Una società contro le donne
Scritta il:
29 dicembre 2010
Una scrittura limpida, chiara, che sa raccontare con sincerità e ferocia il mondo di cui ci parla. Chi si aspetta da questo libro folklore ed esotismo è destinato a ricredersi.
La società indiana è terribile nei confronti delle donne. E crea persone terribili. Donne frustrate e meschine che si sentono complete e realizzate non solo nel rispettare le tradizioni che costituiscono la loro prigione, ma anche nel criticare e disprezzare chiunque non viva come loro. E tutto questo per non farsi sfiorare dal dubbio che possa esistere un diverso modo di vivere. Diverso e, magari, migliore. Chi sfugge a questa ragnatela di filo spinato deve usare mille astuzie e ipocrisie per portare avanti la propria scelta. Farlo alla luce del sole sarebbe impensabile e autodistruttivo. E le nuove generazioni spesso non sono più fortunate.
Lascia davvero l’amaro in bocca vedere queste donne che vorrebbero uscire dalla gabbia costruita per loro dalla tradizione che vengono riportate al suo interno con l’inganno, con false promesse riguardo al loro futuro. E, nel momento in cui se ne rendono conto, la gabbia ormai si è richiusa.
Solo il futuro può dare qualche speranza, solo un finale sfumato di speranza può rendere accettabile il futuro.
Pensandoci bene un tocco di esotismo c’è in questo libro: la scelta dell’autrice di mettere in appendice al romanzo un certo numero di ricette di cibi tipici dell’India. Cibi che vengono spesso nominati durante la narrazione e che rappresentano sicuramente un aspetto importante della società indiana, prevalentemente vegetariana.