Metti un giorno di prendere un taxi, e scoprire che chi sta guidando legge Carver. Metti di scoprire che chi guida ha un punto di osservazione ( dato il lavoro che fa ) della realtà privilegiato e soprattutto variegato. Metti che le attese ai parcheggi alle volte lascino spazio a riflessioni che in un ufficio difficilmente ti è dato il tempo di fare....... Mescola il tutto, agita bene e ti imbatti in questo libro, che a me ha autografato e dedicato l'autore in persona durante un viaggio in taxi a Milano. Il suo è un libro pieno di piccole meravigle minimaliste, ma che raccontano la realtà di una professione e di una città con arguzia e intelligenza che fa riflettere su come siamo ma soprattutto su come ci vedono gli altri. I suoi racconti sono come le corse del suo taxi, alle volte brevi ed esilaranti, alle volte lunghe e non sempre a lieto fine. Ma questa è la vita! No questa è la vita del taxista che, come dice l'autore, ha un bel vantaggio... non conosce mai la vera fine delle storie in cui si imbatte, ma se la può solo immaginare, e così... il finale lo scrive sempre lui! Cosa di meglio in questo mondo dove non sono sempre i buoni a vincere o gli onesti a prevalere! Dovremmo imparare anche noi a disegnarci il finale migliore e combattere perchè ciò si avveri con tutte le nostre forze. Bravo. Ottima intuizione. Ma soprattutto ....Grazie
Il cane che mi guardava e altri racconti del taxista
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Giovanni Ubezio non è uno scrittore professionista: svolge il mestiere di taxista a Milano. Tuttavia è autore di racconti: spiazzanti, divertenti, profondi, sorprendenti. Scrive grazie a una sorta di dittafono, seduto in auto, durante le pause ai posteggi, mentre i suoi colleghi leggono il giornate o chiacchierano. "Descrizione di una giornata qualunque", "Discorsi aziendali", "Le donne del centro", "Centro stomatologico" sono alcune delle ventisette suite in cui incontriamo passeggeri bizzarri, apparentemente banali o segretamente visionari, talvolta enigmatici - un corteo di creature viventi migrate sulla pagina scritta con esistenze quotidiane e normalissime, fatte di dolore sottile e di piccole illuminazioni, che i romanzi spesso trascurano. Giovanni Ubezio sa descriverle con uno stile limpido e potente, intrecciando dialoghi commoventi, folgoranti o esilaranti sullo sfondo di scenari metropolitani. La parola prende forma come se stesse riprendendo un discorso lasciato a metà e, dalla primitiva e suggestiva oralità, si materializza sulla pagina diventando racconto originale e unico. È una narrazione fuori dal tempo, abbandonata agli incontri più incongrui, casuali e sorprendenti, in cui l'episodio e la riflessione appaiono, per poi dissolversi, scomparire. La scrittura scarna, minimale, controllatissima non offre distrazioni o trasfigurazioni, e inchioda il lettore alle vicende del taxista e dei suoi personaggi.
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Anno edizione:2012
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MICHELE LERICI 26 aprile 2012
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