"Si può premiare lo sforzo, ma....." di Massimo Castelli.
Scritta il: 11 maggio 2010
Si può avere un giudizio ambivalente a proposito di questo libro. Da una parte l'autore vuole reagire giustamente a una cultura predominante che dipinge il maschile come rappresentante del male sulla terra, d'altro canto però sembra che durante lo svolgimento delle sue tesi non si accorga di ridicolizzare quasi tutti i comportamenti maschili rapportandoli con quelli femminili definiti sempre tramite aggettivi positivi. Inutile dire che in questo modo non si arriva assolutamente allo scopo che l'autore si era prefissato, cioè rimettere in discussione le posizioni politicamente corrette. Tutt'altro!, in definitiva questo saggio, che pure affronta molti temi con buoni supporti scientifici e intuitivi, porta di continuo ad una valutazione generale che non convince affatto. La femminilità, la donna e tutta la retorica che questa si porta a dietro sono il continuo sfondo di questo scritto, non ci si muove di un millimetro dal solito falso mito della "naturale" bontà della femmina. Manca totalmente tutto quell'universo di nevrosi e paranoie che le madri trasmettono ai figli maschi o le donne agli uomini e che qui non viene nemmeno sfiorato (possessività esasperata, omofobia, tendenza al ricatto ecc...), l'atteggiamento di un sesso non è sganciato dalle richieste dell'altro, è questo che La Cecla non mi pare abbia saputo indagare, infatti se l'avesse fatto, le donne , ne sarebbero uscite mal ridotte......ma si è ben guardato dal farlo, e con questo si è rimesso nelle fila dei "politicamente corretti". L'italiano non osa mai citare la donna se non per evocare un mondo di mamme,madonne e siparietti volgari. Peccato.


