio questo fortuito ed esplosivo scontro tra realtà ed immaginazione a far scaturire la scintilla che proietterà il giovane Bandini lontano da quell'ultimo brandello di nucleo familiare, sulla strada per Los Angeles e per il suo destino. Che cos'altro dire del giovane, irrequieto e insopportabile Arturo se non passarne in rassegna gli innumerevoli difetti? Che a volte fa tenerezza nella sua spavalda ingenuità, come Snoopy seduto sul tetto della sua cuccia che gioca a fare l'Asso della Prima Guerra Mondiale. Che altre volte sembra davvero uno di noi, assediato da una condizione familiare e personale in cui non si riconosce ma che non trova la forza di abbandonare, innamorato di belle passanti a cui non sa dichiararsi ma soprattutto smarrito in una solitudine senza orizzonte. Il piú delle volte però, bisogna dirlo, il suo atteggiamento fa lo stesso effetto di una sassata dritta sul costato, dolorosa e irritante da togliere il fiato. Arturo Bandini è cosí, un po' Holden Caulfield e un po' Tom Sawyer con in più una buona dose di sbruffoneria montata ad arte da bulletto di quartiere. E così ce lo presenta John Fante, senza filtri né fronzoli, senza mai giudicarlo, con una prosa in prima persona diretta come uno schiaffo e una storia (quasi) senza fatti, dove niente succede ma dove tutto sta per accadere. Vita compresa.

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L'inizio. Il piccolo libro minato

Scritto da aldolino il 29 settembre 2010

Capostipite di un ampio filone di letteratura di cui con sarcasmo e acume anticipa e svela onestamente molti difetti, questo primo libro della lungologia di Arturo Bandini (e già nel nome del protagonista traspare tutta la genialità di intuizioni di Fante), pure nella sua ancora immaturità, è un inizio spesso sottovalutato. Più ricco di contenuti, sotto la maschera di leggerezza, di quanto possa sembrare. Uno per tutti? Se Las Angeles è la realtà, e la realtà è una conquista dell'età adulta dopo i traumi e i problemi dell'infanzia, e dopo le illusioni tzunamiche dell'adolescenza, quale sarà la strada che seppure forse non incolumi ci porterà o almeno ci avvicinerà ad essa? Ed ecco nel giovane, megalomane, titanico, "self-obsessed", misogeno, onanista, esasperato ed esasperante, più che nietzchiano direi nietzchista e nietzchedipendente, Bandini, (e potremmo anche aggiungere, attingendo alla psicologia, bipolare sempre in bilico tra eccessi d'esaltazione e cadute in una esasperata cosapevolezza della grigia realtà), attraverso le improbabili invenzioni di Fante, capace di scovare immagini tanto assurde da sfociare nel surrealismo e diventare memorabili, (una per tutte quella dei granchi), creando allo stesso tempo una sorta di mini-mitologia dell'individuo, nel circolo di una manciata di personaggi, ecco l'avvenire di questa lotta per uscire dal limbo, primo passo che si protende dalle difficili origini per proiettarsi verso.. la polvere. Letteratura minore?.. Forse, ma probabilmente uno dei più grandi "punti zero", di questa letteratura minore, nata dal ridursi ai minimi termini delle illusioni ben propagandate con cui milioni di persone erano stati rubati alle (e delle) proprie radici per venire scaricati come manodopera in America. Da cosa ricominciare? Da una consapevolezza nuova, e una nuova strada da percorrere, da zero. A cavallo tra i classici difetti della cultura americana passata, e la nuova gonfia e tronfia "sbruffonerie" di quella a venire, della quale Fante è riconosciutamente il germe e l'ispiratore, la sua grandezza sta proprio, per chi lo vuole vedere, nell'affrontare smontando entrambe, (ed una addirittura anzitempo) anzitempo col suo cinico sarcasmo e la sua "leggerezza ad ogni costo". Se in più un grandissimo come Hrabal in un suo romanzo (almeno, pare) lo cita.. mi concederete che non si può liquidare in tre righe questo piccolissimo ma.. come dire, minato! romanzo

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simpaticamente snervante

Scritto da claudia_ss il 15 marzo 2008

Tra tutti gli episodi con Bandini protagonista questo é decisamente il più irritante. Arturo è il massimo dell'egocentrismo e al massimo dell'autocelebrazione. Quando si arriva al limite della sopportazione, dopo l'ennesima "follia" si apre uno spiraglio e non si può non provare comprensione e simpatia per un giovane solo contro il mondo che affronta la sua misera vita con la sola forza della fantasia, che ogni giorno gli regala una prospettiva nuova, il sogno di un trionfo che il lettore, con amarezza, sa che non arriverà mai. Non ci resta che sognare.

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La mia recensione

Altre informazioni

Genere:letteratura internazionaleParole chiave laFeltrinelli:narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945)CuratoriEmanuele Trevi

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