Macché disperazione!
Talamini, giornalista/scrittore/formatore, forgiato dalla poesia zoldana, ha messo a frutto il proprio talento di professionista della parola. E, così, in un impeto da paroliere, sopra a basi musicali celebri, ha montato testi inediti, legati al periodo storico che stiamo vivendo, segnato dalla pandemia. Ritmi lenti, ma anche incalzanti, frizzanti, di autori celeberrimi come Venditti, Endrigo, Ligabue, addirittura Puccini con il suo “Nessun esca/Nessun dorma”. Un esperimento riuscito. Talamini è pungente il giusto, ironico, critico ma con garbo, mai sopra le righe. Vuole accendere una luce di “Speranza” in questi tempi bui ed incerti. Non si ride di Covid, si ride del circo mediatico che lo circonda, di un'informazione a volte terrorizzante, dei banchi di scuola mobili, di un mondo di virologi ed epidemiologi assurti a star televisive, dei cani noleggiati per una boccata d'aria, delle “fuitine” giovanili per andare a trovar la fidanzata. Il lockdown, più del puritanesimo inglese, rischia di “decretare” (giusto per stare in tema) la fine degli amori clandestini: “Può darsi ch'io mi sbagli su 'sto punto. Scegliendo te, una donna, per congiunto. Ma il desiderio mio era andare in gita. Sebbene anche con una sconosciuta. Se dici ce ne andiamo un po' in campagna. Che a stare sempre in casa vien la rogna” (Una donna per congiunto/Una donna per amico Battisti-Talamini). Ci si salva soltanto se si rispetta il distanziamento: “Cattività. È tenersi lontano, star sul divano, la cattività. È non essere tangente in mezzo alla gente, la cattività. È restare vicini ma dentro i confini, la cattività. Cattività” (Felicità-tà-tà/Felicità Carrisi-Talamini). E non poteva mancare il riferimento ai soliti noti, tuttologi del nulla. “Mi han detto che questa mia generazione solo crede a quello che dicono Meluzzi o Emilio Fede. Persino Sgarbi è diventato un loro eroe. Perciò è venuto ormai il momento di negare tutto ciò che è falsità: fiori di Bach e candeggina come cura, reparti top ricostruiti in zona Fiera, il cavaliere mai malato, la Santanché che parla a vuoto, l'ipocondria per ogni acciacco, ogni vaccino e mai un morbo di un virus morto. L'ha detto anche Zangrillo: virus morto...” (Il virus è morto/Dio è morto Guccini-Talamini). Il virus al momento non è morto, è ancora ben presente in mezzo a noi. Resistiamo. Stiamo a casa e leggiamo le Versicronache talaminiane. Possiamo anche cantarle (dal balcone). Il Covid ha limitato temporaneamente alcune libertà, ma non ci può togliere il sorriso. Dallo sguardo. La bocca, non pervenuta. (dalla prefazione di Romina Gobbo, giornalista, autrice di “Coronavirus. La guerra delle parole”
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