Per chi negli anni 80 era ragazzo e ha vissuto il periodo delle prime droghe. Un bel modo di ricordare avvenimenti di sorridere per vicende e purtroppo di piangere amici che non ci sono più.
Altri libertini
Libro d’apertura degli anni ottanta, tra il riflusso del ‘77 e le crepe della provincia emiliana, Altri libertini segna un punto di rottura per la sua lingua nuova – parlata, sporca, musicale – e compone, in un mosaico di notti, treni e camere d’affitto, il volto di una generazione che usa il desiderio come forma di conoscenza, la provincia come centro, lo sbandamento come postura.
«Senti amico mio bisogna gettarsi nelle strade senza tante scene o riflettori, bisogna cercare soltanto una frontiera e un limite da scavalcare.»
Sei storie che si richiamano come brani dello stesso album. In stazioni e pensioni, bar di provincia e autostrade, Altri libertini segue ragazze e ragazzi che imparano il mondo attraverso la parola e la carne: amori lampo, amicizie assolute, lavori provvisori, partenze e ritorni. Un viaggio senza mappa, che si snoda su treni notturni fra soste non previste e incontri di fortuna, e dove il corpo diventa cartina del tempo. In questo “romanzo per episodi”, come lo stesso Tondelli amava definirlo, si scrive come si parla, mescolando gerghi, dialetto, inglesismi, citazioni pop. Una prosa che si sporca per aderire al reale, che sbanda e si raddrizza. Un linguaggio che cresce con i suoi protagonisti. Seguendo il disegno dei racconti, viene a profilarsi l’Italia di fine anni settanta, con le sue province che spingono a fuggire ma inevitabilmente trattengono a sé, con Bologna città-laboratorio. Dentro questa geografia emotiva fatta di periferie luminose, i personaggi si sfiorano, cambiano luce e si trasformano lasciandosi portare dal flusso degli eventi: una stanza in affitto, una canzone alla radio, un’alba in autogrill. L’oscenità non è posa, è frizione col reale; la bestemmia diventa un buco d’aria nella morale. Ciò che resta, alla fine, è la tenerezza: l’ostinazione di chi trova una casa nella parola, e nella parola la possibilità di dirsi senza chiedere permesso.
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Autore:
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Anno edizione:2026
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Formato:Tascabile
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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ANDREA PERGOLA 23 dicembre 2011
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FEDERICA SESTI OSSEO 08 dicembre 2010
Altri Libertini è una raccolta di racconti i cui protagonisti sono giovani che ripudiano le regole e le convenzioni imposte dalla società. E' senza dubbio importante tenere presente lo sfondo storico nelle quali queste vicende prendono vita: 1980. L'atteggiamento libertino e spregiudicato dei personaggi dei racconti è dunque dovuto ad una delusione storica successiva ai movimenti rivoluzionari del '77. Infatti, le continue proteste a favore di liberalizzazioni e di riconoscimenti di diritti, hanno prodotto un catalogo di disvalori riscontrabili tra le righe degli scritti dell'autore emiliano. "Altri libertini" alla sua prima uscita venne considerato un libro scabroso e blasfemo, e venne censurato. In realtà, Tondelli non ha fatto altro che delineare i tratti della sua epoca, portando alla luce i gravi risvolti sociali del '77. Un romanzo di formazione, scritto in un linguaggio che combina il gergo giovanile e espressioni dell'ambito musicale e del fumetto e talvolta crudo e realistico, che lascia spazio anche a qualche lacrima di commozione.
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Quando uscì per la prima volta, un giudice definì questo libro “un’opera orrendamente blasfema” e lo fece ritirare dal commercio per censura. Leggendo queste parole ho riso di gusto e sono andato dritto in libreria. Effettivamente le bestemmie nude e crude si sprecano nei dialoghi dei personaggi arrabattati tra amori strazianti, eroina, viaggi per mezza Europa in autostop, nudismo, sesso hippy di gruppo e altre cento porcherie. Siamo negli anni 70 e i protagonisti sono quelle persone ribelli, dalle vite superflue e inutili tanto odiate dai nemici yuppies della società rampante. Un’immersione dettagliatissima in quella provincia italiana fresca fresca di Woodstock, descritta con un gergo improvvisato, dialettale, dalla punteggiatura casereccia e dai termini di quel tempo (scelte volute, eh). Vale la pena leggerlo.
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