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Il paese delle prugne verdi

Herta Muller

Il paese delle prugne verdi

Prezzo online:
€ 13,60-15%

 

Listino
€ 16,00
Editore
Keller
Data uscita
23/05/2008
Pagine
256, brossura
Lingua
Italiano
EAN
9788889767078

Disponibile in circa:
7 giorni lavorativi

In una Romania degli anni Ottanta, quasi sospesa nel tempo, quattro giovani si ritrovano uniti dal suicidio di una ragazza di nome Lola. Da quel dolore e dalla consapevolezza di vivere in un Paese sottomesso alla dittatura, scaturisce un comune anelito di libertà che si nutre di letture e pensieri proibiti. Ben presto però i quattro devono fare i conti con l'onnipresenza del terrore. Agli interrogatori sistematici della polizia segreta, ai pedinamenti e agli atteggiamenti intimidatori segue la perdita del lavoro e, quand'anche si riesca a espatriare, ecco che le minacce proseguono e la morte ritorna sotto forma di misteriosi suicidi. In tutta questa oscurità, l'amicizia e l'amore sopravvivono. Grazie a uno stile evocativo e immaginifico, Herta Müller - che come la protagonista del romanzo appartiene a una minoranza di lingua tedesca della Romania - riesce a trovare e far scaturire la poesia persino dal degrado materiale e spirituale di un'intera nazione.

Parole chiave laFeltrinelli
narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945)
Genere
letteratura internazionale

la Community

difficile

Scritta il: 16 settembre 2011

Ho letto le prime 70 pagine, poi mi sono fermato, perché per comprendere ciò che vuol dire la Muller occorre un interprete della sua mente. Ho letto tanti altri libri prima di riprenderlo in mano. Mi sono convinto a farlo dopo aver letto "L'altalena del respiro" scritto dalla stessa autrice. Lo stile è simile, ma è più prosa che poesia criptica, quindi è più comprensibile e consente di familiarizzare con il pensiero dell'autrice. A tutti coloro che hanno incontrato - come me - difficoltà nella lettura, suggerisco di fare uno sforzo perché un poco alla volta si riesce a capire ciò che vuol dire l'autrice, ad apprezzare la storia ed a vivere le sensazioni dei protagonisti con un crescendo di emozioni, purtroppo tristi (la dittatura, i suicidi, gli espatri, ...).

ANDREA
andreapj

abbandonato

Scritta il: 20 novembre 2010

Per ben tre volte ne ho letto 70 pagine, e per ben tre volte l'ho abbandonato. Illeggibile, capriole linguistiche, stream of consciousness portato all'esasperazione, ma stream of consciousness di qualcuno che è sotto l'influsso sostanze allucinogene.

VALENTINA
VaLe2010

la letteratura indispensabile

Scritta il: 16 novembre 2010

Se non ci si ferma davanti all'inconsueto uso della punteggiatura.Se si va oltre l'inusuale modo di accostare parole e frasi.Se si ha il coraggio di farsi prendere e trascinare in profondità dall'atmosfera d'incertezza e di disperazione che incombe su tutto il romanzo...Ecco che allora ci si accorgerà di avere di fronte un'opera davvero bella, che descrive con volontà ostinata una realtà tragica ,dove la fine della libertà e la perdita della speranza tingono di un grigio uniforme ogni cosa.Non fermiamoci davanti allo stile criptico dell'autrice,ma cerchiamo di entrare nella sua testa e nel suo cuore e la lettura diventerà più facile, sentendo ciò che lei sente , odiando ciò che lei odia, amando ciò che lei ama e sperando ciò che lei spera. La paura,l'ansia,l'incertezza,l'oscurità di una vita di regime ci deve dare il coraggio e la forza di sperare in un mondo libero.

GIOVANNA
penel0pe

incavolato!

Scritta il: 08 maggio 2010

Forse un giorno, tra due/trecento anni, si dirà che è il più grande capolavoro letterario del terzo millennio e che i contemporanei non capirono di fronte a quale perenne monumento delle humanae litterae si trovarono. Forse! Vuol dire che io farò parte di quella schiera di lettori che non capirono, perché mi sa che Il paese delle prugne verdi è una terrificante bojata!

guisito
guisito

Ritiratele il premio

Scritta il: 28 gennaio 2010

Allucinante! Il librettino (sono arrivata a pg 50 e sono intenzionata ad abbandonare) della vincitrice del Nobel é una filastrocche insulsa, melensa e cantilenante, scoordinata (l'ermetismo è qualcosa di oiù alto), oltre che incomprensibile nella sostanza. Una storia-non storia, un sostanza narrativo che pagina dopo pagino cerchi, ma non trovi. Solo immagini....I collants smagliati, tenuti integri (!)) con lo smalto, non lavati...i calzini usati per togliere le mosche..i capelli del nonnetto che ricresco..i vecchietti seduti su sedie bucate attraversati da un raggio (morte/memoria/sogni??Mah) .... Che vuo dire??? Incomprensibile.utto formalismo. Se questa operina (che tale è la qualifica che le si addice) è stata ritenuta degna di un premio Nobela alla letteratura, penso tristemente al resto! Invece, "il resto" è decisamente meglio e meritevole di essere letto .

PAOLA
Simone1!

EVOCATIVO ?? ANCHE TROPPO

Scritta il: 10 gennaio 2010

IL LIBRO è SENZA DUBBIO EVOCATIVO, MA LO è ANCHE TROPPO TANTO DA FARE APPARIRE LA STORIA SOTTOSTANTE NEBULOSA E A TRATTI DIFFICILE DA DECIFRARE. NON LO BOCCIO MA NON LO PROMUOVO A PIENI VOTI.

ANTONIO
anto1981

Ognuno aveva un amico…

Scritta il: 27 dicembre 2009

Quando il Paese è pieno di terrore a ciascuno si rivela la propria ‘bestia del cuore’. Un mondo e un tempo terribili quelli segnati dalla Müller nella sua personale eredita’ delle sofferenze infinite della Dittatura. Un personale percorso ‘dei nidi di ragno’ che come nel racconto di Calvino attraversa un paese imbrigliato nella disperazione di un regime autocratico, che riesce tuttavia a manifestare la propria fiera identità con il linguaggio complice e sodale a un tempo della clandestinità e del dissenso. Ed è il linguaggio diremmo cifrato, evocativo a volte con forti accenti espressionistici attraverso cui edificare un luogo della ragione e della identità (sociale e culturale) ove rifugiarsi , poiche’ dal terrore non c’è espatrio che protegga se Casa è l’ altrove degli esiliati. Per chi vuole ricordare e per chi non vuole dimenticare che dalla Storia non si impara mai nulla.

gianleo67
gianleo67

smarrito

Scritta il: 16 dicembre 2009

Devo dire che la lettura di questo libro mi ha alquanto colpito in negativo, devo essere sincero di non aver capito quasi nulla . Va bene parlare di stile evocativo e immaginifico,ma la comprensione dovrebbe sempre essere inclusa. Mi auguro che non sia stato questo libro a far vincere alla scrittrice il premio nobel . In conclusio da parte mia lo scinsiglio vivamente .

ENRICO
enricomanghi


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