UN PIOMBO CHE FA RIDERE E PENSARE
Scritta il: 30 aprile 2008
Preda di risvegli angosciosi, chi scrive apre spesso gli occhi con sensi di colpa per le abissali inadempienze nei confronti di una pila di libri sulla scrivania, in attesa di recensione o almeno di una lettera con giudizio critico. L'arrivo del volume "I MIEI '70" di Marco Bonetti, privo della solita letterina "con preghiera di recensione ", privo di biglietto da visita e persino di mittente sulla busta, è stato un sollievo: questo libro non aggraverà le angosce dell'alba, visto che l'autore si sottrae volontariamente all'attenzione. Ma ad una prima sbirciata, ecco apparire un lavoro affascinante. Nuovo nell'impianto e nella forma, spiritoso fino a strappare la risata ma, allo stesso tempo, forte stimolo al pensiero. E sappiamo che raramente queste due qualità si trovano insieme. MMarco Bonetti non ha bisogno di dichiarare "Madame Bovary e 'est mai", perché compare fin dalla prima pagina col suo proprio nome , e presenta con i veri nomi tutti gli altri: la moglie, il figlio e la figlia, gli amici. Tutti si muovono in una serie di racconti, ogni racconto unità a se stante eppure facente parte di un insieme. E' una specie di film a episodi nei quali agiscono gli stessi personaggi (non dimentichiamo che Bonetti è attore di teatro e di cinema, nonché autore teatrale e radiofonico). "Ricordi di piombo di un padre di qualche anno fa" è il sottotitolo. E infatti vediamo sempre Marco interpretare se stesso come padre impegnato che adora i suoi figli. Figli intelligenti ma arroganti e con la tendenza a distruggere televisori, giradischi e simili, tanto da indurre i genitori ad una surreale fuga. Il surreale fa spesso atto di presenza negli episodi, non sappiamo se per spuntare le spine della realtà o per puro divertimento dell'autore. Che ci porta, ad esempio, in un villaggio vacanza tramutato in una sorta di Lager da cui fuggire scavando un tunnel nella sabbia; oppure opera su di sé una metamorfosi diventando cane da pastore. Un'altra, insistente presenza fa da supporto alla narrazione, od è la voce del giornale radio. La piccola storia della famiglia viene così inserita nella grande Storia, e succede che fatti tragici come il ritrovamento del corpo di Moro s'innestino in un fatterello di familiare quotidianità (gatto, malattie esantematiche, lettere dalla madre di Marco) e che l'annuncio della diffusione del computer concluda la fantasiosa, fiabesca trasformazione in star parigina della moglie Daniela, stanca della frustrante ripetitività domestica. Molto ben caratterizzate le figure dei due amici Pierluigi e Gabrio. Non somigliano affatto al protagonista (si sa, siamo spesso attratti dai contrari) ma a lui ricorrono continuamente riversandogli addosso tutti i loro guai. (Sia detto fra parentesi: qui occorre annunciare la scoperta che fu dell'amico Gabrio l'iniziativa dell'invio anonimo del libro). Ugualmente ben definito l'avvocato Salimi, il vicino "arrivato'9, da prendere forse a modello sapendo però che modello non sarà mai, malgrado i vari tentativi d'imitazione. Ci troviamo dunque fra persone che ci sembra di conoscere e nelle quali a volte addirittura ci riconosciamo. Anni '70? Senza ricorrere a saccenti citazioni vichiane, diciamo che nulla - o molto poco - è cambiato, specialmente nei rapporti interpersonali. E ci scopriamo a dialogare ancora oggi con Marco, i figli, la moglie, gli amici. Con estremo piacere. Serena Caramitti




