Sinossi
Ma è utile un nemico? Plutarco lo spiega con arguzia e intelligenza, prodigo di consigli per migliorare noi stessi e il mondo in cui viviamo. L'esistenza di avversari sempre pronti ad attaccare, sostiene il filosofo di Cheronea, ci aiuta a prevenirli attraverso un rigoroso esame di noi stessi; i nostri difetti sono i punti deboli contro cui si scateneranno i colpi dei detrattori: se li eliminiamo, potremo migliorarci e affrontare senza paura il nemico. Così facendo, usciremo dallo scontro a testa alta e fortificati. Quando saremo noi ad attaccare, dovremo studiare i difetti dei nemici e, intanto, purificarci dai nostri, così da non renderci colpevoli di quelle stesse mancanze che rimproveriamo ad altri. Attenti poi a quel che i nemici hanno da dirci: le loro stilettate sono medicine preziose, più dell'affetto di amici e congiunti, i quali, per eccessiva sensibilità o per adulazione, non hanno il coraggio di rivelarci i nostri punti deboli. Invece, grazie alla franchezza di chi segnala una verità scomoda, possiamo metterci in discussione e superare i nostri limiti. E che dire delle offese ricevute? Una vera palestra per il nostro sistema nervoso: ad esse si risponde con calma, imponendosi un atteggiamento di distacco e di rifiuto della violenza. Insomma, senza nemici saremmo uomini più grigi e imperfetti, suggerisce Plutarco in questo trattato disteso e godibile, reso intrigante dal gusto per il paradosso. (A cura di Nicola Montenz)







