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Nationality Letteratura: Germania
La capanna nella vigna. Gli anni dell'occupazione, 1945-1948
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La capanna nella vigna. Gli anni dell'occupazione, 1945-1948 - Ernst Jünger - copertina
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capanna nella vigna. Gli anni dell'occupazione, 1945-1948

Descrizione


Lasciare "tracce di luce sul gioco delle onde dei giorni vissuti", più come un "piacere che come un dovere". Sono le parole con cui, all'inizio di un nuovo anno, Ernst Jiinger rinnova il proposito di tenere il diario, distillando in un'immagine il senso di questo libro. Bassa Sassonia, 11 aprile 1945-2 dicembre 1948: è il tempo della desolazione, in cui si piangono i propri cari o ci si consuma nell'incertezza della loro sorte. In balia degli umori degli occupanti, con la fame, il peso degli orrori che filtrano dai racconti dei prigionieri liberati dai campi di concentramento e dei nuovi profughi dell'Est che affollano le strade, si soffre l'umiliazione dell'isolamento e dell'unanime condanna internazionale, e si sperimenta una dolorosa fragilità. La resa incondizionata, la catena di esecuzioni e suicidi dei potenti della stagione appena conclusa la capitolazione giapponese e le bombe su Hiroshima e Nagasaki; come pure il ripristino della corrente elettrica, la prima lettera ricevuta, la fioritura del giardino, il miracolo di un fossile che ci ricorda la vitalità e l'unità dell'universo al di là del tempo e dello spazio: ogni cosa viene puntualmente annotata. La resurrezione cui pian piano si assiste passa per le piccole cose, per una quotidianità di lavoro, letture, abitudini e affetti ritrovati o onorati nel ricordo (come il figlio Ernstel, caduto sul fronte italiano nel 1944); ma anche per un primo tentativo di valutazione di quanto è accaduto.
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Dettagli

2
2009
29 ottobre 2009
290 p., Brossura
Die Hütte im Weinberg
9788882464936

Valutazioni e recensioni

Recensioni: 4/5

Junger , ormai cinquantenne ex capitano della Wehrmacht, nonché premiato combattente nella I guerra mondiale,nella sua dimora di Kirchhorst in Sassonia ,proprio nel 1945 alla fine della guerra, stila queste pagine di diario dal ritmo lento , che alternano immagine della natura con considerazioni filosofiche, letture bibliche con la riflessione sugli avvenimenti catastrofici , le cui notizie arrivano in quello sperduto villaggio. In quella Germania annientata, distrutta, annichilita di fronte a quanto è successo, egli si ritrova a vivere in quel rifugio fragile ma miracolosamente provvidenziale, quella”capanna nella vigna”, come la definiva il profeta Isaia, dove passano i racconti dei sopravvissuti dai campi di sterminio, dalle devastazione delle truppe di occupazione, dove si stemperano le dolorose testimonianze di una popolazione in balia dei vincitori. Un rifugio poi che viene riscaldato anche dall’arrivo delle lettere dei parenti o dagli amici, miracolosamente sopravvissuti. Nei momenti di puro sgomento , dovuti al crollo rovinoso di tutte le certezze di una volta, in cui ad un popolo intero, innocente o no, viene addossata “la colpa”, allora in quel “biblico” rifugio, accanto agli echi delle letture bibliche che Junger porta avanti o alle riflessioni su altre letture di classici europei, entra l’ondata di vita che proviene dalla terra, dal rinnovarsi miracoloso della fioritura e della maturazione dei frutti. E l’intellettuale Junger, divenuto umile agricoltore, sembra suggere proprio da qui la nuova linfa vitale che è capace di alleviare le sofferenze portate dalle ondate devastatrici della morte e condurre i sopravvissuti nelle acque calme di un porto sicuro.

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Ernst Jünger

1895, Heidelberg

Ernst Jünger è stato uno scrittore tedesco. Volontario nel primo conflitto mondiale, idealizzò la guerra come prova di coraggio e presa di coscienza di ignote dimensioni psichiche, nel diario di guerra Tempeste d’acciaio (In Stahlgewittern, 1920), nei racconti di Fuoco e sangue (Feuer und Blut, 1925) e Ludi africani (Afrikanische Spiele, 1936), nei saggi La lotta come esperienza interiore (Der Kampf als inneres Erlebnis, 1922) e Il cuore avventuroso (Das abenteuerliche Herz, raccolti nel 1929). Nel saggio L’operaio (Der Arbeiter, 1932) polemizzò con il romanticismo politico e identificò nel lavoratore-soldato il rappresentante dell’epoca moderna, che ha distrutto in sé ogni individualità. J. fu nazista, ma già nel romanzo...

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