Questa sorta di novella rimanda ad un tempo che fu, al 1935 per l'esattezza, ma più in generale allo scorrere lento del fiume (il Reno) e alla bellezza delle fanciulle in fiore. Ho acquistato il libro ben consapevole che non si sarebbe trattato di un capolavoro, ma ostinatamente determinato a rendere omaggio a Francesco Guccini che rappresenta (anche se ne è andato) un punto di riferimento culturale (le canzoni ma anche i romanzi). Qui c'è tutta la dolcezza e la malinconia tipiche de "Il dizionario (e il nuovo) delle cose perdute" che costituisce un "must" per ricordare quello che eravamo e che non siamo più. Anche i bordelli e le prostitute assumono connotazioni romantiche e consolatrici (come nelle ultime visioni di Gabriel Garcia Marquez). Guccini come un cantastorie ci racconta la favola di una vergine che viene fecondata, senza nessun atto sessuale, dal fiume Reno. Ma ciò che conta (al di là del valore letterario del racconto) è che l'autore ci fa immergere in un mondo che è stato nostro, anche se, come lui, non eravamo nati in quel periodo. Un acquisto e un omaggio al compagno di strada Francesco!
Calde le pere! Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla
Il lettore si divertirà a leggere questo malizioso quadretto pieno di sensualità d'antan almeno quanto si sarà divertito Guccini a recuperare dalle acque del Reno italico questa piccola gemma.
«Ma perché calde? Uno le può immaginare soffici, morbide, carezzevoli, al limite tiepide, ma non calde. Dobbiamo allora tentare un'altra spiegazione.»
«Un libro che condensa la sua vocazione di narratore attento ai destini minimi, alla lingua del popolo, ai luoghi che si fanno leggenda e ai mondi che non ci sono più ma non scompaiono mai.» - Cristina Taglietti, La Lettura
Un brogliaccio che salva dall'oblio storie di un tempo lontano, il grido di una ragazza che passa in bicicletta, una caldissima giornata estiva… Bastano questi ingredienti perché dalla penna di Francesco Guccini sgorghi un racconto luminoso e sognante come certi ricordi di giovinezza. Un po' salace, boccaccesca, nella più pura tradizione della novellistica italiana, un po', al contrario, quasi lieve, seppiata dalla patina di tenerezza e nostalgia appóstavi dal tempo passato, questa storia è ricca di echi, perché, risalendo dentro un passato ancora più remoto, evoca addirittura i miti pagani della tradizione classica. Sembra quasi scritta da un Virgilio più audace o da un Ovidio più pudico.
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Anno edizione:2026
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MaRiofreddo 08 settembre 2026IN MEMORIA DEL TEMPO ANDATO
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