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25 MARZO:
NASCE IL DANTEDÌ

Il 25 marzo 2021 sarà la prima Giornata dedicata a Dante Alighieri.
La notte del 25 marzo del 1300 il più grande poeta di tutti i tempi, Dante Alighieri, inizia il viaggio nei tre regni dell’aldilà che lo porteranno all’incontro di grandi eventi e grandi personaggi, un’avventura che oggi, a quasi 700 anni dalla sua morte, è letta e amata in tutto il mondo: la Divina Commedia. Ed è proprio in occasione dell’inizio di questo viaggio che, su proposta del Ministero dei Beni Culturali, è stato istituito il Dantedì, Giorno nazionale dedicato a Dante Alighieri.

 

 

LA DIVINA COMMEDIA

La Commedia è il complesso sunto tra la massima espressione delle ideologie politiche e religiose medievali e il visionario e personale punto di vista dantesco: l’opera è un itinerarium in Deum, un’ascesi mistica che tuttavia non è fine a se stessa, ma che permette di vedere con limpidezza il proprio tempo e cosa si può migliorare del mondo terreno. Proprio grazie all’allontanamento dal proprio corpo e all’ascesi nell’assoluta beatitudine nel cosmo, Dante riesce a vedere le condizioni del mondo terreno, e sente il bisogno di raccontare queste conclusioni per migliorare l’umanità. L’ambizione che differenzia Dante dai suoi contemporanei è quella dell’universalità, oltre lo spazio e soprattutto il tempo, un proposito di comunicare ai posteri. Tutto questo però si configura in un’ottica terrena: se si vuole essere parte della città di Dio non è permesso commettere peccati terreni e soprattutto sociali: il rispetto per gli altri uomini è fondamentale, proprio per questo il peggior peccato è quello del tradimento. Dunque, in questo viaggio, Dante nonostante l’ascesi divina condivide, sempre una prospettiva concreta e umana.

 



I PERSONAGGI PRINCIPALI

Dante ne ha incontrati numerosissimi, tra dannati, penitenti e beati. Alcuni di loro sono conservati nella memoria collettiva... Ecco alcuni dei nostri preferiti!


BEATRICE


Sovra candido vel cinta d'uliva / donna m'apparve, sotto verde manto / vestita di color di fiamma viva (Purg, XXX, 30-33)
Protagonista della Vita Nova, Beatrice nella Divina Commedia abbandona l’entità di donna-angelo per abbracciare completamente un ruolo divino. Ha il ruolo di guida nel Paradiso, così come è lei a dare inizio al processo di salvezza incaricando Virgilio di fargli da guida nei regni che precedono il paradiso. La donna amata da Dante, ormai angelo, diventa maestra di verità, il tramite che permette di arrivare alla contemplazione di Dio. Ella è la chiave di volta della salvezza del Poeta, e quindi, dell’umanità. Beatrice, non più donna angelicata, ma angelo, non più figura ma entità trascendente, agisce in quanto miracolo, dono di grazia e d’Amore.

VIRGILIO


Tu se’ lo mio maestro e ’l mio autore / tu se’ solo colui da cu’ io tolsi /lo bello stilo che m’ha fatto onore (Inf, I, 85-87)
Virgilio, guida poetica di Dante, è anche guida del Sommo Poeta in due dei regni in cui viaggia. Scelto per la grandezza della sua epica e per essere considerato profeta della religione Cristiana e portavoce, inconsciamente, degli ideali del cristianesimo, Virgilio risiede nel Limbo. La sua ratio tipicamente romana riesce a spiegare i meccanismi presenti nei cerchi infernali ma lasciano piede all’incertezza nel Purgatorio, fino ad essere sostituito da Beatrice nel Paradiso.

PAOLO E FRANCESCA


La bocca mi basciò tutto tremante / Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse / quel giorno più non vi leggemmo avante (Inf., V, 136-138)
Paolo e Francesca appartengono al girone infernale dei Lussuriosi, incontrano Dante nel V canto dell’Inferno. In un tono che si allontana da quello caratteristico della cantica, Dante racconta l’idillio perduto dei due amanti. Dante, nonostante provi pietà per la sventurata coppia, si serve della voce di Francesca per fare una velata condanna alla letteratura del tempo. Se in passato, con le Rime, Dante stesso ha abbracciato a pieno la poetica dell’Amor Cortese, nella Commedia asserisce alla natura pericolosa della poesia amorosa: il loro amore nasce con la lettura della storia d’amore da Lancillotto e Ginevra, e come dice Francesca, Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse.

 

ULISSE


Vincer potero dentro a me l’ardore / ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto / e de li vizi umani e del valore (Inf., XXVI, 96-99)
Spogliato delle lodi del mondo antico, l’Ulisse dantesco è un dannato della bolgia infernale dei consiglieri fraudolenti. Ma ciò che desta maggiormente l’interesse di Dante è la sua morte, avvenuta a causa di un viaggio oltre le colonne d’Ercole, oltre i limiti del mondo cristiano. Ulisse è un alter-ego di Dante: entrambi, infatti, intraprendono un viaggio, anche Ulisse ha vissuto un episodio di catabasi nell’Odissea, per cui è facile per Dante provare ammirazione. Ma se la vita di Ulisse si è conclusa una volta raggiunto il monte del Purgatorio, a causa dell’empietà del suo viaggio, Dante, guidato da Dio per mano di Virgilio, compie un viaggio di salvezza per se stesso e per l’umanità.

 



IL CONVIVIO

Il Convivio, scritto tra il 1304 e il 1307, è un’opera di divulgazione filosofica. Secondo il progetto iniziale doveva essere composta da 15 libri, ma il Poeta ha concluso solo i primi quattro per poi dedicarsi completamente alla stesura della Commedia. Composto durante i primi anni di esilio, lo scopo dell’opera è in primo luogo quello di dimostrare la propria maestria letteraria per riscattare le proprie condizioni di esule, in secondo luogo quello della condivisione della conoscenza. Il titolo dell’opera, infatti, significa Banchetto: l’opera è una mensa in cui le vivande sono le poesie presenti in ciascun trattato e il pane è il commento in prosa. L’ambizione del Poeta è di creare una vasta opera che condivida dello scibile del tempo; infatti l’opera si concentra sulla filosofia medievale, scolastica e aristotelica. La grande novità dell’opera è la composizione in lingua volgare, con lo scopo di rivolgersi non solo ad un pubblico specialistico, ma anche a uomini civilmente impegnati e affamati di conoscenza.



LA VITA NUOVA

Prima opera certa del Poeta, composta circa nel 1294, la Vita Nuova è un’opera che unisce testi poetici e in prosa. In quest’opera Dante racconta l’Amore provato per Beatrice Portinari. Tale amore nasce all’età di nove anni, nel momento del loro primo incontro, salvo poi aspettare altri nove anni per rivedere la donna. In quest’opera, di cui ricordiamo celeberrimi testi poetici come Tanto gentile e tanto onesta pare, troviamo la prima, grande differenza tra Dante e gli stilnovisti a lui contemporanei: se per questi la donna-angelo è una metafora ma l’amore rimane terreno, la Vita Nuova rappresenta un amore che diventa un mito cristiano e un mezzo di elevazione a Dio. La prima opera di Dante, dunque, sebbene comunque ascrivibile alla tradizione dell’epoca, se ne distacca per l’ardore mistico e per la sempre maggiore trascendenza dall’amore terreno, temi che anticipano la Divina Commedia.



DE VULGARI ELOQUENTIA

Scritta tra il 1303 e il 1305, anche quest’opera non è mai stata completata. In questo trattato il sommo Poeta riflette sulla necessità di una lingua unitaria. Dante, dopo aver ripercorso la storia dell’origine delle lingue presenti sulla penisola, dichiara che nessuno dei dialetti correnti può imporsi sugli altri. Ricerca dunque un volgare unitario, che sia illustre, cardinale, aulico e curiale, una lingua che superi i particolarismi regionali, che dia lustro a chi lo parla, che sia il cardine attorno al quale ruotano i dialetti regionali, che possa essere usata per comunicare nella corte e nel tribunale. Anche nella teoria linguistica Dante può essere considerato un padre, o meglio, un profeta: la sua ricerca anticipa un grande interrogativo sulla lingua unitaria, che sarà protagonista nel Cinquecento con La questione della lingua.