Le vere avventure dei Rolling Stones

di Stanley Booth

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€ 16,99

Sinossi

È "il" libro sugli Stones. Per due motivi principali: il primo è che le notizie sono di primissima mano, nel senso che Stanley Booth li ha seguiti direttamente, vivendo e andando in tour con loro, nel periodo più importante e determinante, ovvero nella seconda metà degli anni Sessanta, quando gli Stones erano già grandi e devastanti, ma erano ancora sull'onda della sorpresa e della novità (sarebbero stati grandi e devastanti anche nella decadenza, ma questa è un'altra storia). Il periodo raccontato da Stanley Booth va dal 1968 (qualche mese prima della morte di Brian Jones) al 1969 (finisce con il famigerato concerto di Altamont, quando, ormai per comune sentire, terminò tutta l'era dell'acquario, l'estate della pace e dell'amore) e si tratta, sì, di due anni, ma di due anni luce. Ha detto Keith Richards: "Il libro di Stanley (Booth) è l'unico che posso leggere e poi dire: yeah, è andata proprio così". Per cui c'è tutto il sesso, la droga e il rock'n'roll (come non mai), ma c'è parecchio anche sulle fondamenta e sulle influenze musicali e culturali dei Rolling Stones. Secondo punto: Stanley Booth scrive in modo egregio, e con cognizione di causa, ma con un taglio da narratore, più che da reporter.

Altre informazioni

Quarta di copertina

Pubblicato per la prima volta nel 1984 e ampiamente rivisto per i cinquant’anni della fondazione dei Rolling Stones questo è un libro-guida, un libro-culto non meno delle gesta dei suoi protagonisti. Stanley Booth agita fantasmi, strappa silenzi, si lascia coinvolgere e guadagna distanza critica, e così facendo evoca un’epoca rapida come un’alba tropicale, risveglia l’epica della gioventù, della ribellione, dell’anticonformismo, chiede all’ideale vinile di queste “vere avventure” il suono che è arrivato sino a ora intatto. Ma Booth ci racconta anche di qualcosa che intatto non è, che si è anzi rotto subito – nella stagione in cui tutto sembrava chiedere ed essere futuro. Non è un caso che questo libro fa perno intorno a due anni crucialissimi, il 1968 e il 1969, che si concludono con la morte di Brian Jones in una piscina e il tragico concerto di Altamont Speedway in California dove gli Hell’s Angels, chiamati a svolgere il servizio di sicurezza, finirono con lo scatenare l’inferno. Attraverso il taglio prospettico di quei due anni, Stanley Booth riesce a raccontare la vera storia dei Rolling Stones e a catturare lo spirito dei Sessanta, come mai nessuno ha fatto, lasciandocene toccare con mano l’eccesso, la violenza e l’idealismo. Dice Booth: “Volevo scrivere un libro in cui i lettori potessero muoversi agilmente e sapere com’era vivere a Londra nel 1968 o in America nel 1969. Volevo trattare persone famose e non famose allo stesso modo – altrimenti avrei scritto pubblicità”. E così ha fatto.

La mia recensione

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