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Di tutto resta un poco. Letteratura e cinema

Di tutto resta un poco. Letteratura e cinema

di Antonio Tabucchi

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Descrizione

"La letteratura è sostanzialmente questo: una visione del mondo differente da quella imposta dal pensiero dominante, o per meglio dire del pensiero al potere, qualsiasi esso sia. È il dubbio che ciò che l'istituzione vigente vuole sia così, non è esattamente così. Il dubbio, come la letteratura, non è monoteista, è politeista. Peraltro le conseguenze dei pensieri monoteisti, che non nutrono alcun dubbio, sono sotto gli occhi di tutti." Così comincia questo libro. Stabilendo dei confini e aprendo degli orizzonti. Lungo tutto l'arco degli scritti che vi sono raccolti, assistiamo allo svolgersi di un dialogo interiore che tocca i grandi temi dell'invenzione artistica, del gusto, della poesia, del canto, del racconto cinematografico. E insieme ai temi, quasi non possa esistere una "teoria" senza la complessa e sfuggente identità di una lingua che vuole diventare espressione, Tabucchi evoca lo spirito degli scrittori che io hanno formato, che lo hanno accompagnato, che hanno diviso con lui il tempo. Scatta così una meravigliosa chiamata di fantasmi, di compagni di strada, di amici decisivi. Il filtro dell'amicizia è molto presente, come spesso nell'universo tabucchiano. Sia quando gli autori di cui parla si destano sul filo dell'orizzonte storico sia quando sono effettivamente interlocutori, un calore affettivo entra a cucire immagini, a stimolare visioni, ad accendere motivi musicali.

Quarta di copertina

Di tutto resta un poco è il libro a cui Antonio Tabucchi ha lavorato, fino all’ultimo, in prima persona, malgrado la malattia e da dentro la malattia, condividendo ogni dettaglio con la curatrice e la casa editrice. È una raccolta di scritti meditata, appassionante, che prende le mosse da un memorabile “elogio della letteratura”, di una letteratura capace di “ficcare il naso dove cominciano gli omissis”. È inevitabile che, a partire da lì, dalla responsabilità delle parole per arrivare alla consolazione della bellezza, Antonio Tabucchi tocchi i temi più cari e insieme ai temi le opere e gli uomini (spesso amici) che lo hanno accompagnato. Ci sono gli autori frequentati con l’assiduità dello studioso (Pessoa e Drummond de Andrade, Kipling e Borges, Cortázar e Primo Levi), quelli sondati dalla veemenza della consuetudine (Daniele Del Giudice, Norman Manea, Enrique Vila-Matas, Mario Vargas Llosa e Tadahiko Wada), quelli più giovani, illuminati da una lungimiranza severa e affettuosa. E poi ci sono meravigliose pagine sul cinema, che tengono insieme il lirico omaggio alle ali di farfalla di Marilyn Monroe e la penetrante analisi della gag sovversiva di Almodóvar. Di tutto resta un poco fa certamente parte di un lascito fondamentale, ma è anche un libro che accende l’intelligenza, la curiosità, gli entusiasmi, come ci trovassimo di fronte alla mappa di un territorio che finalmente possiamo visitare, con la complicità e la guida dello scrittore che lo ha abitato, che lo ha costruito, che lo ha custodito per noi.

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