Romanzo per racconti
Scritta il:
07 aprile 2010
Olive Kitteridge, insegnante di matematica in pensione, è la protagonista di questo romanzo di Elizabeth Strout, ambientato a Crosby, un villaggio del Maine affacciato sull’Atlantico. Attorno alla protagonista ruotano, a distanza ravvicinata ma anche, in alcuni casi, alla lontana, in termini intermittenti o talora del tutto occasionali, numerosi altri personaggi – parenti, amici, conoscenti, ex allievi – appartenenti alla piccola comunità locale o ad essa originariamente legati
La particolare struttura della narrazione caratterizza questo romanzo costituendone una fattore di attrattiva centrale. Più che in tredici capitoli, esso si articola in quelli che potrebbero definirsi tredici racconti, nel senso che ciascuno di essi ha una propria autonomia e compiutezza (e davvero non è possibile spiegarsi perché, nella versione italiana, non ne sia stato pubblicato l’indice); e la presenza di Olive Kitteridge in ciascuno di essi – sia pure, in qualche caso, una presenza fuggevole o indiretta – è il filo conduttore che tutti li lega.
Proprio attraverso questa varietà di narrazioni è possibile alla voce narrante accentuare e diversificare nettamente l’attenzione sulla molteplicità dei temi connessa a una varietà di esperienze.
La personalità della protagonista e le vicende salienti della sua vita emergono progressivamente proprio dall’intreccio delle relazioni, dei sentimenti e delle vicende che la connettono agli altri personaggi. Al tempo stesso, la definizione delle figure degli altri personaggi del romanzo e di accadimenti o contingenze salienti delle rispettive esistenze viene effettuata nei termini incisivi propri della narrativa breve.
Proprio attraverso questo entrare nelle storie, e uscirne, o tornarvi, vivendole e osservandole da prospettive molteplici – evidenziate anche grazie al ricorso della narratrice al discorso libero indiretto – viene sollecitato il coinvolgimento del lettore nell’approfondimento dei personaggi e nel mettere in luce ciò che capiscono degli altri e di se stessi. La narrazione assume così un andamento cumulativo, corale, che vale a irretire sempre più intimamente il lettore nelle vicende della piccola comunità.
Personaggio tutt’altro che simpatico, Olive Kitteridge, dal carattere difficile, incline a impazienza e durezza critica, talora anche rancorosa, invadente. Una donna ferita e che però a sua volta non si perita di ferire gli altri. Eppure è capace di sorprenderci nei suoi momenti di intuizione e di comprensione degli altri e di riconsiderazione di se stessa. E’ grazie a queste sue capacità che assistiamo a una crescita complessiva della sua consapevolezza, nel corso del romanzo, che finisce per produrre, parallelamente, una crescita di empatia da parte del lettore.
Lo scorrere della vita, il farsi e il disfarsi degli amori – coniugali, passionali, familiari - le avversità, tradimenti maggiori e minori, le frustrazioni, ma anche l’indomita permanenza del desiderio o della speranza nell’incedere dell’età, questi sono i temi emergenti nella narrazione. Senza cedimenti a sentimentalismi, senza dissimulare crudeltà e amarezze, ma concedendo spazi ampi anche a tenerezza, calore umano, solidarietà e, soprattutto, ad una perdurante vitalità.
E’ naturale, quindi, che alla fin fine, per quanto questo mondo possa apparirti per tanti versi folle, assurdo, incomprensibile, ad esso ci si possa continuare ad abbarbicarsi con una violenza pari alla forza dell’oceano, perché si vuole vivere e tener duro come la donna trascinata in acqua nella Marea montante (p. 71); oppure perché, più semplicemente e quietamente, come Olive Kitteridge, nonostante tutto, non si abbia ancora voglia di lasciarlo.
Nel concludere queste note credo di dover esprimere una nota fortemente critica per la versione italiana del romanzo. Capita, infatti, di imbattersi più di una volta in frasi zoppicanti, particelle pronominali incongrue, aggettivi possessivi di dubbia attribuzione, consecutio temporum traballanti. Tutto ciò non è imputabile alla scrittura della Strout, bensì alla traduzione di Silvia Castaldi e all’editing dell’editore Fazi. Questo ho potuto verificarlo sia attraverso un confronto dell’intero capitolo Una piccola esplosione con la sua versione originale, reperibile sul sito del New Yorker , sia di numerose altre pagine di altri capitoli con quelle originali accessibili sul sito di Amazon.com. Attraverso un esame che pure è necessariamente parziale e sommario si colgono tutta una serie di scostamenti, rispetto al testo originale, che non soltanto non appaiono avere alcuna giustificazione ma che, non di rado, ne alterano il significato, mentre alle volte persino l’italiano non appare corretto.
(Estratto da un commento più esteso reperibile sul mio sito:
http://carturco.wordpress.com/)