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Olive Kitteridge

Elizabeth Strout

Olive Kitteridge

Prezzo online:
€ 15,72-15%

 

Listino
€ 18,50
Editore
Fazi
Data uscita
02/07/2009
Pagine
384
Lingua
Italiano
EAN
9788864110332

In un angolo del continente nordamericano c'è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. Perché in questo piccolo villaggio affacciato sull'Oceano Atlantico c'è una donna che regge i fili delle storie, e delle vite, di tutti i suoi concittadini. È Olive Kitteridge, un'insegnante in pensione che, con implacabile intelligenza critica, osserva i segni del tempo moltipllcarsi intorno a lei, tanto che poco o nulla le sfugge dell'animo di chi le sta accanto: un vecchio studente che ha smarrito il desiderio di vivere; Christopher, il figlio, tirannizzato dalla sua sensibilità spietata; un marito, Henry, che nella sua stessa fedeltà al matrimonio scopre una benedizione, e una croce. E ancora, le due sorelle Julie e Winnie: la prima, abbandonata sull'altare ma non rassegnata a una vita di rinuncia, sul punto di fuggire ricorderà le parole illuminanti della sua ex insegnante: "Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi". Con dolore, e con disarmante onestà, in "Olive Kitteridge" si accampano i vari accenti e declinazioni della condizione umana - e i conflitti necessari per fronteggiarli entrambi. E il fragile, sottile miracolo di un'alta pagina di storia della letteratura, regalataci da una delle protagoniste della narrativa americana contemporanea, vincitrice, grazie a questo "romanzo in racconti", del Premio Pulitzer 2009.

Parole chiave laFeltrinelli
narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945)
Genere
letteratura internazionale

la Community

un po' poco per un Pulitzer

Scritta il: 20 dicembre 2010

La cosa di gran lunga piu' interessante a mio avviso e' stata la forma narrativa. Per il resto il testo fatica a decollare, anche se e' apprezzabile lo sforzo di voler raccontare la storia di un personaggio - a mio avviso - poco "simpatico" al lettore. Ci sono punti degni di nota, ma sinceramente mi aspettavo di meglio.

ELISABETTA
eli79london

Un libro su cui riflettere

Scritta il: 28 agosto 2010

È la cittadina di Crosby, nel Maine, la protagonista di questo romanzo, di cui Olive Kitteridge rappresenta la trama sulla quale le vite degli abitanti vengono intessute tra loro. Ci sono Henry, Christopher, Angela, Nina…e infine c’è Olive, un’insegnante di matematica in pensione, donna severa e autoritaria, burbera e austera, critica verso se stessa e verso gli altri, che vuole dare un ordine al mondo che si evolve più imprevedibilmente dei suoi bulbi di tulipano, i quali ad ogni primavera le ricordano il tempo che passa. Prendono voce la coscienza e la memoria dei singoli, che acquistano spessore ad ogni pagina, in un’eco pirandelliana, perché multisfaccettati. Olive Kitteridge è un libro denso: tratta del tempo, il cui perenne scorrere porta ad una serena e pacata accettazione della realtà senza più nutrire troppe speranze, della difficoltà dei rapporti familiari, ma è anzitutto un inno alla vita e all’amore, dai quali si attinge moderatamente quando è possibile, diventandone consci troppo tardi; è un invito a godere del tempo rimasto anche se vorremmo andarcene mandando tutti all’inferno come Olive: in realtà siamo disperatamente aggrappati ai nostri dubbi e paure perché questi, paradossalmente, diventano le uniche certezze nel mondo che cambia. Perciò Crosby diventa simbolo della condizione umana: l’unica evidenza è il passare del tempo e ciò che dovremmo intuire è che “sprechiamo inconsciamente un giorno dopo l’altro”. Elizabeth Strout, nata nel 1956 a Portland, nel Maine, oggi vive a New York e per Olive Kitteridge ha ricevuto il Premio Pulitzer nel 2009. Olive Kitteridge non è un libro facile, nè immediato, la storia non è lineare ma in ciò sta la sua coerenza ed aderenza ai personaggi, prima fra tutti Olive. E' necessario riflettere su quanto si è appena letto prima di voltare pagina, perchè il vero valore delle storie in esso raccontate risiede nella loro normalità e umanità.

SARA
Sara_books

olive

Scritta il: 26 agosto 2010

Romanzo che prende il titolo dal personaggio che in ogni racconto assume un ruolo, a volte da protagonista altre da comprimario. Olive K. è una ex professoressa a volte cinica, burbera e sciatta ma al contempo capace di infinita generosità, insomma è come tutti noi: un bel mucchio di contraddizioni. L'autrice ritrae un paesino, Crosby, della tipica provincia americana,descrive il paesaggio con delle pennellate che rimangono negli occhi anche dopo aver chiuso il libro. Ogni racconto è una storia a sè ma alla fine del romanzo si ha un quadro preciso di ciò che è stata la vita di Olive e della sua famiglia,ma soprattutto la Strout ci racconta di quanto sia faticoso vivere e invecchiare, e di come noi tutti siamo perennemente alla ricerca della felicità, o almeno di un credibile surrogato. Vincitore del premio Pulitzer 2009 e del Bancarella 2010.

crimo
crimo

in una sola parola

Scritta il: 24 agosto 2010

deludente. Non c'è bisogno di dire altro.

molder2k
molder2k

Luce nel freddo

Scritta il: 21 agosto 2010

Tocchi di colore caldo ma leggero. Pennellate che sono come luce nel freddo. E poi di nuovo freddo e buio. Per descrivere la complessa semplicità della vita, Elizabeth Strout crea un romanzo in tredici racconti. Tredici piccoli focolari, tredici storie che rischiarano e scaldano il lettore. Tutte accomunate dallo scorrere lento e inesorabile del tempo e dalle scogliere, dai pini, dalle case con giardino di un piccolo paesino del Maine. E’ la vita – quella degli abitanti di Crosby e quella di tutti noi – che la scrittrice americana (vincitrice del premio Pulitzer 2009) dipinge in tutta la sua multiforme e disarmante linearità. In primo piano o sullo sfondo (e poi di nuovo sempre in primo piano) c’è lei: Olive Kitteridge. Con le sue spalle larghe, i suoi modi ruvidi e i suoi tulipani.

CRISTIAN
cryman77

Olive Kitteridge

Scritta il: 14 agosto 2010

Un libro che si legge in poco tempo, senza grandi colpi di scena. Adatto, a mio avviso, ad un pubblico adulto che si può ritrovare in alcuni passaggi sui bilanci di vita.

MARIANNA
filifolly

Romanzo per racconti

Scritta il: 07 aprile 2010

Olive Kitteridge, insegnante di matematica in pensione, è la protagonista di questo romanzo di Elizabeth Strout, ambientato a Crosby, un villaggio del Maine affacciato sull’Atlantico. Attorno alla protagonista ruotano, a distanza ravvicinata ma anche, in alcuni casi, alla lontana, in termini intermittenti o talora del tutto occasionali, numerosi altri personaggi – parenti, amici, conoscenti, ex allievi – appartenenti alla piccola comunità locale o ad essa originariamente legati La particolare struttura della narrazione caratterizza questo romanzo costituendone una fattore di attrattiva centrale. Più che in tredici capitoli, esso si articola in quelli che potrebbero definirsi tredici racconti, nel senso che ciascuno di essi ha una propria autonomia e compiutezza (e davvero non è possibile spiegarsi perché, nella versione italiana, non ne sia stato pubblicato l’indice); e la presenza di Olive Kitteridge in ciascuno di essi – sia pure, in qualche caso, una presenza fuggevole o indiretta – è il filo conduttore che tutti li lega. Proprio attraverso questa varietà di narrazioni è possibile alla voce narrante accentuare e diversificare nettamente l’attenzione sulla molteplicità dei temi connessa a una varietà di esperienze. La personalità della protagonista e le vicende salienti della sua vita emergono progressivamente proprio dall’intreccio delle relazioni, dei sentimenti e delle vicende che la connettono agli altri personaggi. Al tempo stesso, la definizione delle figure degli altri personaggi del romanzo e di accadimenti o contingenze salienti delle rispettive esistenze viene effettuata nei termini incisivi propri della narrativa breve. Proprio attraverso questo entrare nelle storie, e uscirne, o tornarvi, vivendole e osservandole da prospettive molteplici – evidenziate anche grazie al ricorso della narratrice al discorso libero indiretto – viene sollecitato il coinvolgimento del lettore nell’approfondimento dei personaggi e nel mettere in luce ciò che capiscono degli altri e di se stessi. La narrazione assume così un andamento cumulativo, corale, che vale a irretire sempre più intimamente il lettore nelle vicende della piccola comunità. Personaggio tutt’altro che simpatico, Olive Kitteridge, dal carattere difficile, incline a impazienza e durezza critica, talora anche rancorosa, invadente. Una donna ferita e che però a sua volta non si perita di ferire gli altri. Eppure è capace di sorprenderci nei suoi momenti di intuizione e di comprensione degli altri e di riconsiderazione di se stessa. E’ grazie a queste sue capacità che assistiamo a una crescita complessiva della sua consapevolezza, nel corso del romanzo, che finisce per produrre, parallelamente, una crescita di empatia da parte del lettore. Lo scorrere della vita, il farsi e il disfarsi degli amori – coniugali, passionali, familiari - le avversità, tradimenti maggiori e minori, le frustrazioni, ma anche l’indomita permanenza del desiderio o della speranza nell’incedere dell’età, questi sono i temi emergenti nella narrazione. Senza cedimenti a sentimentalismi, senza dissimulare crudeltà e amarezze, ma concedendo spazi ampi anche a tenerezza, calore umano, solidarietà e, soprattutto, ad una perdurante vitalità. E’ naturale, quindi, che alla fin fine, per quanto questo mondo possa apparirti per tanti versi folle, assurdo, incomprensibile, ad esso ci si possa continuare ad abbarbicarsi con una violenza pari alla forza dell’oceano, perché si vuole vivere e tener duro come la donna trascinata in acqua nella Marea montante (p. 71); oppure perché, più semplicemente e quietamente, come Olive Kitteridge, nonostante tutto, non si abbia ancora voglia di lasciarlo. Nel concludere queste note credo di dover esprimere una nota fortemente critica per la versione italiana del romanzo. Capita, infatti, di imbattersi più di una volta in frasi zoppicanti, particelle pronominali incongrue, aggettivi possessivi di dubbia attribuzione, consecutio temporum traballanti. Tutto ciò non è imputabile alla scrittura della Strout, bensì alla traduzione di Silvia Castaldi e all’editing dell’editore Fazi. Questo ho potuto verificarlo sia attraverso un confronto dell’intero capitolo Una piccola esplosione con la sua versione originale, reperibile sul sito del New Yorker , sia di numerose altre pagine di altri capitoli con quelle originali accessibili sul sito di Amazon.com. Attraverso un esame che pure è necessariamente parziale e sommario si colgono tutta una serie di scostamenti, rispetto al testo originale, che non soltanto non appaiono avere alcuna giustificazione ma che, non di rado, ne alterano il significato, mentre alle volte persino l’italiano non appare corretto. (Estratto da un commento più esteso reperibile sul mio sito: http://carturco.wordpress.com/)

CARLO
carturco

Bellissimo! Da leggere!

Scritta il: 08 febbraio 2010

Davvero un bel libro!! Mi è stato regalato per Natale ed è stata proprio una bella sorpresa avventurarsi in queste pagine molto ben scritte. Un ottimo "romanzo in racconti", che ha il suo filo conduttore in Olive Kitteridge, donna acida, spesso sgradevole ma che sa sorprenderti con attimi di grande lucidità e profonda sensibilità. Pagine su cui riflettere e contemporaneamente rilassarsi perchè l'autrice ha saputo cesellare le parole con gran maestria. Consigliato!

SILVIA
lacollinadipony

L'inchiostro prende forma...

Scritta il: 02 febbraio 2010

Ho trovato questo libro meraviglioso, una vera sorpresa. Da tempo non leggevo un libro scritto con tale eleganza espressiva, le parole scorrono una dopo l'altra senza intoppi. Mai banale e profondamente realistico. Una delle migliori penne dei nostri tempi.

FRANCESCA
francesca77

Per me un capolavoro

Scritta il: 24 dicembre 2009

Forse un po' triste ma bellissimo. La miglior lettura del 2009

FABIO
Fabiotuzzi

Né apici e né dirupi

Scritta il: 05 settembre 2009

Il libro non contiene né apici e né dirupi. E' una storia ben raccontata e costruita con una scrittura pastosa, rilassante. Da leggere comodamente sul divano; bevendo un caffè e guardando, di tanto in tanto, fuori dalla finestra.

Marco
MarcoBusatto


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